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Lettera ad un uomo gentile, il saluto della sezione H (’92/’97) del liceo Galluppi al loro Prof.

Raffaele Benincasa nelle parole e nei ricordi di alcuni dei suoi ragazzi

Ci sono storie che meritano di essere raccontate. E di solito sono storie di straordinaria quotidianità. Le storie di chi fa del proprio lavoro una missione, specie se, come un artigiano, si trova a modellare le vite altrui. Le coscienze ed i sogni di quella che sarà la futura classe dirigente. Quella che spesso non trova spazio, quella che non cede a compromessi, che non sa sgomitare forse, ma che cammina in solchi tracciati e ben definiti. E così a pochi giorni dalla scomparsa di un docente del liceo classico Galluppi, capita che una generazione intera di studenti si trovi a ricordarlo e nel ricordo a voler perpetuare la memoria. Ogni professore può essere speciale per i suoi alunni, qualcuno ogni tanto lo è di più. Ecco cosa hanno scritto di Raffaele Benincasa gli studenti della sezione H entrati in quella scuola nel 1992 ed usciti 5 anni dopo, con una ricchezza in più, quella degli insegnamenti del loro prof. Raffaele Benincasa.

Ilaria Abramo : ” Mi ha insegnato che la vita non va aggredita, va accarezzata”

“Non fu amore a prima vista il nostro, entrò in classe e il suo viso serio mentre guardava noi  alunni quindicenni mi mise quasi in soggezione. Era un uomo esile e fragile fisicamente, ma imparai con gli anni quanta energia avesse dentro ,e ci dimostrò a fatti che si può andare oltre la disabilità , che si possono affrontare  le sfortune della vita con la sola arma del sorriso. Ho capito in fretta che era un uomo fuori dal comune, in classe ne combinavamo di tutti i colori, nella strada a tornanti che ci ha portato da lui per l’ultimo saluto, noi suoi alunni, abbiamo pianto e riso, ricordando le giornate in classe nei  giorni del liceo. Quando mi capita di ritornare con la mente a quegli anni spensierati che mi accompagnarono dall’adolescenza al mondo degli adulti non posso non ripensare a lui, lui che era la chiave di volta di quel periodo della mia vita, lui che mi ha insegnato prima del latino e  greco, ad essere una persona migliore, ad avere rispetto verso il prossimo, a guardare il mondo con occhi diversi, a non sentirmi mai migliore degli altri, ma neanche da meno. Mi ha insegnato che la vita non va aggredita, va accarezzata, e anche quando davanti a te hai una grande salita, a passi piccoli e con pazienza la puoi affrontare, proprio come faceva lui tutti i giorni. Grazie Professore, grazie per i suoi sguardi di rimprovero subito accompagnati da un sorriso. Sono onorata di aver avuto la possibilità di fare assieme a lei un pezzettino di quella salita. Grazie per avermi dato la possibilità di capire quanto importante sia la parola Gentilezza. ”

Roberta Granato : ” Oggi provo ad essere un po’ come te, un insegnante che prima di tutto ha a cuore i suoi alunni”

“Faccio molta fatica ad accettare questa perdita. Da molti anni non ci vedevamo ma sapevo che, da qualche parte, la tua presenza continuava ad illuminare alunni, colleghi e tutte le persone che avevano la fortuna di incontrarti. Ora mi dico che non è assenza, che la tua figura rimane ed accompagna, come nelle lunghe giornate di scuola, quando insegnarvi e interrogavi, con pazienza, ironia e prudenza, per sapere cosa ci fosse rimasto in testa o cosa ci tormentasse. Ancora ricordo come ogni mattina, nell’incrociarmi con la macchina, mi guardavi per scorgere il casco sul mio capo. Oggi provo ad essere un po’ come te, un insegnante che prima di tutto ha a cuore i suoi alunni. Grazie per l’affetto e l’aiuto, le parole insegnate e quelle che possiamo insegnare, se impariamo a farlo.

