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“Controllata dalla cosca ogni espressione dell’economia del territorio”

La conferenza stampa dei vertici della Guardia di Finanza e dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia

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Le oltre 3500 pagine del provvedimento di fermo scaturito dall’indagine “Imponimento” rappresentano una sorta di enciclopedia degli interessi e delle attività criminose di una cosca di ‘ndrangheta.

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Il traffico internazionale dei droga, la disponibilità di armi, la spartizione del territorio per lo sfruttamento delle risorse boschive, il movimento terra, il riciclaggio, lo smaltimento illecito di rifiuti, il condizionamento degli enti locali, le estorsioni e le infiltrazioni nell’economia legale con gli imprenditori che da vittime diventano complici degli uomini del clan, i summit tra i boss per dirimere le controversie, gli affari all’estero e in particolare in Svizzera.

“Un grande fratello” sull’attività della cosca, secondo il generale Dario Solombrino, comandante provinciale delle Fiamme Gialle.

E’ durata quattro anni l’indagine della guardia di finanza di Catanzaro coordinata dalla direzione distrettuale antimafia che all’alba di questa mattina è sfociata nel blitz che ha portato all’arresto di 75 persone accusate di essere legate ai clan di ‘ndrangheta che operano tra il Vibonese e il Lametino, in particolare la cosca Anello-Fruci di Filadelfia.

L’operazione ha coinvolto oltre 700 finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e dello Scico di Roma, supportati da reparti del comando regionale, ed è il frutto del lavoro di una Squadra investigativa comune costituita presso Eurojust tra magistratura italiana e svizzera e le rispettive forze di polizia.

L’esito del blitz è stato presentato in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, il comandante regionale della Guardia di Finanza generale Fabio Contini, il comandante dello Scico Alessandro Barbera, il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro generale Dario Solombrino, e il comandante del Nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza colonnello Carmine Virno.

L’indagine è stata portata avanti capillarmente, dal 2015, dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e dallo Scico di Roma coordinati dallo stesso Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal pm Antonio De Bernardo. Ed anche il nome dato all’operazione, “Imponimento“, non è casuale: la cosca Anello, al vertice di un sodalizio con le ‘ndrine dei territori che vanno da Vibo Valentia a Lamezia Terme, si era imposta in ogni settore della vita economica.

Nell’operazione sono coinvolti amministratori locali, funzionari comunali e della Regione.

STILLITANI

Tra i fermati l’ex assessore regionale Francescantonio Stillitani, imprenditore nel settore del turismo inizialmente vittima di estorsione, che poi sarebbe sceso a patti con le cosche ed è ora accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ma anche di scambio elettorale politico mafioso ed estorsione.

Il colonnello Carmine Virno ha spiegato che i fratelli Emanuele e Francescantonio Stillitani, “iniziarono da vittime il rapporto con gli Anello ma dopo un primo episodio pensano bene di passare dall’altra parte e ne ricavano dei tornaconto. Un tornaconto particolare riguarda un lido che dava fastidio agli Stillitani perche’ era stato costruito tra due villaggi di loro interesse. Hanno fatto di tutto per cercare di non fare partire questo lido: muovendo anche degli escavatori per creare dei cumuli di sabbia. Fino a quando questi imprenditori onesti non hanno ceduto”.

LA POLITICA COLLUSA

“Ormai purtroppo è una costante: nelle indagini che stiamo facendo alla Procura di Catanzaro troviamo sempre pubblici amministratori e politici, sia perché noi abbiamo alzato il tiro e il livello investigativo, sia perché – è un dato ormai riscontrato nella realtà – la criminalità organizzata e la ‘ndrangheta da sole non potrebbero commettere certi reati senza il controllo di una pubblica amministrazione corrotta o collusa e di una politica collusa”. E’ quanto ha spiegato il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri. “Il nostro è un lavoro che durerà a lungo, cercando di convincere, anche attraverso il risultati qualitativi di oggi, che delinquere non conviene”. Nell’operazione “Imponimento” – hanno poi spiegato in conferenza stampa i vertici della Guardia di Finanza – risultano indagati alcuni amministratori locali di Comuni del Catanzarese e del Vibonese, che – è stato rilevato dagli inquirenti – con le loro attività avrebbero agevolato la cosca Anello-Fruci.

“La consorteria – ha detto il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla – poteva contare su un rapporto sinallagmatico tra gli imprenditori e i gruppi criminali”. Ed infatti le contestazioni di concorso esterno in associazione mafiosa sono numerose. Tra i fermati figura anche Giovanni Anello, assessore ai lavori pubblici del Comune di Polia, ed è stato denunciato a piede libero Alessandro Teti, sindaco di Cenadi.

