Omicidio colposo, assolto un architetto perchè “il fatto non sussiste”

Il decesso dell’operaio deve connaturarsi a un’azione di natura violenta ascrivibile o ad un comportamento abnormale dell’operaio

Oggi il Gup di Catanzaro in sede di giudizio abbreviato, nella persona del Dottor Matteo Ferrante, ha assolto il giovane architetto S.C. con la formula per non avere commesso il fatto, dal reato di omicidio colposo.

Il giovane, difeso dall’avv. Antonio Ludovico, era stato tratto in giudizio perché in qualità di committente avrebbe per negligenza, imprudenza e/o imperizia, nonché nella violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, avendo commissionato l’esecuzione di lavori edili presso il proprio immobile, ed avendo omesso di adottare le idonee misure per la salute e sicurezza, cagionato la morte di un operaio (a seguito di precipitazione al suolo mentre era intento ad eseguire lavori di muratura).

Il Giudice, nonostante il P.M. avesse chiesto la condanna ad anni 2 di reclusione, ha accolto la tesi difensiva dell’Avv. Ludovico evidentemente ritenendo che il decesso dell’operaio dovesse connaturarsi a un’azione di natura violenta ascrivibile o ad un comportamento abnormale dell’operaio o alla presenza di un’azione esterna, entrambi elementi incompatibili con i lavori da svolgere e che pertanto il committente non avesse alcun tipo di responsabilità né diretta né indiretta nell’incidente.