La depressione è come un deserto, non si può attraversare di corsa ma con il passo giusto

Mauro Notarangelo esplora nei meandri del Male oscuro offrendone una lettura rigenerante per se stessi

di Mauro Notarangelo*

…Adalgisa si fece coraggio e in un giorno di quiete e di luna piena chiese a Igor
di parlar di lui e di quel Male Oscuro a cui aveva, in molti discorsi, solo accennato, e
molto spesso celato. Igor stava seduto in compagnia della sua solitudine quando
Adalgisa chiese – Igor… parlami della Depressione che hai attraversato! – Igor solo
per un attimo tacque, poi, senza timore, incominciò a parlare – Siedi qui, vicino a me,
e ascolta, credo sia giunto il momento di parlare a chiunque avesse voglia di conoscersi, a chi ha avuto paura d’incontrarsi, a chi non si è ancora scelto, a chi ancora scappa, a chi vive una vita falsa, a chi è ingabbiato tra le false convinzioni e l’illusione di sentirsi vero, a chi è schiacciato dai sensi di colpa, a chi si crea gli alibi di non essere all’altezza di cambiare, a chi crede in una sola verità, a chi non ha trovato ancora il senso della vita, e a chi è ancora ondivago alla ricerca di un porto sicuro.

La depressione e la perdita del senso del dopo e dell’oltre

Ricordo con estremo chiarore quando mi colse il Male Oscuro, e subdolamente s’insinuò sotto la pelle e s’impiantò dentro la carne. Iniziai ad avvertire stanchezza e una sorta di pesantezza alle
gambe e alle braccia, facevo fatica nel fare le cose, sicché, la routine incominciava a
schiacciarmi. L’aria che respiravo si era fatta pesante, e le lancette dell’orologio
giravano con più fiacca, ed il giorno incominciava a trasformarsi in settimana. Iniziai
a non dormir bene e a svegliarmi di notte, a girarmi nel letto e rigirarmi, tra mille
pensieri e cento pause, come se avessi perso fluidità, e questa fluidità si fosse
concentrata nel vuoto. I colori avevano perso lucentezza e la mia attenzione si
soffermava più sui grigi e sui colori tenui. Non vedevo l’ora che arrivasse la sera per
dimenticare la pesantezza del giorno e l’opacità della luce. Ricordo che mi ripetevo –
Ah finalmente!… un’altra giornata e passata! Ricordo che stavo perdendo il senso del
dopo e dell’oltre, come se tutto quanto si fosse bloccato in un eterno presente. Ricordo
anche il primo giorno che mi prese il magone in gola e iniziai a piangere come un
bambino, e non riuscii a comprenderne il motivo. Iniziai a pensare che tutto non avesse
senso e che fosse inutile, compreso respirare. Tutte le cose avevano perso valore: gli
affetti, le amicizie, le passioni! Le cose in cui avevo creduto non esistevano più. I miei affetti si erano desertificati. Incominciai a mangiar di meno e a perdere peso senza però  sentirmi più leggero. Iniziai ad aver paura che potessi avere qualche malattia ed
incominciai a provare profondo dolore, una sorta di dolore sordo che gridava dentro il
mio corpo, urlava a squarciagola profonda solitudine. Iniziai a chiudermi dentro casa e
a non aver più il piacere di fare le cose. Iniziai a non riconoscermi più, come se non
fossi più Io, e ripetevo costantemente – Ma cosa mi sta succedendo? – Non avevo voglia
di star con la gente, perché cresceva in me l’ansia, e le parole non mi uscivano di bocca,
facevo fatica a parlare, e facevo molte pause e mi muovevo con lentezza. Piansi tanto,
buttai milioni di lacrime e non risi più. I miei occhi si erano spenti, e non curavo più il
mio corpo. Stavo sdraiato sul letto e trascorrevo ore ed ore a non far nulla e a pensare
al vuoto con lo sguardo diretto sul muro e con la paura dell’angoscia imminente, mentre
le pareti sembravano schiacciarmi. Mi si era spenta la luce perché era andata via la
corrente.

