Strutture socio residenziali, rigettato il ricorso presentato dal Comune di Catanzaro

Per il Tar i dubbi di legittimità sollevati dipendono da una non condivisibile interpretazione del quadro normativo

Il Tar rigetta il ricorso presentato dal Comune di Catanzaro contro la Regione Calabria nei confronti del Comune di Soverato per le strutture socio residenziali. Con questo atto Palazzo de Nobili chiedeva l’annullamento della giunta regionale relativa al regolamento per le procedure di autorizzazione, accreditamento e vigilanza delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale socio assistenziali, nonché dei servizi domiciliari, territoriali e di prossimità.

A sostenere le argomentazioni del  Comune di Catanzaro è stato il Comune di Lamezia Terme, il cui intervento  adiuvandum non è stato ritenuto ammissibile; in giudizio sono intervenuti, poi, la Società Social Service e l’Associazione Esperia O.n.l.u.s., che hanno dichiarato di essere operatori nell’ambito del sistema dei servizi sociali e di avere interesse a che le regole che disciplinano la materia individuate dalla Regione rimangano in vigore, perché condivise dagli stessi e dall’intero sistema degli operatori.

In sintesi il Comune ricorrente ha lamentato che i provvedimenti adottati dalla Regione Calabria non assicuravano che, dopo il trasferimento delle competenze amministrative ai Comuni, le somme ad essi trasferite e la quota di compartecipazione degli utenti non fossero sufficienti a remunerare gli interventi e i servizi sociali erogati sulla base dei bisogni dell’utenza.

Ma per il Tar i dubbi di legittimità sollevati dipendono da una non condivisibile interpretazione del quadro normativo, per la quale: i Comuni non sono chiamati a compartecipare alla spesa per gli interventi e i servizi sociali;  la quantità di interventi e servizi sociali erogati è una variabile dipendente soltanto dai bisogni manifestati dall’utenza, senza che su di essa possano agire elementi ulteriori quali i vincoli di bilancio.