Paziente di Ginecologia negativa al covid, avvocato diffida il Pugliese

Pur di non ammettere l’errore, si è preferito lasciare nella pubblica opinione la falsa certezza che la paziente ricoverata nel reparto di ginecologia del “Pugliese-Ciaccio” fosse positiva al covid

Il legale della signora ricoverata nel reparto di ginecologia dell’ospedale Pugliese ha inoltrato diffida formale ai vertici aziendali del nosocomio cittadino e per conoscenza al primario di ginecologia a seguito di notizie diffuse a mezzo stampa e poi non rettificate dopo che la degente è risultata negativa a successivi tre tamponi. Riceviamo e pubblichiamo il testo della diffida dell’avvocato:

“Formo la presente in nome e per conto e nell’interesse della mia assistita, per significarvi quanto segue. In data 5 settembre 2020, la mia rappresentata, in stato di gravidanza, si recava al pronto soccorso di Codesta Azienda Ospedaliera, a causa di alcune perdite di sangue. Nell’immediatezza veniva trasportata in reparto di Ginecologia-Ostetricia dove, subito dopo la visita, veniva ricoverata presso il reparto ospedaliero con diagnosi di gravidanza a rischio . Dopo l’accesso in reparto, poiché era stato disposto il ricovero, la paziente veniva sottoposta ad un primo tampone rino-faringeo per accertare l’eventuale contagio da virus covid-19. L’indomani, alle ore 6,00 del mattino, la paziente, in stato di gravidanza a rischio, veniva allertata in quanto dal laboratorio analisi di microbiologia era pervenuto l’esito positivo dell’esame al covid-19. Tuttavia, alla signora veniva prescritto di non allarmare i soggetti con i quali era venuta in contatto nelle ultime ore, poiché la scarsa presenza nei marcatori della carica virale lasciava presagire un possibile errore (falso positivo). 

Sicché, dopo essersi attenuta alle indicazioni del reparto, la signora apprendeva con stupore e soprattutto apprensione, che ben due testate di informazione web (non solo riportavano la notizia della positività di una donna ricoverata in reparto (prima ancora che vi fosse certezza) ma che addirittura – contrariamente al vero – rappresentavano il trasferimento d’urgenza della paziente al reparto malattie infettive. La mia cliente, certa che potesse trattarsi di altra persona, contattava il reparto e apprendeva con incredulità che la persona che sarebbe risultata positiva e di cui si discorreva sul web (l’unica ricoverata) era proprio lei.

A quel punto, sbigottita per quanto stava accadendo, nel tentativo (vano) di limitare le preoccupazione dei propri familiari e  l’allarme pubblico, che la notizia aveva destato (nel reparto ed in città), ha richiesto, tramite il personale sanitario, all’amministrazione sanitaria di porre rimedio alla falsa notizia che stava circolando, nell’attesa che il secondo tampone (che intanto era stato eseguito) venisse processato. E tuttavia, dall’Ospedale ne tantomeno dai siti d’informazione non è mai stata rettificata la notizia; anche dopo aver ottenuto i risultati negativi degli altri due tamponi (processati per ben tre volte), l’azienda ha omesso di comunicare agli organi di informazione l’evolversi positiva della vicenda.

In sostanza, pur di non ammettere l’errore, si è preferito lasciare nella pubblica opinione la falsa certezza che la pazienta ricovera nel reparto di ginecologia del “Pugliese-Ciaccio” fosse positiva al covid, con tutto quello che ciò comporta in termini di: Diritto alla corretta informazione della cittadinanza sulla diffusione del virus nella struttura ospedaliera;  diritto della mia assistita a non essere erroneamente individuata come soggetto positivo al virus (trattandosi della sola pazienta trasferita di stanza (non di reparto) all’esito del tampone;  diritto alla sicurezza e serenità delle persone con le quali la signora  è stata in contatto anche all’interno del reparto. Peraltro, la falsa, imprudente e prematura diffusione della notizia ha determinato nello stesso reparto la necessità di sottoporre a test tutti i sanitari che erano entrati in contatto la  paziente che, si ribadisce, è risultata assolutamente negativa a ben tre tamponi, processati per ben quattro volte. Infine, il falso risultato del primo test,  la conseguente necessità di sottoporre la signora a tre tamponi rino-faringeo, la diffusione pubblica della notizia poi rivelatasi errata, ha comportato un forte turbamento psico-fisico in un soggetto già provato dal ricovero per minacce di aborto.

Per tutti i suesposti motivi, si invita e diffida Codesto Ente Ospedaliero a rettificare immediatamente la notizia (errata) circa la positività della mia rappresentata (così come apparsa in data 6 settembre 2020 sui due siti web), mantenendo nel rispetto assoluto della sua privacy, riservo sul nome, specificando pedissequamente il numero e la qualità dei  risultati (negativi) dei tamponi eseguiti sulla stessa (3). Vi informo sin d’ora che, in caso di mancato riscontro, mi vedrò costretto ad esporre tutti gli accadimenti descritti alla locale Procura della Repubblica, affinché valuti la rilevanza penale della fuga prematura del risultato sul test positivo (poi rivelatasi errato), del procurato allarme alla tranquillità pubblica e dell’errata comunicazione dei dati riguardanti l’accertamento dei casi di positività.   La presente valga ad ogni effetto di legge, anche quale diffida e messa in mora in relazione a tutti i danni patiti e patendi dalla mia assistita”.