Taverna, altare ligneo per la chiesa di San Martino foto

Il dono dell'amministrazione comunale per incastonare l'icona di un ignoto pittore cretese (Sec. XVI – XVII), raffigurante la Madonna delle Grazie

Un dono, due intenti: interpretare la religiosità popolare e valorizzazione l’immenso patrimonio artistico – spirituale del paese pretiano. Il regalo: un altare ligneo alla Chiesa di San Martino per incastonare l’icona di un ignoto pittore cretese (Sec. XVI – XVII), raffigurante la Madonna delle Grazie, è stato donato dall’Amministrazione comunale di Taverna. Poco spazio per improvvisazione: si interpreta così la devozione popolare, con un gesto per parrocchia e parrocchiani che fa memoria in nome della religione.

Il primo cittadino Sebastiano Tarantino e la delegata alla cultura Clementina Amelio hanno motivato la scelta della realizzazione dell’opera con l’eloquio delle belle parole: “Ringraziamo il parroco don Maurizio Franconiere per aver accolto favorevolmente l’ intenzione di offrire in dono l’altare ed esprimiamo viva soddisfazione perché l’icona che raffigura una madre tenerissima che tiene in braccio il Bambino, particolarmente venerata dal popolo di Taverna con la cornice di grande pregio artistico sia valorizzata da un altare ligneo che ben si intona con l’interno della Chiesa. Grazie a Mario Tarantino che ha eseguito volontariamente i lavori di adeguamento dell’altare”.

L’icona è circondata da una cornice in olio su tela, realizzata intorno al 1651 dagli artisti della bottega di Mattia Preti e raffigurante la Trinità e sante martiri. Nella chiesa di San Martino, bellissima chiesa a tre navate, la cui fondazione risale all’anno 1429, due giorni dopo la nascita, precisamente il 26 febbraio 1613, Innocenza Schipani e Cesare Preti battezzarono il loro figlio Mattia Preti , che diventerà il grande pittore, le cui opere si possono ammirare nella chiesa di San Domenico, di Santa Barbara e nel Museo Civico. Quando si parla di Taverna, sembra di sfogliare un libro di storia dell’arte: c’è tanta bellezza e c’è chi se ne prende cura.
Enzo Bubbo