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“Porta a Porta” alla Cittadella, Jole Santelli intervistata da Giancarla Rondinelli

Poco lo spazio dedicato alla sintesi della due giorni sulle politiche di coesione 2021/2017

Già a nominarlo, tutto d’un fiato, “il partenariato istituzionale e socioeconomico”, l’interlocutore della giunta Santelli ai sette tavoli che risolvevano la seconda giornata di “Il Futuro è Calabria”, rende ragione della complicazione usuale dell’approccio alla programmazione dei Fondi comunitari, questa volta dispiegati nel settennio 2021/2027. Un po’ come in “Ricomincio da tre”, quando Troisi allontana la tentazione di chiamare il nascituro “Massimiliano”, preferendogli, ai fini della buona educazione, il più spiccio, semplice, bisillabo “Ugo”. La seconda sessione della convention era strutturata in sette tavoli tematici, ciascuno coordinato dall’assessore al ramo, ciascuno in una sala a porte chiuse del relativo dipartimento, a commutare gli obiettivi dei sette anni che verranno dall’Europa alla Calabria. Quindi: una Calabria più intelligente, una più green, una più connessa, una più solidale e così via. Abbastanza complicato da rendicontare, ma poco male: come da programma doveva essere la presidente Jole Santelli a tirare le somme dei tavoli nella conferenza di fine giornata, concepita come intervista resa a Giancarla Rondinelli, giornalista nata a Catanzaro e inviata del vespiano “porta a Porta”. Attesa delusa, non nel senso che l’intervista non sia andata in scena, anzi, per chi ama il genere è stata brillante, ben condotta e ben risposta, davanti alla giunta al gran completo, con contorno di tutta la dirigenza, anche gli ultimi arrivati, in senso temporale.
La delusione sta nel fatto che di tutto si è parlato meno dei temi affrontati con il partenariato, né degli “scenari e metodi” che interverranno nelle politiche di coesione targate Santelli. Il poco che c’è stato è riferibile in due righe: ci saranno 5 miliardi di euro disponibili nel settennio, metà di derivazione europea e metà nazionale. Su questi ultimi Santelli ha espresso qualche perplessità, poiché ha riferito che al momento sul piatto da parte del Governo di Roma non è stato messo nulla, se non per gli studi di fattibilità. Santelli, questi studi, li vorrebbe proprio eliminare, non servono, costano e fanno perdere tempo: ci sono troppi progetti e poche opere. Questo è quanto.

L’interesse di Rondinelli e di Santelli si è spostato su altro, meno faticoso da esporre e forse più glamour, inquadrando il tutto, beninteso, nella buona performance resa dalla Calabria nel contrasto alla pandemia coronata, e ribadendo tutti i temi cari alla presidente già nella corsa elettorale. Diciamo, generalità varie che, in quanto tali, sono irrefutabili. Tipo: la Regione deve aprirsi ai cittadini, è la casa di tutti, il posto dove si elaborano progetti; la Cittadella si apre al confronto al territorio con i suoi sette piani più due; il futuro della Calabria parte dalla Calabria; il politico deve aprire gli occhi sulla società; chi sta nel Palazzo ha gli occhi bendati; questa regione non ha consapevolezza delle sue potenzialità; accanto ai punti deboli ci sono i punti forti; se cominciamo a credere a noi stessi è il primo passo necessario; la politica significa fare scelte e chi sceglie sbaglia; basta piangersi addosso, e così via. L’acme della fascinazione in verità l’ha raggiunto l’intervistatrice, quando ha detto che i calabresi a Roma “sono una pigna e ci riconosciamo tutti, basta uno sguardo”, nel consueto gioco del calabrese che sta fuori con corpo, anima e professione, ma col cuore sempre tra Pollino e Stretto. Ma non basta: a capire veramente le cose, bisogna vivere qui. Lo sa bene la presidente. Per esempio: non riusciva a capire perché la Calabria è la terra del peperoncino. Glielo hanno spiegato, chissà, forse a Diamante: la Calabria è la terra del peperoncino perché qui crescono tutti i tipi di Capsicum, finanche il famigerato Jalapeño. Rondinelli non lo sapeva e, a giudicare dal moto di meraviglia montato dall’attento auditorio, nessuno in sala.

Chiaramente, la arte più corposa della “sintesi” è stata riservata all’esperienza di Santelli difronte all’emergenza Covid19. Il momento più delicato: i minuti seguiti alla chiusura della Lombardia senza che il governo prendesse provvedimenti per fermare la fuga verso il Sud, e la immediata reazione della presidente con la famosa ordinanza notturna di chiusura delle “frontiere”. Con il particolare a suo modo scabroso di avere svegliato dal suo meritato sonno il dirigente generale Fortunato Varone per stendere l’ordinanza che solo se emanata in notturna poteva disvelare il suo carattere di straordinarietà. Per terminare, questo accenno alle frontiere, su cui pure si è all’epoca discusso e polemizzato, merita forse un piccolo approfondimento, considerato che l’immagine con la quale Santelli si è congedata dalla sala, che le ha tributato il doveroso omaggio, è quella di sentirsi a capo della “Repubblica autonoma di Calabria”. Niente male come suggello alle politiche di coesione. Ma forse è la risposta calabrese al regionalismo differenziato. Sui tavoli, sulle proposte del partenariato, sugli ”scenari e metodi” regionali forse ne sapremo qualcosa domani.