Il potere di abbracciare se stessi

Adalgisa… Igor non c’era più, non esisteva più, era andato via, era lontano.
Non provavo emozioni, né il minimo senso d’empatia, perché mi sentivo distante da
me e da tutti. Ero solo in un mare di solitudine perso in un deserto di significati. Tutte
le convinzioni si erano disintegrate. Igor e le sue metafore erano volate vie alla prima
tormenta. Toccai il fondo quando pensai che avrei potuto porre rimedio al dolore
cospargendo altro dolore, e ricordo che mi terrorizzai al pensiero. Pensai anche a come
avrei potuto farlo, con la macchina, per una improvvisa sterzata sulla sinistra. In preda
al terrore mi rannicchiai per confortarmi e darmi sicurezza e sussurrarmi che tutto
sarebbe andato per il meglio. Piansi ancora in preda all’angoscia e al terrore. Mi
cosparsi il corpo di lacrime e mi abbracciai, finalmente, mi abbracciai. Sentii le mie
mani sulle spalle. Fu un momento di conforto e di spiraglio, una sorta di bagliore che
s’insinuò nel mio corpo. Chiamai mio fratello Brando e gli dissi che stavo male e che
la vita non mi apparteneva più. Ebbi il coraggio di rivelare e condividere la mia
sofferenza. Brando mi ascoltò. Sentivo soprattutto le sue pause al telefono, e sentivo la
presa della sua mano che stringeva la cornetta. Brando, che all’epoca studiava
psicologia, mi spiegò e disse – Igor sei depresso! – ed aggiunse – Igor quando il tempo
si ferma, vorrà dire che sarà giunto il momento di perdere qualcosa, di lasciar andare,
di mollare qualcuno o qualcosa, anche gran parte di te. La depressione potrebbe venir
da una perdita, ma per uscirne, dovrai essere tu a decidere di dover staccarti da qualcosa
o qualcuno, compreso la persona che hai sempre creduto di essere o le tue abitudini, il
tuo credo, le tue convinzioni, i tuoi valori magari i tuoi comportamenti.

Il corpo e la mente avvertono quando è ora di rigenerarsi

Il tuo corpo e la tua mente ti stanno avvertendo che è ora di rigenerarti, di ricostruirti, ti stanno
gridando che hai necessità di rivedere le tue convinzioni e di ricercare altri valori. Sarà
il momento del viaggio verso se stessi, quello che ti renderà vero, autentico, unico,
finalmente libero! Occorre attraversare la foresta Amazzonica o il deserto del Sahara
per poterti chiamare uomo o donna, per poterti chiamare Guerriera o Principessa! –
Brando, mi mandò anche da uno specialista che mi prescrisse dei farmaci, credo dei
Serotoninergici, che mi curarono un po’, ma non mi guarirono, capii solo dopo che il
farmaco sarei potuto essere solo Io ed Io stesso la mia psicoterapia. Brando mi disse
anche che la depressione non esiste, e che esiste solo il depresso. Non riuscivo a
comprendere, volevo solo che finisse il mio dolore. Adalgisa so esattamente come ne
uscii. C’era davanti a me una pagina bianca. Come se avessi visto la luce e sentii un
tonfo al cuore. Provai una gioia immensa. Mi lasciai andare. Feci una cosa pazza,
smarrito com’ero. Mi diedi fiducia, mi abbandonai e seguii la forza della mano. Gli
diedi retta.

