La depressione bianca e la necessità di creare il Cimitero delle parole morte e dei gesti inutili”

Mauro Notarangelo esplora l'animo umano e la necessità di liberarsi della routine per vivere più leggeri e più in sintonia con il mondo

Di Mauro Notarangelo*

…Quella notte il Cielo era stellato mentre ascoltavo la radio in macchina che
trasmetteva la pubblicità di un Caffè. Appena cominciò a cantare – “CiCiCu’… – come
quand’ero bambino, continuai gridando – “Cicicu’ fe-fé!”-. La cosa assurda fu che,
mentre la radio continuava a trasmettere, era già la terza volta che alla rotatoria leggevo
la grande scritta pubblicitaria al neon – “Ci ci cu’… Cicicu’ fe-fé, d’o Brasil, Sao Cafe’!
Uno strato di luce bianca si era insinuata nel mio sguardo, e la luce aveva perso il suo
calore. Guardavo le cose e le cose mi apparivano come se fossero coperte da un velo
bianco, come se fossero solo cose, senza anima.

I mille gesti quotidiani che perpetuamente si ripetono, perché il nostro corpo li ha in memoria

La mattina sorseggiavo il caffè, mangiavo due fette biscottate integrali, due spalmate di marmellata di albicocca light, mi rasavo la barba e il giorno appresso facevo gli stessi gesti come ogni mattina: sorseggiavo il caffè, mangiavo due fette biscottate etc… poi andavo a lavoro dopo aver salutato sulla guancia mia moglie dicendo: a dopo tesoro! e aver detto ai miei figli: mi raccomando!, dunque, tornavo indietro, dopo aver chiuso la porta di casa per
cercare il telefonino che avevo puntualmente dimenticato sulla mensola della cucina,
poi, scendevo per le scale di corsa, dopo aver premuto il pulsante dell’ascensore che
tardava ad arrivare. Giunto al lavoro, accendevo il computer, controllavo l’e-mail, e
poi, alle 11 mangiavo la frutta perché lontano dai pasti non fermenta. Potrei continuare
sull’onda dei mille gesti quotidiani che perpetuamente si ripetono, perché il nostro
corpo li ha in memoria.

La Sindone Profana che ingabbia i gesti in una sorta di cerimonia da ripetersi ogni giorno

Eppur, a volte, si annida una luce bianca nei nostri occhi, come se un Male Bianco avesse avvolto l’anima in una sorta di Sindone Profana e avesse ingabbiato i gesti in una sorta di cerimonia da ripetersi ogni giorno, così. Io mi chiamo Fiore Aldrovandi e in realtà non mi manca nulla. Ho una moglie, due figli, un padre e una madre ancora vivi, un buon lavoro, una bella macchina, vado in palestra, vado alla Spa, faccio saltuariamente massaggi. Avendomi l’oculista rassicurato sul mio perfetto apparato visivo, un giorno mi decisi, e andai dal prof. Brando Fieramonti, in quanto la luce bianca che mi attanagliava, sembrava allontanarmi dalle cose e da tutto, come se non appartenessi più alla mia vita di sempre e come se la mia vita di sempre non mi appartenesse più. Gli raccontai la mia storia, raccontai che non avevo avuto problemi,  che la mia vita era filata sempre liscia. Gli raccontai anche, però, che non ero felice! e che facevo le cose come un automa, in perenne routine e in modalità automatica, come se Io non fossi Io, e come se Io stesso fossi guidato dalle cose da fare.

Due note che si somigliano, se una viene suonata e l’altra premuta, cominciano a vibrare all’unisono

Ricordo molto bene cosa fece il prof. Fieramonti il primo giorno che lo incontrai: si alzò dalla sedia e si accomodò al pianoforte che aveva nello studio. Tenne premuto un Do e fece suonare il Do 1/8 sopra. Accadde qualcosa di straordinario. Il Do premuto senza essere suonato si mise a vibrare insieme all’altro Do – Sa come si chiama questa cosa?… mi disse –
RISONANZA SIMPATICA! – girai un po’ il capo come fanno i cani quando non
capiscono qualcosa – Due note che si somigliano, se una viene suonata e l’altra
premuta, cominciano a vibrare all’unisono. La stessa cosa accade con gli esseri umani.
Abbiamo aria dentro il nostro corpo e le vibrazioni ci attraversano. Sappi che i corpi si
riconoscono prima che la consapevolezza abbia luce.

Se due persone si somigliano cominciano a vibrare all’unisono.

Sarà forse che la sua anima non vibra più? Si accontenta di routine perché la routine le da sicurezza, si accontenta di gesti quotidiani perché le danno un appiglio d’esistenza. Credo che abbia paura di cadere nel botro!? Il ripetere le stesse movenze fa di lei un bravo ballerino ma, ahimè, non potrà mai diventare musica. Il Male Chiaro avanza come l’alta marea.

