Costa : “Catanzaro, una città imprigionata ai limiti di un ponte di cemento”

Una battaglia di civiltà sarebbe quella per isole pedonali, piste ciclabili, zone a traffico limitato e a traffico pedonale privilegiato.

di Domenico Costa

Piccola città sconfitta e rassegnata, cantava così Pino Ranieri (in arte Ulisse) nel suo brano “Una Città nel pallone”, dedicato alla mitica squadra di calcio (U.S. Catanzaro 1929),raccontando ironicamente alcune scomode verità di questa martoriata terra.

Catanzaro, il Capoluogo delle Calabrie, ancora troppo avvinto ai fasti di un tempo, sia per quanto riguarda l’aspetto calcistico, che per quello legato ad una mancata crescita del territorio dal punto di vista economico, sociale e culturale.Purtroppo, come la nostra beneamata squadra di calcio, anche la stessa Cathacium sembra declinare ad un destino di terza serie, una Città imprigionata “ai limiti di un ponte di cemento”.

I ponti, così come descritti da Mauro Corona,uniscono separazioni, come una stretta di mano unisce due persone. I ponti cuciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze”. Il ponte Morandi, invece,simbolo della Catanzaro moderna, celebrato anche in alcuni film, vedi “La ballata dei mariti”, negli anni ha causato un frazionamento ormai irreparabile della Città, che negli anni sessanta invece di espandersi verso il mare, si è arroccata sui monti per esclusiva responsabilità di una classe dirigente palesemente inadeguata. I quartieri sembrano tanti paesi sparsi, mal collegati tra di loro e questo, inesorabilmente, procura una divisione profonda della Città.

Qatansar, al tempo della dominazione saracena, che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della Calabria, un naturale approdo, attende da anni il completamento del porto turistico.Un’infrastruttura necessaria che favorirebbe la crescita definitiva del quartiere marinaro.

Un centro storico deturpato negli anni con l’abbattimento del vecchio Teatro, del così detto stretto di Corso Mazzini, delle porte di entrata nella Città, del caratteristico mercato, del monumentale Banco di Napoli, e via elencando, abbandonato al suo malinconico destino.Le periferie degradate e, purtroppo,una manifestata incapacità di fare rete con i comuni limitrofi.Basti pensare al Parco archeologico di Scolacium che, se non fosse per il festival “Armonie d’Arte”, non sarebbe conosciuto dalla maggior parte dei nostri conterranei.

Ed ancora, una mancanza di visione e di progettualità che si rivela ogni qual volta si pensa di dislocare delle facoltà nel centro storico, avendo costruito il Campus e non puntando realmente alla sua crescita, così come avvenuto nella vicina Cosenza. Il Campus di Arcavacata, addirittura, non è stato realizzato nel territorio del comune di Cosenza, eppure la Città Bruzia, non sembra abbia risentito della “lontananza” dal Campus.

D’altronde pur avendo portato oltre 1000 studenti nel centro storico, con il dislocamento delle facoltà di sociologia, scienze motorie,corsi di alta formazione e Sspl non credo si sia risolto l’annoso problema della sua desertificazione.

Una disarmonia estetica e funzionale,da sistemare nell’immediato, sarebbe il Lungomare Pugliese spezzato a metà e collegato da un pontino proprio lì dove scorre il fiume.Completarlo sicuramente renderebbe più piacevole la passeggiata e darebbe continuità all’opera realizzata.

Gli interventi di riqualificazione generalmente dovrebbero rendere una Città più gradevole e vivibile. A Catanzaro accade sempre il contrario. Basti pensare al rifacimento di Piazza Brindisi e Piazza Matteotti.

Il nuovo Tribunale, del quale nessuno ha evidenziato l’orrenda scelta del colore grigio dei pannelli, nulla ha a che vedere con l’architettura dello storico edificio, neanche nei colori preesistenti.

C’è da dire, in verità, che molto è stato fatto negli ultimi vent’anni, dai luoghi di cultura alle strutture sportive, dalla riqualificazione del lungomare ai vari interventi nei quartieri.Speriamo si completi in fretta la metropolitana di superficie, così da poter rafforzare la mobilità urbana e creare realmente una smartcity.

