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Ecco come la ‘ndrangheta ricicla sui mercati finanziari londinesi i proventi delle infiltrazioni nella sanità

Il prestigioso giornale britannico cita le inchieste "Quinta Bolgia", "Jonny" e "Rinascita-Scott", l'impegno del procuratore Gratteri e la resistenza dell'imprenditore Saffioti

Finisce sul “Financial Times” l’inchiesta “Quinta bolgia” sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’Asp di Catanzaro. Nell’articolo “How the Mafia infiltrate Italy’s hospitals” il corrispondente da Roma dell’autorevole giornale britannico Miles Johnson parte dagli interessi della ‘ndrangheta nella sanità e in particolare dalle vicende che hanno riguardato l’ospedale di Lamezia Terme,  per approfondire il sistema del riciclaggio dei capitali illeciti nei meccanismi della finanza internazionale. 

“Neppure i morti lasciati in pace”

“Il corpo di suo figlio era appena diventato freddo quando il padre, in lutto, fu minacciato da uomini dell’agenzia funebre”. Così comincia l’articolo che racconta le intimidazioni avvenute nell’ospedale per accaparrarsi i funerali. “Neppure i morti furono lasciati in pace nell’obitorio dell’ospedale di Lamezia”. “Ogni cadavere valeva migliaia di euro per i criminali organizzati più spietati d’Europa”. Che sapevano della morte dei pazienti prima ancora delle famiglie, e riuscivano ad ottenere anche l’accesso alle cartelle cliniche per sapere chi aveva maggiori probabilità di morire. E sapevano come far cambiare idea ai parenti che avevano in mente di affidare il funerale ad una agenzia diversa.

Generico luglio 2020

Nell’ospedale di Lamezia Terme, gli investigatori antimafia hanno trovato prove di diffuse pratiche illecite. Alcuni impiegati sono stati registrati mentre ridendo discutevano di mettere un neonato in un’incubatrice difettosa. “Questa volta preparatevi, nel caso ci arrestassero”. In un’altra registrazione, un dipendente racconta come un paziente in una condizione critica è stato lasciato cadere da una barella in un’ambulanza: “Speriamo che non muoia, altrimenti ci saranno problemi”.

Dal narcotraffico al saccheggio della sanità

La ‘ndrangheta, ricorda il Financial Times, è una organizzazione “poco conosciuta al di fuori dell’Italia ma che è diventata una delle imprese criminali più pericolose, attive a livello internazionale e finanziariamente sofisticate nel mondo occidentale. Oggi la ‘ndrangheta controlla gran parte delle importazioni di cocaina in Europa, nonché il contrabbando di armi, l’estorsione e il riciclaggio di denaro transfrontaliero. Diverse centinaia di clan autonomi sono stati trasformati in una delle aziende di maggior successo in Italia, con alcuni studi che stimano il loro fatturato annuo complessivo pari a 44 miliardi di euro, ritenuto dalle forze dell’ordine maggiore di quello di tutti i cartelli messicani della droga messi insieme”.

“Eppure, anche tra tali attività criminali così redditizie – spiega il Ft – le ricchezze offerte dal saccheggio del sistema sanitario pubblico italiano si sono rivelate un’opportunità d’oro. Corrompendo i funzionari locali, gli ‘ndranghetisti sono stati in grado di ricavare enormi profitti dai contratti stipulati con le loro imprese di facciata, instaurando un monopolio su servizi che vanno dal trasporto di pazienti in ambulanze inadeguate, al trasporto di sangue, al trasporto funebre”.

Servizi pagati dai cittadini italiani attraverso un servizio sanitario finanziato a livello generale ma amministrato a livello regionale, un budget di miliardi di euro che rappresenta un affare irrinunciabile per le cosche.

“La morsa dei clan era così forte che i medici di Lamezia Terme riferirono di dover aspettare fuori da un reparto ospedaliero uomini della ‘ndrangheta per aprire la porta chiusa con le chiavi in loro possesso”.