Cristian Prestinenzi : “Mi hai accompagnato a lungo per mano”

A rivederci saggio signore, mi hai accompagnato a lungo per mano, mi hai voluto infine anche salutare, adesso mi custodisci col tuo sguardo dall’alto sorridente”

Enrico Trapasso: “Un Professore che col greco e il latino insegnava anche a vivere”

“Una calda giornata di agosto, di un anno veramente difficile e atipico a causa della pandemia COVID-19; un anno in cui pensi che nient’altro potrà stupirti e/o turbarti oltremodo. Squilla il telefonino (esausto pure lui sul divano) e una labile voce nella testa ti dice che è il caso di leggere quel messaggio appena ricevuto; di prendere quel telefono e vedere chi stava scrivendo.

Era il messaggio di una cara compagna di scuola a cui il destino aveva affidato l’infausto compito di comunicarci la grave perdita del nostro amato professore. Un pugno inaspettato nello stomaco; la perdita dell’ennesimo punto di riferimento per me e per molti altri ragazzi che ebbero la fortuna di conoscerlo e di percorrere un sentiero della vita al suo fianco; e il sopraggiungere di un sapore amaro quasi metallico in bocca, per non essere riuscito a porgere quantomeno un ultimo saluto prima che il cielo avido di saggezza riprendesse Raffaele con sè.

“Cum ad naturam eximiam et illustrem accessit ratio quaedam conformatioque doctrinae, tum illud nescio quid praeclarum ac singulare existere”.

E questo il cielo lo sapeva bene; ed è per tale motivo che volle riprendersi ciò che aveva creato.

Raffaele è  stato un Maestro di vita oltre che un Professore di greco e latino; o forse più appropriato dire un Professore che col greco e il latino insegnava anche a vivere; un Professore che non considerava la propria vita come una sua proprietà, ma come qualcosa al servizio di tutti e soprattutto dei più bisognosi. Ricordo sempre i suoi insegnamenti nonostante fossi uno degli allievi più difficili e problematici che Raffaele avesse mai avuto. Mi torna in mente una frase di Cicerone incontrata in una delle tante versioni che ci fece tradurre: “Vita mortuorum in memoria est posita vivorum”. Non posso farmi abbattere dal dolore, al cospetto di un uomo che ha lottato col sorriso, la delicatezza e la dolcezza per tutta la vita. Ti saluto con uno dei più grandi insegnamenti che ci hai dato: “Non dalle ricchezze ma dalle virtù nasce la bellezza; la ricerca porta alla verità”.

Carmen Grano : ” Ci hai insegnato che si sta in piedi anche su una sedia o su due stampelle perche’ si sta in piedi con l’anima”

“Il caso ha voluto che io facessi tirocinio nella mia scuola: il.liceo classico di catanzaro…inutile dirti che che aver detto di essere  stata tua alunna ha emozionato me e tutti quelli che ti conoscevano e hanno lavorato con te….ci aspettavamo tutti la tua scomparsa perché stavi male ma la brutta notizia è sempre brutta ad arrivare e a sopportarla…si possono dimenticare le mille parole dette durante le lezioni…le cose studiate, spiegate e ripetute tante di quelle volte per prendere i bei voti…si possono dimenticare anche le persone se non lasciano dentro di te un ricordo se non lasciano una traccia…ma non si dimentica l’esempio. Tu non sei stato un professore, sei stato Il Prof, un amico, un compagno di banco, un padre, sei stato l’ esempio!!! Bastonato troppe volte dalla vita, ci hai insegnato che Marco Tullio Cicerone non era uno scrittore latino ma un tipo retto un tipo che sapeva il fatto suo e attraverso lui ci hai insegnato il valore della rettezza e della correttezza, attraverso Catullo ci hai insegnato l’amore e potrei continuare all’infinito perché siamo stati insieme 5 lunghi anni… ci hai insegnato che si sta in piedi anche su una sedia o su due stampelle perche’ si sta in piedi con l’anima, con la mente e con la forza della morale che ci hai trasmesso dal primo giorno…hai volato sempre 3 spanne più alto degli altri Professore perché li superavi in umilta’ in onesta’ nel saper vivere e nel saper lasciare quella traccia che oggi a distanza di oltre 25 anni mi insegna ancora la strada giusta…e mi fa pensare a quanto io sia stata fortunata ad incrociarti nel cammino della mia vita…continua a volare alto Prof del mio cuore.

