Quantcast

Il futuro dei giovani corre sulle infrastrutture: alta velocità, porto di Gioia Tauro, Ponte sullo Stretto

L’esordio sul campo di Aldo Ferrara da presidente degli industriali calabresi alla due giorni sulla nuova programmazione

In attesa che, come promette il portale della Regione, i resoconti documentali e multimediali della due giorni dedicata alla nuova programmazione 2012/2027 siano resi disponibili sul sito di calabriaeropa.regione.calabria.it, abbiamo chiesto ad Aldo Ferrara, presidente di Confindustria Calabria da 15 giorni, quali argomenti ha portato al tavolo, che si era appena concluso, coordinato dall’assessore Fausto Orsomarso che si occupava del “nuovo modello di sviluppo per la Calabria: i nuovi turismi, gli acceleratori locali di sviluppo, e le nuove misure per le internazionalizzazioni”.

“Avere tante risorse a disposizione – esordisce Ferrara – serve poco se non c’è un’idea di piano declinato con misure appropriate e mirate. I cicli di programmazione passati non hanno prodotto effetti sui dati macroeconomici, quali il reddito pro capite, il pil, il tasso di disoccupazione e di occupazione che anzi nel ventennio 2000-2020 sono peggiorati. In più, fatto molto preoccupante, è ripresa l’emigrazione dei giovani tra i 19 e i 34 anni con alto tasso di scolarizzazione. Viceversa, per programmare il futuro della Calabria abbiamo necessità di un capitale umano ad alto tasso di competitività per il quale i giovani sono preposti avendo consuetudine con cambiamento e tecnologie. Dobbiamo fare in modo di mantenerli”.

Quali le proposte che avete portata al tavolo coordinato da Orsomarso?

“Abbiamo presentato la nostra idea di sviluppo. Abbiamo come Confindustria Calabria le idee chiare: un piano di politiche economiche con due direttrici: una anticiclica di contenimento, quindi da qui a brevissimo credo sia necessario mettere in campo misure sulla liquidità, attraverso Fincalabra, perché l’autunno sarà particolarmente complesso, le imprese hanno necessità di liquidità per fabbisogni di cassa, per riequilibrio finanziario, o anche per fare riconversione e rimodulazione delle attività produttive. Però bisogna anche pensare ad azioni espansive, quindi bisogna pensare al futuro”.

È la seconda direttrice. Ferrara, ce la espone?

“Da questo punto di vista c’è necessità, innanzitutto, di rafforzare il sistema produttivo, perché è bene partire da quello che abbiamo. Per questo ci vogliono investimenti per trasformazione e competenze digitali. Dobbiamo modernizzare il nostro sistema produttivo, renderlo idoneo ad affrontare le sfide del futuro e la competizione dell’economia che viene. E poi, dobbiamo rilanciare gli investimenti privati e gli investimenti pubblici. Quindi, allargare la base produttiva, con misure che stimolino gli investimenti regionali nazionali ma soprattutto favoriscano il reshoring, il rientro di aziende che in precedenza avevano delocalizzato. Durante il lockdown il nostro Paese si è spogliato di tantissime produzioni strategiche. Le catene del valore internazionale si stanno accorciando, tutte le regioni italiane si stanno attrezzando per riportare produzioni che sono state decentralizzate in Cina o in Indi. Noi su questo possiamo giocare una grande partita, soprattutto se siamo intelligenti nel fare scouting, con un reshoring di alto valore aggiunto per i nostri giovani, in quanto può attivare filiere importanti”.

Il richiamo dall’estero comporta una nuova ambizione per le Zone economiche speciali?

“Su questo bisogna essere chiari: le Zes in questo momento per le grandi imprese internazionali sono poco appetibili, bisogna necessariamente implementarle con ulteriori misure di incentivazione perché le grandi compagnie internazionali vanno dove ci sono le convenienze, e rendere attrattive le Zes che necessariamente insistono sulle aree industriali. Le nostre in questo momento sono abbandonate a se stesse, c’è necessità di renderle accoglienti, con trattamento dell’acqua, trattamento dei rifiuti, logistica, connessione con porti, aeroporti, strade, ferrovie, accoglienza, infrastrutture digitali, sicurezza, verde, segnaletica. Ma da questo punto di vista abbiamo appreso dall’assessore Orsomarso che c’è un forte impulso per andare in questa direzione”.

Per tornare invece a quanto possiamo fare, diciamo così, dall’interno?

“Intanto credo che ci sia necessità di avvicinare con delle misure di alternanza scuola-lavoro il mondo delle imprese a quello delle scuole professionali e anche delle università. Credo che possa starci bene anche una misura sull’imprenditorialità giovanile, per stimolare i giovani a costruire il futuro con le proprie mani. É evidente che ci sono requisiti che sono indispensabili: la semplificazione delle procedure, l’execution deve essere rapidissima – ciò che diciamo progettiamo è ciò che facciamo – e poi è evidente anche che c’è un altro elemento che non può essere trascurato, e cioè le infrastrutture. Quindi: opere pubbliche, tre fondamentali. Certamente il completamento della 106, l’elettrificazione della linea ferrata della parte ionica, l’Alta velocità, non quella che ci stanno propinando che è solo ammodernamento della linea attuale, ma tale da fare Roma – Reggio Calabria in tre ore. Poi il porto di Gioia Tauro che deve essere un attrattore di investimenti per il retroporto, quindi non solo stoccaggio ma anche produzione e grande area logistica sia nell’ ex Sir di Lamezia Terme sia al porto di Gioia Tauro, in cui monitorare molto attentamente l’annoso problema del gatorade ferroviario”.

Manca l’ultima priorità infrastrutturale. Ci tenete parecchio, industriali calabresi e siciliani…

“Sì, adesso o mai più: il Ponte sullo Stretto É un grandissimo attrattore, a mio avviso un punto di svolta rispetto al dopoguerra, nella quale l’Autostrada del Sole è stato un simbolo di sviluppo e l’ha determinato, la Salerno Reggio Calabria è stato un simbolo di sottosviluppo e un po’ l’ha favorito. Il Ponte può essere un grande attrattore di investimenti: non dimentichiamo che insite sull’asse La Valletta – Helsinki, il famoso Corridoio 5 e quindi diventa una grande infrastruttura europea, attraverso la quale possiamo emanciparci rispetto al passato di arretratezza e di sottosviluppo e guardare con ambizione al futuro”.