I COLLABORATORI

Le indagini, che hanno beneficiato di puntuali dichiarazioni di ben 29 collaboratori di giustizia (sono state utilizzate le dichiarazioni di ben 29 collaboratori di giustizia), hanno consentito di delineare i profili di una cosca, quella degli Anello-Fruci, assurta al rango di “locale”, al cui vertice – hanno riferito gli investigatori – si poneva Rocco Anello, non colpito dalle odierne misure cautelari perché già in carcere, affiancato nella guida della consorteria dal fratello Tommaso e da Giuseppe e Vincenzino Fruci. Molteplici, i rapporti accertati dagli inquirenti della cosca con altre potenti cosche, come i Mancuso di Limbadi, i Bonavota di Sant’Onofrio, i Tripodi e Lo Bianco di Vibo Valentia, gli Accorinti di Zungri, gli Iozzo Chiefari di Chiaravalle Centrale, i Bruno di Vallefiorita, i Trapasso di San Leonardo di Cutro. Documentati inoltre dagli inquirenti “summit mafiosi”, tra gli esponenti di vertice della cosca Anello-Fruci e leader di altri gruppi come gli stessi Mancuso.

I SUMMIT

Ai summit, secondo quanto documentato dalla Guardia di Finanza, partecipavano gli esponenti di vertice della cosca Anello di Filadelfia e quelli delle cosche Mancuso di Limbadi, Tripodi di Vibo Marina e della ‘ndrina Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia. Erano loro che dirimevano eventuali disguidi riguardanti, tra gli altri, l’affidamento dei lavori nei settori di influenza dell’organizzazione quale lo sfruttamento delle risorse boschive, o anche le pretese dei gruppi dei Lo Bianco e dei Tripodi nei confronti di un imprenditore del settore turistico, Antonio Facciolo, ritenuto organico alla consorteria Anello.

IL BUSINESS DEI BOSCHI E DEL TURISMO

Nel “core business” del sodalizio c’era il settore turistico “attraverso una profonda infiltrazione all’interno di alcune delle più’ importanti realtà della fascia tirrenica del territorio di azione” e l’imposizione delle guardianie, anche a gruppi di rilievo nazionale, e lo sfruttamento del settore boschivo, “attraverso l’imprenditore di riferimento, Nicolas Monteleone, uomo di fiducia di Rocco Anello, che aveva creato un collaudato meccanismo collusivo di rotazione nell’aggiudicazione delle gare relative agli appalti boschivi, posto in essere attraverso turbative d’asta e illecita concorrenza sleale, grazie all’appoggio di amministratori e tecnici comunali”. Ma la cosca Anello-Fruci aveva in sostanza il monopolio, nel territorio di riferimento, anche del movimento terra per la costruzione di supermercati, edifici pubblici, strutture turistico-alberghiere; e aveva allungato le mani anche nel settore dello smaltimento dei materiali tossici di risulta, che – hanno spiegato gli investigatori in conferenza stampa – “venivano illecitamente sversati in aree naturalistiche protette” come il Parco delle Serre. Tra i campi di attività illecita della cosca inoltre le truffe all’Inail, attuate attraverso un collaudato meccanismo che permetteva al sodalizio di “conseguire l’indennizzo per supposti incidenti sul lavoro dei quali veniva creata l’apparenza, anche tramite false assunzioni, o comunque per ottenere il riconoscimento di indennità in misura superiore a quella spettante”.

EUROGEST

“Questa indagine è uno step. La famiglia di ‘ndrangheta più importante è quella degli Anello, un locale di ‘ndrangheta molto forte, molto determinato, che si allarga fino alle Serre. Abbiamo notato da subito il respiro internazionale di questa organizzazione e ci siamo rivolti a Eurogest, in particolare a Filippo Spezia che è il magistrato che rappresenta l’Italia ad Eurogest. Abbiamo così creato delle squadre investigative comuni con finanzieri che sono andati in Svizzera e investigatori svizzeri che sono arrivati fin qui, perché questa indagine, oltre a riguardare due province, Vibo Valentia e Catanzaro, ha riguardato anche l’estero, in particolare il territorio di Berna”, ha spiegato il procuratore Gratteri.

“La cosca in Svizzera è viva ed è in filo diretto con la Calabria”, ha detto il col. Carmine Virno, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Quasi mensilmente Rocco Anello saliva in Svizzera dove c’erano i suoi uomini. Con i sequestri fatti al valico di Chiasso abbiamo scoperto l’introduzione in Italia di grandi quantità di denaro e, soprattutto l’importazione di armi”.

LE ARMI

Decine e decine di armi di grosso calibro provenienti dalla Svizzera sono state trovate nel corso delle perquisizioni effettuate nell’operazione “Imponimento”. “Armi – ha spiegato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri – che servono non solo per fare mercato ma soprattutto sono una riserva, perché ogni locale di ‘ndrangheta ha bisogno di un esercito armato per intimorire le altre organizzazioni limitrofe e fare stare al proprio posto gli altri locali”.

