Agosto 1943 le bombe degli alleati colpiscono Catanzaro, Agosto 2020 il virus della dimenticanza cancella quel pezzo di storia

Il ricordo di quei tragici momenti rimane vivo solo grazie al lavoro, datato 2013, di Arnaldo Castagna raccolto nel saggio "I bombardamenti alleati su Catanzaro”

C’è un virus in questa città. Si chiama dimenticanza. Colpisce la memoria. Porta a distruggere l’esistente di solito con colate di cemento e a coltivare l’ignoranza, nel senso di ignorare di non tramandare, come metodo per dimenticare. Questo virus è forse peggio di quelle bombe dell’estate del ’43, che proiettarono Catanzaro nella storia, quella più  tragica e drammatica, quanto tragica e drammatica può essere una guerra. Catanzaro cancella, Catanzaro dimentica, Catanzaro non rinnova il ricordo. Vive un oggi che è ancor meno di un presente, dimenticando il passato e non costruendo il futuro. Ecco quindi che l’esercizio della memoria è affidato agli appassionati, studiosi, storici della città che hanno il compito di ricercare, spiegare, tramandare.

Come ha fatto Arnaldo Castagna che nel suo libro, datato 2013,  ha riportato una pagina di storia. I fatti narrati da Castagna, quelli dell’agosto 1943 a 77 anni da quel tragico giorno in cui le bombe colpirono Catanzaro,  risalgono alla fase finale della seconda guerra mondiale e fanno riferimento a uno specifico episodio che l’autore ben descrive nel suo saggio “I bombardamenti alleati su Catanzaro”,  e che ha come sottotitolo “Una inutile strage terroristica”,. Lo stesso autore ha un ricordo vivido di quegli avvenimenti, per averli vissuti direttamente

“Si fuggiva con i pochi mezzi a disposizione e spesso percorrendo a piedi decine di chilometri, portandosi dietro le poche cose che si era riusciti a salvare, le destinazioni erano i tanti paesini della pre Sila catanzarese dove si sperava di trovare un rifugio e qualcosa da mettere sotto i denti, confidando nel cuore generoso dei paesani e nella provvidenza di Dio. Anche la mia famiglia era sfollata; a piedi si era arrivati a Soveria Mannelli, dove, grazie al buon cuore del Capo Stazione della Ferrovia Calabro-Lucana, avevamo trovato rifugio in un vagone abbandonato su una linea morta … per il vitto non mancava mai qualche patata o un po’ di frutta della campagna circostante; in questo bisogna ringraziare i contadini del posto che non rifiutarono mai a nessuno un frutto, un pomodoro, un uovo o un po’ di pane, specie in presenza di bambini.”

 

(le foto sono tratte da un post pubblicato nel gruppo Facebook “Catanzaro è la mia città”. Il video in alto dalla pagina Facebook di Aldo Ventrici)