Premio per la legalità al maggiore dei carabinieri Gerardo Lardieri

Il riconoscimento conferito al capo della Pg della Direzione distrettuale antimafia, "bestia nera" dei latitanti e stretto collaboratore del procuratore Gratteri

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E’ uno dei più stretti collaboratori del procuratore Nicola Gratteri, e oggi guida la sezione di polizia giudiziaria della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il maggiore dei carabinieri Gerardo Lardieri, campano della provincia di Avellino, ha alle spalle 34 anni di lavoro e di esperienza nel contrasto alle organizzazioni mafiose, prima in Sicilia, poi in Calabria, dove arriva nel ’91 per prendere il posto del brigadiere Antonio Marino, ucciso dalla ‘ndrangheta in un agguato a Bovalino.

Lardieri premio legalità

Da Rosarno ai reparti speciali, prima il Ros di Catanzaro, poi quello di Reggio. E’ in riva allo Stretto che conduce importanti indagini che consentono di fare luce sugli scenari criminali della provincia reggina, dalla jonica alla piana di Gioia Tauro, con le operazioni “Pettirosso” e “Nostromo”, fino all’indagine nome in codice “Meta”, che sarà la madre di tutte le successive inchieste contro la ‘ndrangheta di Reggio Calabria.

E poi le operazioni che portano alla cattura di 14 dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia: tra loro Giuseppe Morabito il “Tiradritto”, i cugini Gregorio e Giuseppe Bellocco, Pasquale Tegano, il superboss Pasquale Condello.

Proprio le immagini del blitz a Occhio di Pellaro che ha portato alla cattura del “Supremo” hanno fatto da sfondo alla consegna al maggiore Lardieri del riconoscimento per la Legalità nell’ambito del premio Caposuvero, organizzato a Gizzeria dalla Pro-loco guidata da Giuseppina Fragale.

In quel filmato girato con le telecamere ad infrarossi, che racconta la concitazione dell’irruzione nel covo della primula rossa della ‘ndrangheta e la tensione dei militari che si trasforma in esultanza, sono sintetizzati l’impegno, il sacrificio, il coraggio degli uomini in divisa che lavorano in silenzio e lontano dai riflettori, e mettono in gioco ogni giorno la propria vita per contrastare le organizzazioni mafiose.

“I calabresi meritano di vivere in questa terra e di avere fiducia nelle istituzioni. Ci sono nelle istituzioni tante persone che credono in quello che fanno, soprattutto tanti calabresi che stanno dando un contributo elevato nel contrasto alla ‘ndrangheta”, ha detto il maggiore Lardieri, evidenziando come in Calabria sia radicalmente mutato nel tempo il rapporto di collaborazione con i cittadini: “Negli ultimi anni si è mosso qualcosa. Ogni giorno vengono nel mio ufficio tante persone a denunciare, anche da fuori regione. Come ha detto il procuratore Gratteri durante la scorsa edizione del premio, la Calabria non è omertosa, la gente ha solo bisogno di essere ascoltata”.

Dialogando con la giornalista Manuela Iatì, che ha presentato la parte del premio dedicata alla legalità, Lardieri ha rivelato quanto sia faticoso lavorare al fianco del procuratore Gratteri – “persona scrupolosa e alla continua ricerca della perfezione” – ma allo stesso tempo quanto sia prestigioso e motivo di orgoglio: “Sono davvero onorato – ha detto Lardieri – di ricevere lo stesso premio consegnato lo scorso anno al procuratore. Questo riconoscimento mi dà ulteriore stimolo a proseguire nella mia attività di investigazioni e di contrasto alla criminalità organizzata”.

GLI ALTRI PREMI

Nel corso dell’evento alla “Torre dei Cavalieri”, è stato consegnato un premio alla Memoria al magistrato Antonino Scopelliti, ritirato dalla figlia Rosanna. Premiati anche il giornalista Michele Albanese, il docente Unical Giancarlo Costabile, il direttore del reparto di malattie infettive del San Matteo di Pavia Raffaele Bruno, che ha curato dal covid il “paziente 1” in Italia. Premi anche ad esponenti del mondo della cultura, dell’imprenditoria, dello sport e dell’impegno sociale nel corso della seconda parte della serata condotta dalla giornalista Fabrizia Arcuri.

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