INDAGATI CON IL REDDITO DI CITTADINANZA

Alcuni indagati nella maxioperazione “Imponimento” contro la ‘ndrangheta godevano del reddito di cittadinanza, mentre altri hanno avuto accesso ai fondi legati all’emergenza Covid in qualità di imprenditori. In particolare, nell’incontro con i giornalisti è stato sottolineato che “le indagini hanno consentito di rilevare che tre indagati destinatari del fermo avevano ottenuto misure di sostegno del reddito, nella forma del ‘Reddito di Cittadinanza’, la misura di contrasto alla povertà, finalizzata al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale, della quale uno risultava aver beneficiato quale diretto richiedente e, negli altri due casi, ne avevano beneficiato quali componenti di un nucleo familiare”. Inoltre – è stato poi spiegato – “due imprese, riconducibili ad altrettanti indagati destinatari del fermo, hanno avuto accesso al ‘Fondo centrale di garanzia Pmi’, misura di sostegno statale per l’accesso agevolato al credito, rivolto sia alle piccole e medie imprese che alle persone fisiche, la cui attività imprenditoriale era stata danneggiata dall’emergenza Covid-19; una di tali imprese è anche oggetto di provvedimento di sequestro d’urgenza”.

GLI INTERESSI DEL CLAN IN SVIZZERA

“Il legame di Rocco Anello con la Svizzera, sede di investimenti e traffici illeciti della cosca, è di lunga data”, hanno spiegato gli inquirenti. Nell’inchiesta sono state ricostruite le proiezioni internazionali della cosca Anello-Fruci, che aveva un radicamento in Svizzera forte e risalente nel tempo: il presunto capocosca Rocco Anello – ha rilevato in conferenza stampa il comandante del Nucleo di polizia economia della Guardia di Finanza di Catanzaro, il colonnello Carmine Virno – “mensilmente saliva in Svizzera e introduceva in Italia grosse quantità di soldi e anche di armi”. Secondo quanto emerge dall’inchiesta, inoltre, “i principali referenti degli Anello-Fruci in territorio elvetico, Carmelo Masdea (uomo soprattutto vicino a Tommaso Anello), Marco Galati e Fiore Francesco Masdea, ne curavano gli affari provvedendo al comparto armi e gestione attività economiche, riscuotendo soldi (le cosiddette ‘potature’) e trasportando, in contanti, ingenti somme di denaro verso Filadelfia”, il paese epicentro del dominio della cosca Anello-Fruci. Sempre secondo quanto riferito in conferenza stampa dagli inquirenti, nelle perquisizioni di stanotte in Scvizzera sono stati ritrovati, e sequestrati, 100mila euro in contanti.

I FERMI PER EVITARE LA FUGA DI NOTIZIE

“Siamo stati costretti a fare i provvedimento di fermo perché l’autorità giudiziaria svizzera aveva la necessità di depositare gli atti, perché i sistemi giudiziari non sono omologhi, e si doveva evitare la fuga di decine e decine di indagati”. Così il procuratore Nicola Gratteri ha motivato la necessità di adottare il provvedimento di fermo, che ora dovrà essere convalidato dal Gip. “Ringrazio il direttore della Banca d’Italia che, come per ‘Rinascita Scott’ in 48 ore – ha aggiunto Gratteri – ci ha consentito di avere i provvedimenti di fermo, sono 3500 pagine per 75 soggetti. Un grande ringraziamento, perché altrimenti non noi non saremmo riusciti nemmeno una settimana a fare questo lavoro. Questo provvedimento di fermo è stato necessario farlo perché, in base al codice di procedura penale svizzero, le autorità giudiziarie di Berna avrebbero dovuto depositare gli atti a conoscenza degli indagati e quindi avremmo avuto una fuga di notizia clamorosa. Purtroppo – ha concluso il procuratore capo della Dda di Catanzaro – fino a quando gli Stati non avranno la volontà e il coraggio di creare un sistema omologo nel contrasto alla criminalità organizzata nel mondo occidentale, dobbiamo cercare noi, con il buon senso, di sopperire alle deficienze dei sistemi legislativi e quindi anche del potere politico del mondo occidentale”.

I SEQUESTRI

Ovviamente, la cosca Anello-Fruci – hanno poi annotato gli inquirenti – poteva contare su una considerevole “potenza di fuoco”, al punto che è stato sequestrato, tra Calabria e Svizzera, un autentico “arsenale” composto da fucili, carabine, kalashnikov, pistole di diversi calibri e munizionamento. Cosi’ come e’ stato sequestrato il “tesoro” della cosca, per un valore stimato in oltre 169 milioni di euro, composto da 124 terreni, 116 fabbricati, 26 società, 19 ditte individuali, 84 automezzi, 2 moto e diversi rapporti bancari e finanziari, detenuto sia direttamente che attraverso prestanome, il cui valore è risultato sproporzionato rispetto alle capacita’ economico-reddituali dei rispettivi titolari: fondamentale sotto quest’ultimo aspetto è stato il lavoro di approfondimento, da parte della Guardia di Finanza, delle segnalazioni per operazioni sospette.

 

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