Il giudice del lavoro condanna l’Amc per comportamento antisindacale nei confronti dell’Usb

Ora il sindacato chiede l’intervento dell’amministrazione e l’apertura immediata di un tavolo di confronto

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“Il giudice del lavoro, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta, disattesa ogni diversa domanda, eccezione e deduzione accoglie parzialmente l’opposizione nei sensi di cui in motivazione e, per l’effetto, dichiara l’antisindacalità della condotta dell’Azienda per la Mobilità della città di Catanzaro s.p.a., consistente nella mancata convocazione della Unione sindacale di base lavoro privato alle riunioni del 10.1.2018, del 7.2.2018, 15.11.2018, 12.12.2018, del 20.1.2019; ordina alla resistente la cessazione del comportamento illegittimo e di astenersi per il futuro dal porre in essere analoghi comportamenti compensa le spese di lite della prima fase del giudizio ex art. 28 statuto dei lavoratori, compensa per metà tra le parti le spese di lite del giudizio di opposizione, liquidate per l’intero in complessivi € 3.500,00 per onorari, oltre accessori di legge, condannando parte opposta a rifondere alla parte opponente la restante metà”

E’ stata questa la decisione del giudice del lavoro Torchia, su un ricorso presentato dall’Usb contro l’azienda di mobilità catanzarese.

Il comportamento dell’azienda fu antisindacale perché, si legge nella sentenza “Nel caso di specie, per come documentato da parte opponente e accertato anche nel decreto conclusivo della prima fase, il sindacato Usb svolge statutariamente la propria attività su tutto il territorio nazionale; è strutturato in plurimi coordinamenti provinciali diffusi in 19 regioni su 20 ed in 80 province; vi aderiscono circa centomila lavoratori; svolge effettiva attività sindacale, avendo, ad esempio, proclamato in diverse occasioni scioperi generali ed essendo, altresì, stata destinataria di apposite convocazioni dalle Commissioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica; svolge, inoltre, concreta attività negoziale, avendo sottoscritto numerosi accordi collettivi di rilevanza nazionale. Ne discende, sulla base dei parametri indicati dalla giurisprudenza, il riconoscimento della nazionalità del sindacato Usb, con conseguente sussistenza di legittimazione attiva dell’opponente, che costituisce organismo locale (coordinamento provinciale) di associazione sindacale nazionale.”

Quindi si legge ancora nella sentenza “ L’AMC sulla scorta delle disposizioni del Ccnl cui è vincolata e del riconoscimento dell’operatività in azienda del sindacato Usb, era certamente tenuta a coinvolgere quest’ultimo nell’ambito delle relazioni industriali avute con le altre sigle sindacali. (…) Né può essere condivisa la tesi difensiva dell’opposta, in virtù della quale nessuna antisindacalità può ravvisarsi nella condotta dell’AMC, dal momento che la Usb non rientra tra le sigle sindacali firmatarie del Ccnl applicato dall’azienda. Se tale argomentazione può valere, infatti, per i diritti di cui al Titolo III dello Statuto dei lavoratori, certamente non può essere applicata con riguardo ai diritti di consultazione ed informativa sindacale, la cui titolarità prescinde dalla costituzione di una r.s.a. ai sensi dell’art. 19 St. lav. (…) Nel caso di specie, dal concreto svolgimento dei fatti, emerge come il contegno assunto da parte dell’azienda sia stato, a partire dal 2018, costante nel tempo e univocamente indirizzato alla esclusione dell’opponente dalla partecipazione alle relazioni industriali. L’esaurirsi delle singole azioni lesive, pertanto, non preclude la necessità che venga ordinata alla resistente la cessazione del comportamento illegittimo e, soprattutto, l’astensione per il futuro dall’adozione di comportamenti analoghi”

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindacato che auspica un intervento dell’amministrazione comunale e l’apertura immediata di un tavolo di confronto con l’azienda.

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