Rossella Verre :” Ci sono i professori, e poi ci sono i Maestri”

“Dall’ora di pranzo del 16 agosto, un turbinio di ricordi si rincorrono nella mia mente ed in quella dei compagni di scuola con cui sono ancora in contatto da allora… E ce ne fosse uno, uno soltanto che getti anche solo una piccola ombra su quella figura piccola e possente nello stesso tempo, fragile e fortissima come poche, timida e sicura di sé come nessun’altra… Un uomo che racchiudeva in sé tutte le sfaccettature della vita e le presentava agli altri con il sorriso sfrontato di chi quella vita aveva deciso di viverla appieno, senza paura e soprattutto senza autocommiserazione, ma con tutta la tenacia di chi sa di poter vincere sempre e comunque… Questo è quello che ogni giorno, in quei 5 bellissimi anni trascorsi insieme, Benny è riuscito a trasmettermi…ma se devo scegliere un ricordo specifico legato a lui, è sicuramente questo: il primo giorno di scuola è entrato in classe con la sua andatura lenta dovuta all’uso delle stampelle…nel silenzio generale della classe… credo che ognuno di noi sia rimasto colpito da quella scena in quel momento…ma solo per un istante…un attimo dopo, lui aveva già avuto la capacità di farle diventare invisibili con il suo esordio nelle nostre vite: ” Bèh, guagliò…allora, ci presentiamo?”… Quando è toccato a me, ho iniziato a parlare per me e la mia compagna di banco, volendogli raccontare che venivamo dallo stesso luogo… Ma al mio “Io e lei veniamo…” , non mi diede il tempo di continuare e mi fece la prima correzione della mia nuova esperienza al liceo classico, dicendomi “Non devi dire “Io e lei”, ma “Lei ed io”, perché l’altro deve venire sempre prima di te”… Queste parole le custodisco nel cuore da quel giorno di settembre di 28 anni fa, mi hanno fatto diventare quella che sono e guidano le mie scelte nella vita, nel lavoro, nelle amicizie… Da allora, non ho più commesso quell’errore… Ci sono i professori, e poi ci sono i Maestri…e Raffaele Benincasa è stato il più grande che io abbia mai conosciuto…

Barbara Afeltra: “Tu uomo buono al quale la vita ha dato troppe spallate”

Sono passati 28 lunghi anni ma quel primo giorno di scuola non lo potremo mai dimenticare. Noi piccoli 14 anni ognuno fermi ad aspettare fuori il liceo che chiamassero il nostro nome per formare quella che è poi diventata la mitica IV  H.

Ci siamo trovati in una grande aula giù piano  terra….. E ad un tratto arrivi tu, capelli folti, barba lunga, moschettone pieno di chiavi attaccato alla tua cintura, la tua borsa blu ed i tuoi occhi che ci hanno fulminato dal primo momento. Sicuro noi i tuoi “birbanti” non capivamo che grande fortuna avessimo avuto ad averti con noi, ma poco è bastato per capirlo…. Infatti dopo 2 anni, abbiamo  voluto fortemente che tu fossi con noi per tutto il nostro percorso liceale. Il nostro prof, un padre, un amico, un confessore un grande maestro di vita. Nessuno credo ossa capire e comprendere il nostro stato d’animo ora. Tu uomo buono al quale la vita ha dato troppe spallate ma noi vogliamo dirti grazie per tutto quello che hai fatto per noi, per tutte le volte che ci hai insegnato a vivere, a voler bene senza chiedere nulla in cambio come hai sempre fatto tu caro Benny