Omicidio Aldo Naro, a Catanzaro l’autopsia virtuale

L’équipe della Medicina Legale dell’Università Magna Graecia, guidata dal prof. Pietrantonio Ricci, chiamata a fare luce sulla morte del giovane medico ammazzato cinque anni fa in una discoteca di Palermo

E’ a Catanzaro che potrebbe essere trovata la chiave per risolvere il giallo dell’omicidio di Aldo Naro, il giovane medico ammazzato in una discoteca di Palermo nel giorno di San Valentino del 2015. Una rissa scatenata per futili motivi e finita nel sangue secondo la prima inchiesta che ha portato alla condanna a dieci anni di un buttafuori all’epoca neppure maggiorenne, un pestaggio premeditato secondo i legali della famiglia del giovane che a cinque anni di distanza dal delitto hanno convinto il gip a rigettare la richiesta di archiviazione e a chiedere la riapertura delle indagini.

camera mortuaria

Le nuove accuse

Il delitto, secondo la nuova ipotesi di accusa, non sarebbe stato commesso da un solo buttafuori, ma anche da altri tre colleghi. A ricostruire la mappa delle lesioni subite dal giovane durante il pestaggio per identificare le cause della morte dovrà essere il collegio di periti nominati dal giudice, composto dal direttore del dipartimento di Medicina legale dell’Università Magna Graecia, prof. Pietrantonio Ricci, dal direttore dell’Uoc di Radiologia prof.  Domenico Laganà, e dal direttore dell’Uoc di Neuroradiologia prof. Umberto Sabatini, attraverso un esame diagnostico mediante il moderno metodo della “virtopsy” in formato 3D.

La Virtopsy

“Una tecnica, introdotta in Europa dal radiologo svizzero Michael Thali, che applica a casi forensi le tecniche moderne di diagnostica per immagini – spiega il prof. Ricci – e che all’Università di Catanzaro utilizziamo da 10 anni, grazie al lavoro dei radiologi e della nostra ricercatrice Isabella Aquila, e grazie alla collaborazione con la Procura della Repubblica di Catanzaro. Abbiamo una casistica pubblicata di oltre 150 casi, e già da qualche anno siamo chiamati da procure di diverse regioni d’Italia per utilizzare questa tecnica nei casi giudiziari in cui si render necessario individuare nuovi elementi di prova”.

La “virtopsy”, in particolare, utilizza una tac multistrato che permette di ottenere una ricostruzione tridimensionale della struttura sottoposta ad indagine. “In casi di morte per causa traumatica, come quella in esame – spiega ancora il prof. Ricci – si riesce ad ottenere una ricostruzione tridimensionale del corpo della vittima e di poterla analizzare strato per strato, e ciò consente di rilevare evidenze di tipo traumatico magari sfuggite ad un primo esame, cercando di comprendere in caso di più traumi quale è stato decisivo per determinare la morte”.

La salma arrivata ieri dalla Sicilia

Ieri la salma del giovane, dopo l’estumulazione dal cimitero di San Cataldo, è stata trasportata con la scorta dei carabinieri dalla Sicilia all’obitorio del policlinico, dove è arrivata in serata, accompagnata dai familiari e dall’avvocato Antonino Falzone, che rappresenta la famiglia insieme al fratello Salvatore, e che ha seguito le operazioni insieme ai consulenti di parte, i medici catanesi Giuseppe Ragazzi, Giuseppe Pero e Salvatore Cicero.

Il papà: ci aspettiamo una parola definitiva

“Questo esame – è il commento del padre Rosario, colonnello dei carabinieri – dovrebbe dire una parola definitiva sulla situazione fisica di nostro figlio. La Procura di Palermo ha sostenuto che Aldo è morto per un unico calcio di una sola persona, noi sosteniamo in base a tanti altri elementi probatori, come video, testimonianze, la relazione dell’autopsia, che Aldo sia stato colpito da più persone”.
L’auspicio è che l’autopsia virtuale eseguita all’Università di Catanzaro possa fare luce sui tanti interrogativi ancora senza risposta intorno al delitto.