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Corso Mazzini e periferie: Stefano Veraldi, “Natura morta, olio su tela”

È uno scempio il semplice intravedere la natura morta, sia nel centro storico che nelle periferie, rappresentata anche dalle tante palme colpite da punteruolo rosso

Assistiamo, oggi, alla noncuranza del Verde Pubblico, fondamentale, in termini paesaggistici, ad innalzare qualitativamente lo status di Catanzaro. È uno scempio il semplice intravedere la natura morta, sia nel centro storico che nelle periferie, rappresentata anche dalle tante palme colpite dal “Rhynchophorus Ferrugineus”, comunemente definito “Punteruolo Rosso”. E’ quanto si legge in una nota di Stefano Veraldi. 

Ora, in una qualsiasi città normale del Congo Belga, del Paraguay o delle Isole Comore, chi gestisce così il verde pubblico sarebbe già stato accompagnato alla porta dalla Buoncostume, anzi, non avrebbe mai fatto politica.
Ma stiamo parlando di luoghi civilizzati – dico, avete presente il Congo Belga? – dove il prestigio delle istituzioni è ancora un valore culturale condiviso. Qui, nel capoluogo di Regione, invece, nel terzo mondo della Repubblica delle Banane, chi gestisce i soldi pubblici che, sono le tasse dei cittadini, senza far rispettare i capitolati, se ne sta bello e inchiavardato a tripla mandata alla sua poltrona, dalla quale, ogni giorno che il buon Dio manda in terra, dispensa saggi di inefficienza, di incompetenza e di inesistenza che rappresentano la metafora, il profilo plastico, tattile, lombrosiano della peggior amministrazione della Catanzaro degli ultimi vent’anni”, conclude Veraldi.