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Covid-19 ha colpito più a Nord, ma a Sud l’impatto economico sarà peggiore

Le previsioni della Svimez per il 2020-2021: quasi 400 mila occupati in meno nelle regioni meridionali

Il crollo del Pil nel 2020, che si attesta in Italia a -9,3 per cento, è più intenso nel Centro-Nord (-9,6%), attestandosi comunque su alti livelli, sinora inediti, anche nel Mezzogiorno (-8,2%). La Svimez, l’Associazione di studi sullo sviluppo del Mezzogiorno, ha diramato le sue previsioni sull’effetto della pandemia sull’economia nazionale nel biennio 2020-2021, mettendo a confronto la diversa incidenza nelle regioni meridionali rispetto a quelle del centro nord. Il calo del Pil è più accentuato al Centro-Nord risentendo in misura maggiore del blocco produttivo imposto per contenere la diffusione della pandemia e per due ordini di motivi aggiuntivi. In primo luogo, prima ancora della sua diffusione in Italia, la pandemia ha determinato una caduta del commercio mondiale. Incidendo le esportazioni di merci per quasi il 30% del Pil al Centro Nord rispetto a meno del 10 al Sud, la contrazione ha lì effetti più negativi. L’altro elemento che influisce, in negativo, sul risultato di prodotto del Centro-Nord è da
ravvisarsi nell’atteso crollo della spesa turistica, con particolare riguardo agli stranieri, componente
più dinamica all’interno della spesa in consumi di servizi.

Crollo senza precedenti dei redditi e dei consumi delle famiglie
Si assiste a un crollo senza precedenti dei redditi e dei consumi delle famiglie. La caduta del reddito disponibile delle famiglie consumatrici nel 2020 appare essere la più ampia mai riscontrata dalla metà degli anni ’90 (-4,1% nel Centro-Nord e -3,3% nel Sud) per effetto, innanzitutto, della forte contrazione attesa nel volume di occupazione. L’effetto congiunto del blocco produttivo, della perdita di reddito e di comportamenti di spesa fortemente prudenziali trova riflesso in una contrazione consistente dei consumi delle famiglie: – 9,1% al Sud e -10,5 al Centro-Nord.

La ripresa “dimezzata” del Mezzogiorno nel 2021
Nel 2021 il Pil dovrebbe conoscere un rimbalzo di entità significativamente superiore nel Centro-Nord (5,4%) rispetto al Sud (2,3%).  È questo oramai un dato strutturale, che costituisce il lascito negativo della “lunga crisi” (2008-2014). La base produttiva meridionale non aveva ancora recuperato, all’insorgere della pandemia, i livelli antecedenti la “lunga crisi”, specie nel comparto industriale e
a differenza di quanto avvenuto nel Centro-Nord. La SVIMEZ stima che il calo dell’occupazione nel 2020 dovrebbe attestarsi intorno al 3,5% nel Centro-Nord (circa 600mila occupati) e intorno al 6% nel Mezzogiorno (circa 380mila occupati). La ripresa dell’occupazione nel 2021 si attesterebbe al +2,2% a livello nazionale per effetto di una crescita dell’1,3% nel Mezzogiorno e del 2,5% nel Centro-Nord. Per effetto di tali andamenti l’occupazione meridionale scenderebbe intorno ai 5,8 milioni, su livelli
inferiori a quelli raggiunti nel 2014 al culmine della doppia fase recessiva. Questo perché l’effetto congiunto di domanda e offerta dello shock da Covid-19 ha colpito anche molte attività del terziario ben presenti nelle specializzazioni produttive del Sud. E oggi, per di più, la crisi incrocia un mercato del lavoro ancor più fragile e frammentato di quello interessato dalla grande recessione. Da allora, la struttura settoriale e produttiva delle regioni meridionali ha visto crescere il peso del lavoro irregolare, dell’occupazione precaria e del lavoro autonomo.

Il sostegno delle politiche pubbliche
Le previsioni della SVIMEZ tengono conto del contributo significativo delle misure previste
dai Dl “Cura Italia”, “Liquidità”, “Rilancio” che hanno contributo a contenere la caduta del Pil. Si è
trattato di una reazione della politica fiscale a sostegno dell’economia mai sperimentata nel nostro Paese. Con un intervento complessivo in deficit di oltre 75 miliardi di euro, pari al 4,5% del Pil, il Governo, diversamente da quanto accadde durante la crisi del 2008, è riuscito ad arginare la caduta del prodotto che, diversamente, sarebbe stata di portata ampiamente superiore. Il sostegno all’economia è stato maggiore nel Mezzogiorno, dove sono stati destinati circa il 30% degli interventi, con un contributo alla crescita (o, messa in altri termini, con una minor caduta) del Pil di 2,8 punti percentuali, mentre al Centro-Nord, beneficiario di circa il 70% delle misure di sostegno, il contributo alla crescita (il minor crollo) del Pil determinato dall’intervento pubblico è stato del 2,1%. Per quanto molte misure abbiano previsto un’erogazione uniforme su base pro-capite, la presenza di diversi interventi legati alla dimensione delle perdite subite sposta l’intensità del beneficio in pro-capite a favore delle popolazioni del Centro-Nord. Mediamente, la somma degli interventi varati per fronteggiare il Covid-19 ha generato un beneficio pro-capite di 1344 euro al Centro-Nord, contro un valore pro-capite che nel Mezzogiorno si ferma a 1015 euro per abitante.

SVIMEZ: urge una strategia nazionale per il riequilibrio territoriale
“La politica nazionale ha sostenuto l’economia nel pieno della più grande crisi dal dopoguerra dagli impatti senza precedenti sui redditi e sui consumi delle famiglie e sugli investimenti delle imprese. Per il rilancio si rende ora urgente una strategia nazionale di sostegno alla crescita compatibile con l’obiettivo del riequilibrio territoriale. Le previsioni per il 2021 mostrano una ripresa troppo debole per ricostituire la base produttiva e occupazionale distrutta dalla crisi e un allargamento del divario Nord/Sud, senza il supporto delle politiche. Nel Sud le misure di sostegno al reddito stanno contenendo l’emergenza in questi primi mesi e rimane il rischio di un autunno di tensioni sociali. È questa l’occasione, forse l’ultima, di restituire alla politica ordinaria il suo ruolo naturale, ma troppo al lungo smarrito, di garantire su tutto il territorio nazionale parità di accesso ai diritti di cittadinanza. La pandemia ha unito il Paese nella fase iniziale della diffusione del Covid-19. Con questo spirito unitario vanno individuate le priorità della politica economica nazionale per cogliere le opportunità inedite che si aprono con i nuovi strumenti di finanziamento europei”.