Emergenza rifiuti, a perderci è sempre il cittadino contribuente

La pace tra l’Ato virtuoso di Catanzaro e quello inadempiente di Vibo è solo un armistizio che durerà finché la Regione ne anticipa i costi, che in ogni caso si ripercuoteranno sulla Tari

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    Dopo l’incontro in Cittadella patrocinato dall’assessore regionale all’Ambiente Sergio De Caprio tra i due sindaci di Catanzaro e Vibo Valentia, Sergio Abramo e Maria Limardo, è stata annullata la prevista Assemblea dei sindaci dell’Ato di Catanzaro convocata per dare subitanea risposta alla manifestazione di protesta dei sindaci dell’Ato di Vibo che il giorno prima, lunedì, avevano inscenato un sit-in davanti all’impianto di contrada Stretto a Lamezia Terme. Primi cittadini contro primi cittadini, armati al momento di fascia tricolore e, tutt’al più, di qualche ordinanza, mezzo contundente tra i più usati nel settore di cui trattasi, il ciclo dei rifiuti urbani. De Caprio deve essere stato molto convincente, perché i due sindaci, che sono anche presidenti dei rispettivi Ambiti, hanno sotterrato l’ordinanza di guerra e hanno fumato il calumet della pace. È prematuro dire se si tratti di una pace definitiva, o, viceversa, di un semplice armistizio destinato a durare l’arco di tempo previsto nell’accordo. Nel linguaggio criptico che è usuale quando si argomenta di rifiuti, si è appreso che “la decisione è stata quella di procedere temporaneamente per i rifiuti urbani prodotti dall’ATO di Vibo Valentia all’imballo e messa in riserva degli scarti che esitano dall’impianto di trattamento meccanico biologico di Alli, in attesa dell’apertura/chiusura delle discariche in programma”.

    Il comunicato della Regione scomoda “la solidarietà istituzionale” tra i due Ambiti. Ma, In pratica, cosa arriva all’impianto di Alli e per quanto tempo? Ad Alli vengono portati i rifiuti indifferenziati dei cinquanta comuni dell’Ato di Vibo. Ad Alli entrano all’impianto i rifiuti indifferenziati per la lavorazione. Una quota parte diventa scarto da lavorazione, che deve essere successivamente conferito in discarica. Discariche che non ci sono perché la Regione ne ha avocato l’individuazione per ciascun impianto, secondo l’ordinanza 45 della presidente Santelli del 21 maggio.  Ad Alli arrivano in media da Vibo 110 tonnellate di indifferenziata ogni giorno, la Regione ne consente l’uscita per 90-100 tonnellate, producendo un surplus di 15-20 tonnellate al giorno. E questo surplus che viene imballato e, in qualche modo, posteggiato nell’impianto. Non ci sono problemi tecnici né di capienza. E neanche economici, al momento. Per questo Abramo non ha opposto difficoltà, che pur avrebbe potuto introdurre, considerata la completa autonomia che la legge garantisce a ogni Ambito. La Regione ha messo i soldi sul tavolo, per cui l’Ato di Catanzaro è soddisfatto, e acconsente che per 20-25 giorni le balle possono rimanere lì, impacchettate. Dopodiché devono andare via, in una qualche discarica. Secondo l’ultima ordinanza di Santelli, di qualche giorno fa, fuori Calabria. Beninteso: la Regione ha soltanto anticipato somme che in seguito dovranno rientrare sotto forma di Tari a carico dei cittadini dell’Ambito di Vibo e, al momento, per il solo mese di luglio. Sono problemi che esulano dalle competenze dell’Ato di Catanzaro, che è stato l’unico, da quando la Regione ha istituito gli Ambiti, a predisporre le cose in modo da non trovarsi impreparato al momento dello switch. Tanto per dire, ha gestito la gara d’assegnazione del servizio secondo norma, imponendo al gestore non solo il la lavorazione dell’indifferenziato, ma anche il conferimento in discarica. È problema del gestore, non più dell’Ato.

    La gara bandita da Catanzaro è stata aggiudicata a un Rti, Raggruppamento temporaneo di imprese, costituita da tre aziende, delle quali una, Mi.Ga., è anche proprietaria dell’impianto di Celico, dove finiscono gli scarti di lavorazione di Lamezia. Diverso il discorso per l’impianto di Alli, che ancora soggiace a una gara bandita dalla Regione, secondo la quale, una volta effettuata la lavorazione, il conferimento in discarica è di competenza dell’Ato. È questa la ragione per cui Catanzaro ha chiuso i cancelli ai rifiuti di Vibo nell’impianto di Lamezia: disponibile ad accettarli, ma nell’impianto di sua scelta, e certo non quello per il quale esiste un affidamento virtuoso e rispondente alle normative.

    L’atto di forza dei sindaci dell’Ato di Vibo, guidati da Maria Limardo, non è stato ben accolto dagli omologhi catanzaresi, che subito si erano mobilitati convocando l’Assemblea per reagire contro quelli, definiti, senza mezzi termini, “prepotenti”: “Non può passare il messaggio che un territorio che negli ultimi 20 anni ha scaricato altrove, senza aver mai individuato una sede per la creazione di un impianto o di una discarica che lo rendesse autonomo, che dal 2014 aveva l’obbligo di legge di realizzare il proprio sistema autonomo, e che dal 2016 ha un finanziamento regionale di 35 milioni di euro finalizzato a tal scopo, pretenda di scavalcare chi è perfettamente in regola e che, in questi anni, ha lavorato per rendere autonomo il proprio sistema”. Poi, in tempo utile, è arrivato l’accordo davanti a De Caprio, e la tenzone è rientrata, Per il momento. Lo scampato pericolo dovrebbe mettere in moto le migliori energie dell’Ato di Vibo per individuare un sito di discarica e di impianto di lavorazione. I precedenti non confortano, come dalla nota dell’Ato di Catanzaro. Che, per dire il vero, spesso ha inteso porgere la mano al vicino vibonese, prospettando anche la possibilità di un impianto comune, che avrebbe di molto abbassato la rivalsa della Tari sul contribuente comune. Per questo l’azione dei sindaci vibonesi è stata vissuta come uno sgarbo e, per di più, mosso da ingratitudine. Se mai, questi sentimenti interumani possano essere trasferiti in ambito istituzionale. Permane, certo, la sensazione che, alla fine, a guadagnarci ci sarà sempre qualcuno che non è il cittadino o l’ente pubblico. La soluzione prospettata dalle ordinanze di Santelli, pervase dal proponimento di interrompere il godimento del privato gestore di discarica, finisce poi per agevolare e ingrassare il privato trasportatore, se è vero che la tariffa per il trasporto dei rifiuti fuori regione si aggira intorno a 250 euro per tonnellata, esattamente il doppio delle tariffe abituali frutto di gara. Della serie, si individua un obiettivo, ma è quello sbagliato. O meglio, non è il solo.

     

     

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