‘Io rientrato in Calabria: la richiesta del tampone, nessuna postazione mobile, nessuna risposta da Numero Verde e Asp’

'Cara Santelli, non diciamo che in Calabria offriamo i tamponi a chi rientra da fuori'

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    Pubblichiamo a seguire l’intervento/denuncia apparso su Facebook a firma di un giovane rientrato in regione 

    Gentile Presidente Santelli,
    è molto facile vedere il pericolo negli occhi di chi arriva in Calabria su un barcone.
    Peccato che in questo momento, anche io – cittadino residente, ma domiciliato fuori regione per lavoro – sono potenzialmente un pericolo. Semplicemente sono arrivato comodamente in treno!

    È da una settimana, ormai, che aspetto risposte da qualcuno sul tampone che ho richiesto prima di rientrare in Calabria. Mi sono regolarmente registrato come prevede la normativa regionale e ho fatto richiesta del tampone per garantire sicurezza e salute alla mia famiglia e ai nostri conterranei. Arrivato alla stazione di Lamezia Terme, non ho trovato come immaginavo (probabilmente erroneamente, mea culpa) la postazione mobile per effettuare il tampone. Ho chiesto informazioni ad un militare dell’esercito il quale mi ha riferito “No, ci sono stati problemi con la Protezione Civile e non c’è più l’unità mobile in stazione. Dovrebbe chiamarti l’Asl se hai richiesto il tampone, ma ti consiglio di contattarli tu perché loro non si fanno sentire”.
    Mentre ancora ero in stazione, mi sono messo in contatto con il numero verde regionale dedicato all’Emergenza Coronavirus. La risposta dell’operatrice è stata: “Mi dispiace, noi non ne sappiamo nulla. Non siamo stati informati su come funziona per chi rientra in Calabria. Le posso lasciare il numero del Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Catanzaro, ma oggi è sabato, quindi ormai se ne parla lunedì”.
    Oltre a una email inviata al Responsabile del suddetto Dipartimento, inizio a contattare telefonicamente – tutti i giorni – una serie di numeri di telefono, a diverse ore del giorno, senza MAI ricevere risposta.
    Squillano a vuoto, nel silenzio più totale.

    E allora, cara Santelli, non diciamo che in Calabria offriamo i tamponi a chi rientra da fuori.
    Avevo specificato, in fase di richiesta, che per tutto il periodo del lockdown ho scelto di restare lontano dalla mia famiglia e dalla mia terra, per evitare di mettere a rischio la salute pubblica. Ho specificato anche che mia madre rientra nelle fasce a rischio, sia per età sia in quanto soggetto diabetico. A nulla è servito!

    A questo punto, Presidente Santelli, inizi a considerare anche me un pericolo! Anche io sono pericoloso per l’integrità della nostra Regione e per i sacrifici fatti da tutti i calabresi. Prima di chiedere aiuto al Governo, iniziamo a fare quanto nelle nostre possibilità. “Lo Stato, il Governo devono essere presenti”. Inizi ad essere presente Lei! “Noi Calabresi abbiamo fatto il nostro dovere”. Anche io ho fatto il mio dovere.
    Lei il suo? La ringrazio e la saluto. Un cittadino deluso e amareggiato, molto!

    Marco Angiletti

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