I profitti riciclati nei mercati finanziari di Londra e Milano

L’indagine del Financial Times ha stabilito come “la scia di denaro proveniente da questi crimini sia penetrata nei centri finanziari di Londra e Milano.  Negli ultimi cinque anni, i profitti ottenuti dalla sofferenza dei pazienti negli ospedali calabresi sono stati raggruppati in strumenti di debito utilizzando il tipo di ingegneria finanziaria generalmente favorita dagli ‘hedge fund’ e dalle banche di investimento.

Centinaia di milioni di euro di queste obbligazioni, molte contenenti fatture dubbie firmate da parti del sistema sanitario in seguito scoperte come infiltrate dalla criminalità organizzata, sono state vendute a investitori internazionali che vanno dalle banche private italiane a un fondo pensione della Corea del Sud.

L’uso precedentemente non rilevato dei mercati di capitali da parte di clan mafiosi che traggono profitto dalla crisi sanitaria calabrese, mostra fino a che punto una sottocultura criminale un tempo derisa, da pastori di capre, si è metastatizzata in un sindacato criminale globalizzato che si muove facilmente nel mondo dell’alta finanza quanto nel settore delle estorsioni alle imprese locali”. 

Struttura e attività della ‘ndrangheta

Il giornale finanziario spiega che “il modo in cui la ‘ndrangheta si è affermata come una delle imprese criminali di maggior successo al mondo, può essere compreso solo considerando la sua struttura organizzativa agile e imprenditoriale, basata su legami di sangue, per mantenere una stretta nella vita pubblica calabrese. La Calabria non è solo la regione più povera d’Italia, ma una delle più svantaggiate dell’UE. Con una popolazione di due milioni di abitanti, il suo prodotto interno lordo pro capite è di 17.200 euro, quasi la metà della media europea. Un rapporto diplomatico americano nel 2008 ha osservato: ‘Se non facesse parte dell’Italia, la Calabria sarebbe uno stato fallito. La ‘ndrangheta controlla vaste porzioni del suo territorio e della sua economia e rappresenta almeno il tre per cento del PIL italiano (probabilmente molto di più) attraverso il traffico di stupefacenti, l’estorsione e l’usura’”.

L’articolo spiega quindi in maniera dettagliata l’organizzazione della ‘ndrangheta, la sua struttura patriarcale, la brutalità delle regole interne, il ruolo delle nuove generazioni che sono “molto diverse dall’era dei loro nonni”. Alcuni sono laureati alla London School of Economics o persino ad Harvard, spiega la criminologa calabrese Anna Sergi, dell’università dell’Essex.  “Vivono fuori dalla Calabria e sembrano uomini d’affari rispettabili, non direttamente coinvolti nell’illegalità ‘di strada’,  ma sono pronti ad offrire le loro competenze tecniche quando è necessario”.

Nell’articolo viene spiegata l’esistenza di un comitato centrale per la risoluzione dei conflitti composto dai rappresentanti più alti della più importanti ‘ndrine,  e la capacità dei clan di collaborare per unire le proprie risorse in joint venture criminali, in particolare quelle incentrate sul traffico internazionale di cocaina per centinaia di milioni di euro. “È attraverso uno spietato controllo sull’attività economica all’interno del loro territorio che queste famiglie hanno creato una base da cui espandere rapidamente la loro attività criminale all’estero, reinvestendo i profitti dall’estorsione in traffico di droga altamente lucrativo e altre iniziative criminali”.

Generico luglio 2020

L’imprenditore contro i clan: Gaetano Saffioti

Chiunque in Calabria si opponga apertamente ai clan, spiega il giornalista, non soli rischia la propria vita, ma viene inserito in una lista nera, e in alcuni casi “l’ombra della ‘ndrangheta lo insegue ovunque tenti di fuggire”.  E’ il caso dell’imprenditore Gaetano Saffioti, che ha denunciato i clan e vive sotto scorta: “Chiedono la loro parte di tutto ciò che fai, è una tassa che tutti devono pagare. Non puoi vendere un appartamento senza pagarli, non puoi aprire un’attività senza la loro autorizzazione”, dice, parlando al telefono dalla sua abitazione protetta.   “Distrugge la regione”, aggiunge. “Diventiamo sempre più poveri, ma questo è ciò che vogliono, più siamo deboli, meno probabilità abbiamo di resistere. La ‘Ndrangheta è dentro di noi, dentro le nostre menti. La maggioranza semplicemente si adatta al sistema”.

