Discoteche sì, scuola forse, le contraddizioni nell’Italia del Covid-19

La riflessione di Massimiliano Lepera

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di Massimiliano Lepera

In virtù dei recenti avvenimenti che stanno proiettando l’Italia e il mondo verso un nuovo e incalzante terrore di una seconda ondata della pandemia, ancora in corso e mai scomparsa realmente, bisogna riflettere sulle contraddizioni intrinseche alla situazione medesima, partendo dalla scuola. Sicuramente è ancora tantissima l’incertezza che aleggia attorno al mondo dell’istruzione, in quanto lo scompiglio creato dal Covid-19 sta tuttora mettendo a serio rischio la ripresa del diritto allo studio di oltre 8 milioni di discenti in tutta la penisola, e non solo. A prescindere dalle polemiche sollevatesi negli ultimi tempi in relazione alle decisioni più o meno pertinenti del Miur, sicuramente il diritto allo studio deve essere garantito, insieme alla tutela della salute di tutti i bambini, adolescenti e ragazzi (il nostro futuro) che si accingono a frequentare il nuovo imminente anno scolastico. E qui sorge spontaneo l’interrogativo. Come mai c’è tanta incertezza e insicurezza riguardo alle modalità e tempistiche di attuazione e messa in pratica del diritto allo studio, lasciando spesso le responsabilità ai dirigenti scolastici, nonché gravosi oneri ai docenti e al personale Ata degli istituti scolastici italiani, mentre al contrario si è permesso che, per giorni e mesi, gli stessi ragazzi che la scuola si sforza stoicamente di tutelare si siano ritrovati in folti gruppi all’interno di pub, locali e discoteche? Dunque il divertimento e la circolazione della moneta e dell’economia, assolutamente sì, mentre il diritto allo studio, forse … È allora questa la vera e disinteressata tutela del nostro futuro, del nostro patrimonio del domani? Tutti coloro che, in virtù della propria posizione di dirigenza e preminenza socio-politica (in diversi settori), sono da ritenere assolutamente i responsabili di questo caos post-pandemico, che sta rischiando di proiettarci nuovamente verso un lockdown e una tragica risalita dei contagi, dovrebbero dunque una buona volta assumersi in prima persona la piena responsabilità (insieme, certamente, a tutti gli irresponsabili presenti fra il “popolo mobile che cede al minimo vento”, come diceva Schiller) e comprendere che è stato del tutto assurdo aprire le discoteche in piena pandemia, oltre alla movida nei locali e agli aperitivi (spesso nella totale mancanza del rispetto delle regole, contro la legge, sic!), favorendo gli assembramenti e la diffusione del contagio, soltanto per compiacere “il dio denaro”, creando altresì ostacoli attorno al diritto all’istruzione e alla salute (scuola, strutture, ospedali …), sollevando allarmismi in luoghi pienamente sicuri e dotati di ogni rispetto delle regole e delle prevenzioni (la gran parte degli esami di maturità si sono svolti in totale sicurezza, così come moltissime cerimonie funebri e nuziali, nonché visite centellinate e ponderate nelle strutture e nei nosocomi), ma opponendo buonismo, egoismo, qualunquismo e lassismo all’assurda e irragionevole frequentazione di posti potenzialmente più pericolosi (come si è chiaramente dimostrato!). È proprio vero, come diceva il commediografo latino Plauto, ripreso da Hobbes, homo homini lupus!

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