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“La bellezza di una madre e l’amore di un figlio. Il cuore non perde”

Una storia che commuove, una vita che commuove. Le madri non invecchiano mai

È morta, oggi, Maria Cellini. Si trovava da tempo in una RSA per la malattia che imponeva cure continue e assistenza particolare e specialistica. L’età non la dico perché non la so e non la voglio sapere. Non la si domanda mai di una persona che non sia più giovane da tempo. Ho detto di una sua lunga sofferenza. Una particolare, sofferenza. Che non riduce automaticamente la quantità di vita, ma la sua qualità e su di essa richiama un’altra sofferenza. Quelle dei figli che amano quel genitore ammalato. Un altro motivo, questo, che mi spinge sempre a non domandare e a non dire dell’età degli avanti negli anni. Questo l’ho imparato anche dalla mia esperienza personale. Ero a scuola giorni dopo la scomparsa di mia madre. Una collega, venuta quell’anno e che mi conosceva appena, appreso del mio lutto, guardando più ai miei anni( i suoi erano molto giovani) che non al fatto doloroso, mi domandò quanti ne avesse la mia adorata. C’erano colleghi attorno a noi. Le risposi con immediatezza:” aveva gli anni di tua madre.”

Colto il suo stupore, ho aggiunto :” ha l’età di tua mamma e quella della sua, della sua e poi ancora della sua”, indicando con la mano e gli occhi gli altri colleghi presenti ed avrei continuato ancora se il numero fosse stato più folto. “ Le mamme hanno tutte la stessa età e bellezza, non invecchiano mai!” Conclusi. È un dato, questo, che sempre dimentichiamo, mentre, invece, insistiamo su quello della vecchiaia. Duplice. Quella del figlio che resta e della madre che muore. Quasi a voler ritirare le condoglianze che stiamo per fare. Un vecchio genitore che se va non dovrebbe procurare dolore. Se mai un senso di liberazione per tutti i fastidi che creerebbe ai figli. I vecchi ingombrano. I vecchi rallentano il ritmo. Non lavorano e consumano( sic!). Non guadagnano e non pagano più i contributi sociali. Questa società “ ecomicizzata”- per fortuna ancora non riuscendoci(la sensibilità cristiana da una parte e la forza economica che i vecchi ancora conservano, dall’altra, sono considerevoli, specialmente in tempi di crisi economica degli Stati, come quella che stiamo da tempo vivendo)- vorrebbe creare uno spaccato tra generazioni, scaricando il rancore delle nuove verso le vecchie, anche per la responsabilità che quest’ultime hanno verso la condizione giovanile e la costruzione del futuro. Oddio! mi sono perso in questo ragionamento sospeso tra sociologia ed etica, politica e cultura. Me ne scuso immediatamente.

La signora Maria mi è, però, involontariamente complice con tutta la meravigliosa bellezza del suo essere “vecchia” e madre e donna, tutte figure in lei coraggiose e dolcissime. La sua morte commuove. La sua vita commuove. La sua lotta, apparentemente passiva, per la vita, e la dignità della vita, commuove. Il suo essere apparentemente involontaria combattente per il miglioramento dell’assistenza agli anziani in Calabria e la riqualificazione delle Residenze Sanitarie, commuove e incoraggia. Il suo modo, apparentemente passivo, di denunciare a viso aperto le disfunzioni, le incoerenze, le gravi lacune del sistema socio-sanitario finalizzato, e tutto ciò che si cela dietro, commuove, incoraggia, attiva la speranza. Il suo modo di restare madre amorevole e protettiva, apparentemente inconsapevole , commuove, incoraggia, attiva la speranza, rinnova l’Amore sublime. E l’Amore diffonde. Specialmente, da quel giorno in la medicina ha dichiarato che gli occhi le si erano spenti, la sua parola si era dissociata da quella mente sulla quale si era chiuso il sipario della vitalità cosciente. Invece, i suoi occhi sono rimasti luminosi, la sua parola significativa, la sua mente chiara anche nei ricordi non ripetuti, ma che sulla sua pelle si muovevano come se danzassero. Un miracolo dell’Amore. Quello di un figlio verso la madre, mai ritenuta finita come, in qualche momento lontano “ le circostanze” avevano decretato che fosse. Una madre non è mai vecchia, non è mai malata. Una madre non può esserlo.
Quel figlio e quella madre ce lo insegnano.
Quando si sono parlati e l’una ha ascoltato gli occhi e i silenzi dell’altro. Quando si sono detti le ultime mute parole. E quando si sono salutati per non dirsi addio. Perché quella madre e quel figlio non si separeranno mai. La mamma è Maria. Quel figlio è un mio amico e amico della Città. Si chiama Alfredo. Alfredo Serrao. A cui dico grazie per farci sentire, nel giorno del suo dolore, tutti figli di nostro padre e di nostra madre. E da stasera anche della sua.

Franco Cimino