“Qualcosa di storico per il Catanzaro post covid”

Credo che oggi, nella nostra civiltà assetata di produzioni di nicchia, di artigianato raffinato, di manifatture esclusive rispecchianti antichi patrimoni culturali e tradizionali sia opportuno

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Eduardo Filippo, docente e scultore, autore di numerose opere di arte sacra tra cui la realizzazione dell’Altare dove Giovanni Paolo II celebrò Messa allo Stadio Ceravolo nel 1984. Il maestro Filippo partecipa al forum “La Catanzaro del dopo-Covid-Le idee dei catanzaresi di successo”, promosso da Ivan Cardamone, Assessore alla Cultura della Città di Catanzaro, con una propria riflessione.

di Eduardo De Filippo

Ho avuto, sin dall’inizio degli anni ottanta del secolo scorso, un particolare rapporto con la città di Catanzaro, con il suo clero e in modo speciale con S.E. mons. Antonio Cantisani, Arcivescovo Emerito di Catanzaro-Squillace, a lui mi lega un affetto cementatosi e cresciuto in quasi cinquant’anni di vicinanza e collaborazione.

Durante tutto questo tempo ho progettato e realizzato, oltre a quattro porte bronzee per la Cattedrale, il museo Diocesano di Squillace (inaugurato in occasione della visita di S. Giovanni Paolo II a Catanzaro) nel 1984, in quella occasione realizzai anche il progetto dell’allestimento nello stadio della città dell’area presbiteriale su cui si ergeva la mia scultura-altare che oggi è esposta in modo permanente in appositi locali; In seguito unitamente a mia figlia realizzai il museo Diocesano di Catanzaro.

Nel corso della realizzazione dei due musei ho avuto modo di ammirare, studiare ed esporre splendide manifatture seriche, caratterizzate dai damaschi che fecero ammirata in tutta Europa, questa produzione unica nei motivi di decoro e nelle sue tinture naturali; (le chiese della Città sono ricche di straordinari paramenti sacri in seta catanzarese) poi ancora le candusce, paramenti sacri realizzati con le vesti delle nobildonne di Catanzaro. Ho studiato, poi per incarichi assegnatimi dall’ufficio scolastico provinciale di Cosenza la storia, l’allevamento del baco da seta, le metodologie di lavoro, la tessitura della seta in Calabria, a partire dal XIII° secolo.

Mi sono sempre domandato che fine avesse fatto il Consolato della seta di Catanzaro, il primo istituito nel regno, dopo quello di Napoli, concesso nel 1465 da Ferdinando I°, con i suoi statuti datati 1569, mi sono sempre domandato perché era sparito dall’area della porta di Mezzogiorno il ritmico battere degli oltre 500 telai a mano.

Credo che oggi, nella nostra civiltà assetata di produzioni di nicchia, di artigianato raffinato, di manifatture esclusive rispecchianti antichi patrimoni culturali e tradizionali sia opportuno, in sinergia con l’Università Agraria, gli Istituti scolastici superiori specifici e il mondo della moda far riecheggiare il suono battente dei telai serici.

La coltivazione del gelso potrebbe dare un grosso aiuto al contenimento degli argini dei corsi d’acqua, lo studio e la coltivazione delle piante tintorie, la progettazione informatizzata delle carte tecniche di tessitura e tanto altro ancora offrirebbero ai giovani e alla città sbocchi lavorativi premianti che valorizzerebbero l’amore per la loro terra, la progettualità e la immaginazione creativa propria dei giovani calabresi.

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