Depressione bianca, e quel Boa constrictor al collo

Sa come si chiama questa cosa: Depressione Bianca! E’ una forma di malessere che ti stritola, perché apparentemente non sei depresso, in quanto, mantieni la giusta velocità e i pensieri ti scorrono sui progetti di vita, eppure, hai un Boa constrictor al collo e non lo sai! – Ricordo che prima di andarmene dallo studio il prof. mi regalò un libro: “L’arte del
buttare senza sentirsi in colpa!”. Lo lessi in una notte, e mi presi due ore del giorno
seguente per ripetere i passi più importanti che mi avevano galvanizzato. Perché mi ero
appesantito così tanto? perché mi portavo dietro gli oggetti che non mi servivano più?
Quanti gesti obsoleti compivo ogni giorno che avrei potuto eliminare dalla mia vita?

La casa si stava svuotando, e più la casa si svuotava, più la mia anima si andava animando

In fondo, forse, aveva ragione Kundera, temevo per caso la leggerezza dell’essere?
Incominciai con le cornici d’argento nel salone, e comunque, decisi di eliminare un
oggetto inutile al giorno. La casa si stava svuotando, e più la casa si svuotava, più la
mia anima si andava animando. Incominciai a sorseggiarmi il caffè la mattina solo se
mi andava e a non seguire più la memoria del corpo perché solamente condizionato.
Un giorno mi mangiai a colazione un fico d’india e capii di aver acceso la luce quando,
rientrato affamato dal lavoro, non mi fiondai verso lo stipetto del pane, di contro, mi
arrestai, apparecchiai la tavola come non avevo mai fatto prima, e cucinai come ogni
Santo Cristiano. Mi regalai un gesto d’amore, piuttosto che sostituirlo con un bugiardo
fottuto strafogato tozzo di pane che mi avrebbe lenito solo momentaneamente quel gran
senso di vuoto. D’un tratto, mi resi conto di essere stato solo pubblicità nel film della
mia vita.

In giro esistono solo dei brand che corrono per le strade con etichette lavabili a 30 gradi

Ancora oggi, in giro, non incontro persone, ma solo dei Brand che corrono
per le strade con etichette lavabili solo a trenta gradi. Quando mi accorsi di avere il
Male Chiaro, da subito riconobbi quelle persone che guardavano il mondo con la luce
rarefatta e fredda da ospedale. Non si possono cambiare le persone, si può cambiare, però, l’approccio alle persone.

“Cimitero delle parole morte e dei gesti inutili!”

Quando vidi il rito del funerale degli Aghi Spezzati in Giappone, decisi di dedicarmi una cerimonia: Istituii il “Cimitero delle parole morte e dei gesti inutili!” e gli celebrai le onoranze in pompa magna. Feci morire le frasi che mi arrecavano danno e sotterrai i gesti correlati. “Non sono all’altezza – spalle ricurve”; “Non ce la faccio – broncio”; “Non sono capace – testa bassa” etc… e generai altri gesti e nuove parole: “Sono capace-testa alta”; Sono all’altezza – schiena dritta e piedi saldi”; “Ce la faccio – sorriso luminoso”. Accadde che una sera, passando con la macchina per quella rotatoria, non vidi più quel neon grande a luce bianca: “Cicicu’… Cicicu fe-fé, d’o Brasil, Sao Cafe’!… dunque incuriosito mi fermai,
posteggiai la macchina, entrai nel Bar sottostante dove un tempo c’era l’insegna
luminosa, e giunto al banco, il Barista fece – Prego? – Un Caffè Guglielmo! – risposi.
Il Barista mi fece l’occhiolino aggiungendo – Il Caffè che fa Centro! – Riconobbi oltre
lo slogan il Male Chiaro di un insoddisfatto in preda alla routine. Sentii l’odore del
caffè, lo vidi così nero e ne percepii il calore fumante, il suo aroma era inconfondibile
e m’inebriai al gusto, perché anche le cose hanno un’anima se il nostro sguardo ha
colori e profondità e, soprattutto, se il nostro sguardo ha cuore.

Mi liberai dal Male Chiaro quando decisi finalmente di vivere il film della mia vita e di girarlo senza pubblicità

Mi liberai dal Male Chiaro quando decisi finalmente di vivere il film della mia vita e di girarlo senza pubblicità. Decisi di custodire il mio marchio e di non venderlo, decisi di vivere ogni giorno come fosse il primo, e di essere votato al cambiamento perché la Vita è un Luna
Park pieno di luci colorate, perciò, andai verso la vita e uscii dal Bar quando un
bambino, che giocava a palla, si nascose dietro una macchina, e sporgendo il capo disse
– “CiCiCu’?”-… “Settete!”- risposi!…poi risi, risi come non mai, e iniziai a ballare e
Risuonare Simpaticamente con il cielo vibrando all’unisono con le stelle, perché il mio
sguardo aveva un cuore stracolmo di luci colorate.

*Medico Psichiatra e psicoterapeuta