Raccontarsi mille volte per intraprendere una direzione

Presi la penna e iniziai ad inchiostrare la pagina. Mi uscirono fiumi di
parole, mi raccontai e mi riraccontai mille volte. Intrapresi una direzione. Quella
direzione sarei stato Io. Capii che una persona si sente viva quando trova e comprende
il suo vero senso e il motivo per cui è stato messo al mondo. Qualcuno dice – Sono nata
per fare la madre! – qualcun altro – Sono nato per correre, o per aiutare il prossimo, o
curare gli animali etc…- Io capii che ero nato per scrivere ed amare! Tra mille Igor,
scelsi la forma di essere sempre e comunque me stesso, e che non mi sarei più mentito,
e che avrei detto No quando sarebbe stato il momento di dirlo, e che avrei mollato tutti
i miei condizionamenti e il mio grande senso di colpa, e che avrei affrontato la
timidezza e la vergogna, e che avrei trattato tutti i tipi di giudizi come opinioni, e che
mi sarei dato il permesso di volermi bene, e che non avrei più accettato il mio senso
d’insicurezza e i suoi condizionamenti, che mi sarei rispettato ogni giorno, e che ogni
mattina avrei detto Sì alla vita, consapevole che avrei totalmente accettato anche il suo
dolore e le sue insidie, perché la vita è tutto ciò che non ti aspetti. Da allora in poi le
mie albe sono diventate vere albe e ogni raggio di sole si è trasformato in primavera.
Gusto tutti i tramonti, e quando abbraccio qualcuno, non ho più paura degli addii o di
essere abbandonato, o di scrivere la parola fine. Credo di aver accettato la Vita e i suoi
mille anfratti e credo anche di aver accettato gli uomini con le loro mille contraddizioni.
Credo soprattutto di aver accettato me stesso e credo di aver accettato che le cose,
semplicemente, quando nascono hanno una fine.

Non si attraversa il deserto di corsa, si va con il passo giusto e ci si trova dall’altra parte

Mentre Igor parlava, Adalgisa ascoltava con il viso incantato. Faceva caldo quella sera. – Dimenticavo Adalgisa –aggiunse Igor – So che quando si attraversa quello stato, si prova tanto dolore, però, non bisogna aver fretta. Non puoi attraversare il deserto di corsa. Occorre andare col passo giusto e ti ritroverai dall’altra parte, quella parte che non hai mai conosciuto e
che negavi a te stesso. Ora ne parlo con calma e tranquillità, come ho parlato con
Brando anche di quando mi sentii estraneo a me stesso come se fossi un’altra persona.
A lui è servita tanto la mia depressione. Mi ha detto che riesce a curar i depressi e a
capir con più facilità le persone che attraversano il deserto. Mi ha profondamente
cambiato. Credo che mi abbia reso più libero, perché son più consapevole. Ora non ho
più paura di tuffarmi nelle mie fantasie, sono il mio cielo ed Io la loro stella – Igor si
mise a ridere a crepapelle.

La depressione è un trucco genetico che ripara e rigenera l’usura del tempo

La depressione è un trucco genetico che ripara e rigenera l’usura del tempo, un trucco che serve a ricercare nuove sequenze per stabilire nuove connessione, e poter riscrivere nuovi significati e ridisegnare comportamenti più adatti per l’incontro col destino. Ci si deve far trovar pronti all’incontro col destino per comprendere, in fondo, che il destino siamo noi! Sii il tuo destino, e lo sarai, quando scoprirai e sceglierai il motivo per cui sei stato generato e ti renderai conto che i come valgono più dei perché! Ci si libererà dal Male Oscuro quando gli occhi brilleranno di
luce propria.

Smettere di sopravvivere e vivere

Liberate il talento e la virtù che è dentro di voi, e scoprirete che il vero
valore siete voi e che tutta la vita è già dentro di voi… lasciatevi vivere, e scegliete di
essere piuttosto che apparire, e quella luce brillerà anche di giorno sotto il sole.
Credo di aver scritto tutto questo quando ho smesso di sopravvivere e scelto di
vivere! Ora tocca a te! Fa la cosa per cui sei stato messo al mondo per viverti la vita
desiderata, e ti sembrerà di vivere un sogno: semplicemente… la tua Vita! Rendila
Fantastica… e non ti pentirai!

*medico psichiatra psicoterapeuta