Fp Cgil: “Integrazione aziende sanitarie a rischio tra debiti e leggi inadeguate”

La nota del sindacato: "Una via d’uscita potrebbe essere proprio la costituenda integrazione, o meglio usando un termine giuridicamente validato “fusione” delle due aziende, a patto che la stessa sia completamente ripensata"

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Qualche settimana fa questa organizzazione sindacale, distinguendosi dal coro di encomi, aveva pronosticato che l’attuale legge sull’integrazione degli ospedali non avrebbe avuto lunga vita poiché presentava profili che sarebbero stati oggetto di impugnativa del governo. Cosa puntualmente avvenuta, in barba ai facili entusiasmi fondati su una legge scritta con troppa fretta dal punto di vista giuridico e non adeguatamente concertata dal punto di vista istituzionale.

Siamo di nuovo punto ed a capo, con una novità in più: scopriamo (era il segreto di Pulcinella?)  che l’Azienda Ospedaliera Universitaria Mater Domini affonda nei debiti, circa 160 milioni.

A questo punto due cose diventano urgenti: da subito l’accertamento di responsabilità ovvero, nome e cognome dei precedenti amministratori che hanno prodotto questa situazione con tutte le conseguenze penali e contabili del caso. In secondo luogo si impone una seria riflessione sul processo di integrazione tra i due ospedali.

In un eventuale “matrimonio” tra le due aziende la “dote” di debiti sarebbe così cospicua che il Manzoni  direbbe “questo matrimonio non s’ha da fare”!

Infatti ai 160 milioni dell’azienda ospedaliera universitaria si aggiungerebbe una quota anch’essa importante di debiti dell’azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio per cui il totale della massa debitoria si avvicinerebbe ai 200 milioni. Nessuna azienda potrebbe sopravvivere a lungo con un debito di tale portata! Nessun piano di rientro potrebbe mai far rientrare una tale massa finanziaria in sofferenza: l’azienda Universitaria Ospedaliera Mater Domini, oltre a distruggere se stessa trascinerebbe nel baratro un’azienda tutto sommato sana come l’azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio.

Una via d’uscita potrebbe essere proprio la costituenda integrazione, o meglio usando un termine giuridicamente validato “fusione” delle due aziende, a patto che la stessa sia completamente ripensata.

Riguardo i processi di fusione societaria l’articolo 2501 codice civile prevede due diverse modalità operative:

  • Fusione mediante costituzione di una societànuova, in cui due o più società distinte si estinguono per far spazio ad una nuova società (cd. fusione in senso stretto o d’unione);
  • Fusione mediante o per incorporazione, in cui una società(incorporante) rimane in vita ed assorbe le altre (incorporate) che si estinguono (cd. fusione per incorporazione).

 

Quale sia la scelta su cui puntare non è di competenza di chi scrive. Sulla questione abbiamo le idee chiare ma le scelte, rispetto alle quali siamo sempre disponibili al confronto, spettano ad altri.  Ci appelliamo pertanto ai legislatori nazionali e regionali affinché facciano fronte comune per sbloccare l’impasse e reperire una adeguata soluzione legislativa che possa salvare il futuro dell’ospedalità calabrese.

 

 

  Dott.ssa Anna Rotundo                                                                 Dott. Ivan Potente

(FP CGIL Medici e Dirigenti Sanitari

Azienda Mater Domini                                                                 FP CGIL Medici e Dirigenti                     Sanitari Area Vasta CZ, KR, VV

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