Il procuratore Nicola Gratteri

Una parte dell’articolo è dedicata al procuratore Nicola Gratteri, che racconta la propria vita di magistrato nel mirino delle cosche: “Non conosco la città in cui vivo. Non posso avere normali relazioni con le persone. Non posso andare al cinema. Non posso fare una passeggiata o andare in spiaggia a sei chilometri da casa mia. Parto la mattina, mangio in ufficio nella stessa stanza e vado a casa”, dice intervistato telefonicamente. 

“Da bambino – ricorda il giornalista – Gratteri andava a scuola con un ragazzo il cui padre fu assassinato dalla ‘ndrangheta. Un’altra ragazza della sua classe era figlia di un famoso boss. Uno dei suoi amici d’infanzia si unì successivamente ad un clan e decenni dopo aver giocato insieme da giovani, Gratteri ha finito per perseguirlo in tribunale”.

La dedizione di Gratteri lo ha reso sempre più famoso in tutta Italia. Eppure vive ogni giorno sapendo che la morte lo sta perseguitando.  La polizia ha sventato numerosi attentati alla sua vita. E mentre continua a condurre indagini contro le principali famiglie criminali calabresi, il numero di persone che lo vogliono morto è cresciuto. “Ci sono pochi settori della vita pubblica calabrese in cui il “sistema” contro cui Gratteri sta combattendo è al lavoro in maniera ancora più evidente che nella gestione del sistema sanitario regionale, dove i vasti budget creano un terreno perfetto per far convergere la politica locale corrotti, interessi imprenditoriali e criminalità organizzata”. 

Mafiosi con la cravatta

Ma la ‘ndrangheta ha necessità di trovare modi sempre più complessi per riciclare il denaro che arriva dall’estorsione, dal traffico di droga e dalle frodi allo Stato. E “Londa è una delle principali destinazioni per il denaro della ‘ndrangheta” secondo il rappresentante della Guardia di Finanza nel Regno Unito Claudio Petrozziello, che trascorre le sue giornate a indagare su quanto denaro sporco proveniente dalla criminalità organizzata si riversa nella capitale finanziaria europea.   

Il lavoro di Petrozziello è diventato più difficile poiché le linee di demarcazione tra criminali mafiosi e finanzieri con la cravatta e titoli di studio sono sempre più confuse. “Molte persone pensano ancora alla mafia come spacciatori ed estorsori, ma ci sono molti che sono coinvolti nel trasferimento di denaro dalla Calabria che potrebbero apparire come raffinati uomini d’affari, e che potrebbero confondersi in una banca di investimento o in una multinazionale”. 

L’inchiesta del Financial Times sui meccanismi del riciclaggio

La ricostruzione di come il denaro saccheggiato dagli ospedali calabresi finisce per essere indirizzato nel sistema finanziario globale illustra i modi sofisticati in cui la ‘ndrangheta ricicla i suoi proventi criminali.

Attraverso interviste e analisi di documenti finanziari e documenti legali italiani, il Financial Times ha scoperto come i clan si sono avvalsi di un grande flusso finanziario (nel gergo finanziario inglese si usa l’espressione “conveyor belt”, letteralmente “nastro trasportatore”).

“I proventi degli orrori degli ospedali corrotti erano involontariamente raggruppati da intermediari e mischiati ad altri beni in prodotti di debito. Questi hanno poi attraversato la città di Londra, Lussemburgo e Milano, finendo per finire nei portafogli di investimento dei clienti di banche private e ‘hedge funds’.

Dal 2015 al 2018, centinaia di milioni di euro di fatture firmate da funzionari delle autorità sanitarie calabresi sono stati acquistati da intermediari. Questi intermediari acquistavano le fatture non pagate dai fornitori con un forte sconto perché erano, in effetti, garantite dallo Stato italiano, e poi le rivendevano a società finanziarie specializzate, che li hanno unite in pacchetti di beni e venduto obbligazioni supportate da fatture non pagate.

