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La “Ledoga” raccontata da uno dei suoi “ultimi” dipendenti, Vito Tolomeo

Una delle fabbriche che diede maggior sviluppo al quartiere Lido. Poi quel bombardamento…

Parlare ancora una volta della “Tonnina” ( prima denominata “Tannina”) è come rinnovare una parte di storia importante della città di Catanzaro e del suo quartiere marinaro. La “Ledoga”, come è noto oramai ai più, fu una delle fabbriche che diede maggior sviluppo al quartiere Lido. Nata primariamente a Milano nel 1890 prese la sua denominazione dalle iniziali dei cognomi dei suoi soci fondatori: Lepetit, Dollfuss e Gansser.

Successivamente, nel 1915, venne realizzato l’impianto nel quartiere Lido, in un’ampia zona adiacente al fiume Corace. Il suo sviluppo accrebbe notevolmente, impiegando circa 300 operai per la produzione del “tannino” (acido tannico) estratto dal legname ed usato per la lavorazione della concia delle pelli e dei prodotti farmaceutici. Oggi, a testimonianza di questa importante realtà, alcuni suoi resti e nel particolare la famosa ciminiera di trenta metri, che sovrasta i tetti  del quartiere marinaro, rappresentando un raro esempio di “archeologia industriale”. Si ricorderà che con l’adesione della scuola ITE Grimaldi – Pacioli al concorso Nazionale “ La scuola adotta un monumento”, le venne conferita la medaglia d’oro, di seguito l’inserimento nell’Atlante storico dei monumenti adottati e nella collezione “Google Arts e Culture”. Per tali ragioni, ma soprattutto per la sua singolare bellezza, bisognerebbe costantemente manutenerla, se non altro per dare continuità al suo “percorso” storico. Ma, a raccontare dell’alacre lavoro che caratterizzò questa industria locale, sono proprio le parole del signor Vito Tolomeo, marinoto doc, che prestò la sua opera lavorativa nella rinomata “Tonnina” e di cui ne ricorda perfettamente i particolari.

Con i suoi splendidi 95 anni, egregiamente portati, il signor Vito Tolomeo descrive l’attività lavorativa di quel tempo. Erano gli anni del ’42, anni che caratterizzarono anche la seconda guerra mondiale e fu allora che entrò a far parte della “Ledoga”, grazie al padre che già vi lavorava. Alla sua mansione, deputata alla manutenzione dei mezzi usati per il trasporto delle merci, si associava anche quella di “autista”, molti infatti erano i momenti in cui egli accompagnava il Direttore dell’impianto, il rag. Girolamo Caldirola e la sua gentile consorte. Erano dunque gli anni in cui la fabbrica era in piena attività e nelle sue giornate lavorative, il signor Vito, deputato al lavoro di officina, preparava tutti i mezzi per l’uso del giorno dopo, manutenendoli e rifornendoli del carburante. “ Mi occupavo della manutenzione dei camion usati per il trasporto – infatti afferma – ugualmente, come autista, spesso accompagnavo il Direttore nei vicini paesi di montagna per visitare i boschi e comprare il legname occorrente per la lavorazione. I paesi frequentemente visitati erano Decollatura, Sersale e Serra Stretta”. Il signor Tolomeo, descrive anche il lavoro che veniva svolto nella fabbrica, sottolineando che il “primo ricavato” dal legname, veniva utilizzato per la realizzazione dei medicinali, il resto, per la “conceria”. In tutto questo, non mancava quel senso di solidarietà e di unione che sovente dimostrava lo stesso Direttore nell’aiutare i propri dipendenti. Infatti, nel periodo di Natale, accadde  che gli venne affidato il compito di fare rifornimento di sacchi di “farina di castagne”, per quei tempi cosa rara, per darne 1kg ad ogni operaio come dono natalizio. Questo, un semplice esempio, ma svariate erano le occasioni in cui il Direttore si prodigava per i suoi dipendenti. “Durante gli anni di lavoro – racconta ancora il signor Tolomeo – il Direttore organizzò un viaggio per i dipendenti, per visitare gli uffici a Milano di “Lepetit” ed io vi partecipai”.

La fabbrica era molto attiva, ma, purtroppo, la guerra nei suoi aspetti più tremendi ne rallentò il decorso, come descrive il signor Tolomeo: “ Nel ‘43 ci fu un forte bombardamento, per fortuna in quel frangente non mi trovavo in fabbrica, infatti ero fuori per servizio”. “ Purtroppo – aggiunge – i danni furono ingenti, venne colpito anche l’ufficio e parte della palazzina dove abitava il Direttore Caldirola, infatti di seguito, dovette spostarsi in albergo. Il bombardamento causò alcune vittime ed io stesso aiutai a portarle via dalle macerie. Fra i dipendenti che morirono, un giovane ragazzo che faceva il “fattorino” e il “chimico” della fabbrica”. Nonostante il duro colpo dei bombardamenti, la fabbrica dopo breve tempo riprese il corso della lavorazione. Tutto, però, era destinato a finire, il racconto del signor Tolomeo si conclude infatti con la “fine” dell’attività della Ledoga che intorno agli anni ’48/50 cominciò a dare i primi segni di “cedimento”. La scarsità della materia prima, il legname, ne decretò il lento declino, a ciò si aggiunse la crisi industriale e la concorrenza “estera” che offriva il prodotto a minor costo. A nulla valsero i numerosi scioperi e proteste, come da lui sottolineato e, pertanto, negli anni successivi egli si adoperò con altri lavori trasferendosi per due anni al nord e poi tornando nella sua “Marina” lavorando prima come autista e poi impiegandosi nella “Nettezza Urbana” di Catanzaro, guidandone i camion. Il racconto del signor Vito è anche segnato dall’amore per la sua famiglia realizzata con la signora Antonietta, purtroppo ora non più in vita, ma anche dai suoi sei figli che tuttora si adoperano per lui. La “storia” della Ledoga qui descritta, si arricchisce di quei momenti quasi “intimi” dai quali si può trarre un significativo intreccio di “comunione lavorativa” e “umanità”, valori che un tempo rafforzavano le vicende umane e dalle quali nascono “grandi persone”. Il signor Vito Tolomeo ne è un valevole esempio.