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Dopo il silenzio, Pittelli chiede di essere sentito: “Lasciato in una cella lurida”

Depositata al Gip l'istanza di scarcerazione o sostituzione della misura carceraria con gli arresti domiciliari

E’ un’istanza corposa e significativa quella depositata al Gip di Catanzaro dagli avvocati Salvatore Staiano e Guido Contestabile, legali di Giancarlo Pittelli indagato nella maxi inchiesta della Dda di Catanzaro “Rinascita Scott“. Con questo nuovo atto viene chiesta la scarcerazione o la sostituzione della misura carceraria con gli arresti domiciliari; richiesta subordinata all’interrogatorio dell’assistito davanti al giudice Barbara Saccà, lo stesso giudice che ha firmato l’ordinanza di misura cautelare in carcere.

Durante l’interrogatorio di garanzia Pittelli aveva scelto di restare in silenzio per, poi, rendere delle dichiarazioni spontanee davanti al giudice e al pm Annamaria Frustaci, contitolare dell’inchiesta.

“Sono stato portato in carcere in una cella – si legge – dove c’è un giaciglio di ferro con cinque centimetri di gommapiuma lurida e uno stesso giaciglio per la testa di due centimetri altrettanto lurida, in una cella indicibilmente immonda, senza provvista di acqua, senza provvista neanche di sigaretta o di generi di conforto.

Non sono in condizioni di parlare compiutamente delle contestazioni che vengono fatte a mio carico.

Posso dire semplicemente che trovo le contestazioni per quelle che ho letto del tutto assurde, io non sono un massone, ma soprattutto non sono un mafioso. Sono massone in quanto appartenente a un circolo dal 1983 finoall’84 in cui mi dimisi perché lo ritenevo una cosa molto… anacronistica e ridicola, dopodiché ci sono rientrato per spinta di un medico soveratese nel 2017, proprio a patto che si rinverdisse la tradizione liberale massonica come ideologia, non ci sono mai andato, non ho mai approfittato, ho dovuto approfittarne semplicemente per le mie difficoltà nate da una grande truffa che ho subito negli anni 2006-2007 per i quali pagherò fino al 2029, per il momento non ho altro da aggiungere”.

A questo fatto sono seguite altri atti: istanze, appelli cautelari e il ricorso in Cassazione che ha confermato il carcere pur avendo annullato senza rinvio il reato di abuso di ufficio, due ipotesi di rivelazione del segreto di ufficio e riqualificato il concorso esterno per aver agevolato il boss Luigi Mancuso ad uno “ordinario” concorso esterno in associazione mafiosa.

 

Ed ancora: nella richiesta di interrogatorio al gip, i legali di Pittelli hanno allegato una serie di atti, tra cui l’interrogatorio di garanzia davanti al gip e quello davanti al pm di Nuoro, una consulenza psichiatrica e il manoscritto di Pittelli, ritrovato dai carabinieri del Ros, il 19 dicembre dell’anno scorso, giorno dell’arresto.