Emergenza covid superata senza criticità nelle carceri calabresi

Celebrata la Festa del Corpo della Polizia Penitenziaria

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    Gli istituti penali calabresi hanno superato senza affanni la prova dell’emergenza covid, grazie anche all’efficacia delle misure organizzative che hanno consentito di prevenire la diffusione del contagio. A spiegarlo il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Liberato Guerriero, a margine della cerimonia di celebrazione del 203mo anniversario di fondazione del Corpo della Polizia Penitenziaria.

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    Una cerimonia che per il rispetto delle regole sanitarie si è tenuta in forma privata, senza la partecipazione del personale e delle autorità istituzionali del territorio.

    “In Calabria abbiamo tenuto botta – ha spiegato Guerriero – non ci sono stati particolari disordini negli istituti e il personale ha risposto in maniera encomiabile. Esprimo il mio ringraziamento a tutto il personale che ha lavorato nei 12 istituti della regione  in questo periodo. Abbiamo adottato tutte le cautele previste dalla Protezione civile, dal ministero della Salute e dal ministero della Giustizia, e questo ci ha aiutato anche a prevenire qualche focolaio”.

    Sotto il profilo dell’assistenza sanitaria, la criticità nelle carceri calabresi è rappresentata dalla gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che ha portato anche a registrare numerosi casi di aggressione agli agenti di polizia penitenziaria.

    “Devo chiamare all’impegno istituzionale la Regione Calabria – ha aggiunto Guerriero – con cui abbiamo avviato un tavolo di lavoro. Il problema coinvolge sia l’amministrazione penitenziaria che la sanità regionale. Nei giorni scorsi si è insediato il nuovo dirigente generale e aspettiamo di incontrarci. Il personale si trova spesso da solo a gestire situazioni che richiedono interventi di altre personalità, come psichiatri, terapisti della riabilitazione. Bisogna rinforzare le strutture che ci sono negli istituti, le articolazioni per la tutela della salute mentale, le Rems sul territorio, rinforzare i programmi di trattamento penitenziario specialistico”.

    Alla deposizione della corona di alloro sulla stele che ricorda i caduti della Polizia Penitenziaria ha preso parte anche la direttrice del Centro per la Giustizia Minorile Isabella Mastropasqua,  che ha rimarcato la difficoltà attraversata dalle strutture penali minorili nel garantire la prosecuzione dei percorsi rieducativi dei ragazzi per la sospensione della attività di gruppo a causa del covid.

    “Abbiamo organizzato un sistema di attenzione ai diritti dei minori – ha spiegato Mastropasqua – prevedendo tutte le garanzie che hanno consentito ai ragazzi di mantenere i contatti con la famiglia e con gli affetti, perché nel momento più rigido delle restrizioni la famiglia e la possibilità di sentire qualcuno vicino è stata una grande risorsa per sostenere il disagio della chiusura della stragrande maggioranza delle attività, da quelle sportive a quelle di formazione e di animazione, tutta una serie di interventi che sono finalizzati a far crescere i ragazzi in una logica di educazione alla legalità. Il lockdown ha bloccato l’attività degli educatori, l’attività del privato sociale. La prospettiva è quella di riuscire, se le condizioni lo consentiranno, a riattivare al 100 per cento tutte quelle attività che sono funzionali a restituire ai ragazzi il loro progetto educativo”.

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