Gratteri: “Con Rinascita Scott abbiamo toccato centri di potere e dato fastidio”

Il procuratore di Catanzaro in una intervista a La Stampa. "Attendevamo reazioni scomposte. Se tocchi meccanismi oliati diventi scomodo"

«Quando arrivai a Catanzaro, quattro anni fa, durante la prima riunione i miei ottimi colleghi mi parlarono di una decina di inchieste ma tutte parcellizzate. Ho chiesto che ci fosse una visione unitaria com’è di fatto l’impostazione della ’ndrangheta». Così, in una lunga intervista al quotidiano La Stampa il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri racconta le origini dell’inchiesta Rinascita Scott di cui si celebrerà il processo nei prossimi mesi. Il quotidiano nazionale dedica una pagina intera al processo con una articolo anche sull’aula bunker che lo ospiterà nei prossimi mesi.

“Abbiamo alzato il tiro e per questo abbiamo registrato delle reazioni scomposte. Ma lo avevamo messo in conto. Finché indaghi su nomi e cognomi noti della ’ndrangheta tutti ti dicono che sei bravo, che hai coraggio. Ma se vai a toccare centri di potere oliati che si interfacciano con la ’ndrangheta e la massoneria deviata allora diventi scomodo. E cominci a dare fastidio” dice  ancora Gratteri che poi analizza.

«È la mafia più potente, l’unica presente in cinque continenti. Un’organizzazione solida al suointerno e credibile all’esterno. Ma è nelle relazioni con la società civile, col potere, con il mondo delle professioni che ha fatto il salto più importante».

«Di questo si tratta ma con una specifica che attraverso questa inchiesta mi pare possa considerarsi consolidata». «Se prima le relazioni esterne col mondo delle professioni e del potere massonico deviato erano visti come una condizione patologica del sistema mafioso, adesso sono diventati una componente fisiologica».

Secondo il procuratore di Catanzaro  massoneria deviata e ’ndrangheta si incontrano «In una logica di mutuo soccorso, in una perfetta sinergia si toccano, si parlano e fanno affari per interessi.Una aiuta l’altra mettendo a disposizione il suo know how, la sua rete di rapporti e i propri strumenti che si completano». Tornando a Rinascita Scott Gratteri non si lancia in paragoni con il maxiprocesso anti mafia del 1986. “Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti sia dal punto di vista processuale che probatorio. Certo i numeri sono significativi e raccontano una realtà composita. A nostro avviso Rinascita Scott è una pietra angolare nella conoscenza della ’ndrangheta che porta con sé una nuova consapevolezza su ciò che è diventata negli anni».