Mentre molte società legittime in Italia hanno utilizzato questo sistema per scaricare i debiti loro dovuti dalle autorità sanitarie regionali, la complessa catena di intermediari lo rende vulnerabile allo sfruttamento da parte della criminalità organizzata. In effetti, alcune di queste stesse autorità sono state successivamente poste sotto commissariamento dallo Stato italiano per infiltrazioni su vasta scala della mafia. Diversi anni dopo che le fatture sono state vendute, un certo numero di compagnie che le avevano emesse sono state perseguite dagli investigatori antimafia per essere state schierate per i clan della ‘Ndrangheta.

Le società di copertura della criminalità organizzata operanti nel settore sanitario italiano sono riuscite a scaricare le fatture loro dovute dalle autorità sanitarie regionali a intermediari inconsapevoli, che poi le hanno vendute nuovamente a società finanziarie legittime. Li hanno quindi impacchettate in prodotti di debito specializzati commercializzati agli investitori affamati di obbligazioni estere ad alto rendimento in un momento di tassi di interesse da record.  Nessuna di queste obbligazioni è stata valutata o valutata dalle principali agenzie di rating del credito o negoziata sui mercati finanziari. Invece, alcuni sono stati collocati privatamente da banche di investimento boutique, molti dei quali hanno uffici a Mayfair o nella City di Londra”.

In uno di questi strumenti finanziari, che l’articolo porta ad esempio, sono finite le fatture della società “Putrino” che gestiva il servizio di ambulanze sostitutive per l’ospedale di Lamezia Terme e servizi funebri, e che è finita al centro dell’inchiesta “Quinta Bolgia” condotta dalla procura antimafia di Catanzaro.  E nel sistema finivano anche le fatture di un ente religioso di beneficenza calabrese che si occupava dell’accoglienza degli immigrati, e che è accusato di dirottare i fondi dell’unione europea nelle mani di un potente clan di ‘ndrangheta (il riferimento è all’inchiesta “Jonny” sulla gestione del Cara di Isola Capo Rizzuto).  Gratteri, che ha guidato le indagini, ha descritto il cibo fornito ai rifugiati come “cibo che viene solitamente dato ai maiali”. 

I commissariamenti

Il Ft ricorda che l’anno scorso il governo italiano ha intrapreso azioni drastiche. Roma ha sciolto le autorità sanitarie regionali di Catanzaro e Reggio Calabria per l’infiltrazione della mafia, avendo scoperto frodi diffuse e doppia fatturazione delle fatture, nonché funzionari che lavoravano al loro interno e che erano stati interdetti dagli uffici pubblici. 

Le aziende sanitarie rimangono commissariate, ma “circa un miliardo di euro di queste obbligazioni sanitarie private italiane sono state acquistate e vendute tra il 2015 e il 2019, secondo i partecipanti al mercato, con un numero significativo di fatture provenienti dalle due autorità sanitarie commissariate. È impossibile quantificare il fondo di quanti soldi sporchi sono entrati in questo modo nel sistema finanziario globale”. 

Nell’articolo si cita anche l’ex commissario alla sanità Massimo Scura, che afferma come durante il periodo del suo lavoro in Calabria “ha cercato di reprimere le frodi dilaganti, scoprendo molteplici casi di fatturazione fraudolenta e doppi pagamenti per fatture che sono state vendute agli investitori”.  “L’inizio del problema è di natura etica in Calabria, è culturale, perché fintanto che all’interno delle aziende ci sono persone che sono chiaramente conniventi, è estremamente difficile fornire ai cittadini una buona assistenza sanitaria”.

Il costo umano di anni di saccheggio del sistema sanitario calabrese è stato devastante. L’Italia ha una delle più alte aspettative di vita nel mondo, ma le statistiche sanitarie della regione sono tra le peggiori in Europa. Il numero medio di anni in cui i calabresi godono di buona salute è pari a 52,9, secondo l’ufficio statistico italiano, inferiore a Romania e Bulgaria. Un residente nella ricca provincia del Nord Italia di Bolzano, al confronto, gode in media 70 anni di buona salute.