Maggiore cura meritano certamente le aree verdi collocate nei quartieri e nel centro storico, che spesso vengono lasciate in stato di abbandono dimenticando che le piante oltre a qualificare l’arredo urbano, depurano l’aria, abbassano la temperatura e migliorano la qualità del vivere.Immagino una Città più verde,ancor più ricca di parchi e giardini.

In una Città devono essere belle Piazze e Tribunali, Biblioteche e Teatri, Manufatti e Musei. Piazza Prefettura e Piazza Duomo trasformate in parcheggi, Piazza Matteotti che, continuo a ribadire, è oggettivamente brutta. Piazza Stocco, una delle principali entrate in Città, degradata e circondata da ruderi.

Una battaglia di civiltà sarebbe quella di introdurre, una volta per tutte, identificando delle zone in Città, isole pedonali, piste ciclabili, zone a traffico limitato e a traffico pedonale privilegiato.

Come affermato qualche mese fa da Renzo Piano, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, “bellezza è una di quelle parole che vanno usate con grande attenzione, come silenzio, una parola che svanisce appena la evochi. Una parola, bellezza, che purtroppo ci è stata rubata dalla società dei consumi che l’ha trasformata in qualcosa di frivolo, di inutile, di superficiale”.

Ed invece io credo che le Città, e soprattutto Catanzaro, vadano ripensate dal centro alle periferie,collegandole con un efficiente trasporto pubblico, con il mobilitysharing, con piste ciclabili, laddove possibile, con una sempre funzionante funicolare.

Soffermandoci per un momento sul quartiere marinaro, unica zona in espansione,è facile affermare che riqualificando soltanto alcuni spazi pubblici, come l’area dell’ex Tonnina, Piazza Dogana, Piazza Brindisi, l’area Teti, il definitivo completamento del porto ed unendo i due lungomari, quello di Giovino con il lungomare Pugliese, il quartiere cambierebbe completamente volto, ovviamente affidandosi a progettisti di qualità.

Però continuano a mancare le occasioni di confronto e soprattutto di ascolto.Questa Città ha grandi potenzialità, bisognerebbe semplicemente capire che i tre Colli ormai non bastano più, Catanzaro va pensata in grande.

E per pensarla in grande è anche necessario immaginarla come espressione di luoghi di bellezza, così come diceva Dostoevskij: “se costruisci luoghi per la bellezza, forse non salverai il mondo, ma salverai molta gente e farai in modo che la gente sia migliore”.

Sostiene ancora Renzo Piano, con il quale mi trovo in perfetta sintonia, quando dice che “alle persone che passano, attraversando questi luoghi di bellezza, si accende sempre una luce negli occhi, la luce dell’intelligenza, della consapevolezza, della curiosità, del ragionare con la propria testa, del farsi delle domande e del trovare le risposte, una luce che cogli subito”.

La nostra Città è baciata dalla bellezza, come scriveva Gissing “era un quadro insuperabile nella ricchezza dei toni; il denso fogliame, del verde più intenso e più caldo, brillava e lampeggiava, con una magnificenza accresciuta dal riverbero delle innumerevoli sfere d’oro che lo ornavano. Al di là, il mare incantato, rosso e violaceo, mentre il sole splendeva all’orizzonte che si faceva indistinto. A levante, al disopra dei contrafforti della Sila, era una luna quasi piena, gialla come le foglie autunnali, in un cielo leggermente rosato”.

La Città delle tre V, ha bisogno di una nuova luce, la luce di uomini liberi che abbiano voglia realmente di contribuire alla crescita del territorio sotto ogni punto di vista. Senza cultura e bellezza non può esserci futuro. La ricerca della bellezza è un atto politico, la politica non può limitarsi all’ordinaria amministrazione e dovrebbe tornare ad agire tenendola sempre a mente perché, come ricorda Hillman, “la bellezza è in grado di incidere in profondità sulla psiche personale e collettiva delle persone. La bellezza riguarda quindi il nostro modo di vivere e di stare al mondo”.

La Magnifica et Fidelissima di Carlo V deve necessariamente tornare a volare e dimostrare di meritare il ruolo di Capoluogo delle Calabrie.

*Dottore in Giurisprudenza