La Calabria ha anche il più alto tasso di mortalità infantile in Italia, mentre decine di migliaia di “migranti sanitari” lasciano la regione ogni anno per ricevere cure in migliori ospedali del nord.

I vasti livelli di debito accumulati dagli ospedali nel corso degli anni hanno lasciato ai commissari inviati da Roma poche opzioni. Molti temono che la criminalità organizzata nel servizio sanitario sia diventata una caratteristica radicata della vita calabrese. “La sanità calabrese è in uno stato di emergenza permanente da decenni”, afferma Anna Sergi. “Ogni due o tre anni, ci sono operazioni antimafia legate all’assistenza sanitaria, e forse Roma paracaduta le persone, ma subito dopo arriva un altro clan e ricomincia da capo.”

I medici locali descrivono alcuni degli ospedali calabresi, che soffocano sotto montagne di debiti accumulati da corruzione, cattiva gestione e appropriazione indebita, alla pari con quelli dei paesi in via di sviluppo.

Il coronavirus

L’impatto dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel sistema sanitario ha reso molti degli ospedali della regione profondamente vulnerabili al coronavirus. “La Calabria non ha la capacità di occuparsene. Non ci sono abbastanza letti di terapia intensiva per accogliere i pazienti in gravi condizioni”, afferma Scura.

Il Financial Times ricorda poi che la decisione della regione di imporre un rigoroso blocco sembra funzionare: finora la Calabria ha sofferto meno di 100 morti per Covid-19, rispetto a quasi 17.000 in Lombardia. 

Gratteri: non c’è altra scelta che combattere

Per il procuratore Gratteri, il pubblico ministero,  non c’è altra scelta che continuare a combattere contro questo nemico simile a un’Idra – e ci sono segni che la battaglia si sta spostando a suo favore.  Alla fine dell’anno scorso ha sferrato un duro colpo contro i clan, dopo un’indagine che ha portato all’arresto di oltre 300 persone nella più grande inchiesta (Rinascita-Scott ndr) condotta contro la ‘Ndrangheta. Le accuse comprendono omicidio, riciclaggio di denaro, estorsione e traffico di droga. Il processo, che dovrebbe iniziare con le udienze preliminari alla fine di questo mese, sarà il più grande in Italia dopo il cosiddetto maxi processo della mafia siciliana nel 1986. Ci sono tanti imputati che il processo si svolgerà negli ex uffici di un call center fuori Catanzaro. “Dobbiamo andare avanti, a qualunque costo“, afferma Gratteri. “Negli ultimi anni, è partita di una nuova speranza di cambiamento. Non possiamo tradire la speranza di migliaia di persone per le quali siamo l’ultima risorsa”.

Saffioti: scegliamo di vivere liberi

Per altri, piccoli, atti di resistenza individuale sono l’unico modo in cui possono provare a spezzare il potere psicologico che i clan detengono sulla regione e sulle loro vite. Sei anni fa, le autorità locali dovevano demolire una villa costruita illegalmente che era stata sequestrata da una temuta famiglia criminale. Nessuna azienda locale avrebbe accettato il contratto.  Saffioti, la cui attività nel settore del cemento era stata quasi distrutta dopo aver testimoniato contro i clan, era l’unico disponibile a fare il lavoro. “Quando mi hanno chiesto di aiutare, ho detto: ‘Vado a farlo da solo.’ Ho demolito la casa che nessun altro ha osato fare. Non è stato per compiere un atto eroico, è stato per mostrare che qui è possibile una società civile, che può esserci giustizia”. Saffioti rimane sotto la protezione della polizia, ma afferma di sentirsi più libero di quanto lo sarebbe stato restando in silenzio. “Quando moriamo, vogliamo credere che abbiamo fatto le cose giuste, se abbiamo vissuto come schiavi o abbiamo vissuto da liberi. Ho scelto la seconda opzione. Per il bene di tutti i nostri figli, è stato il minimo che potessi fare.”