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Veicoli ed ingombranti ritirati ma restano pur sempre una pecora nel condominio ed un ciclomotore su un balcone del V piano

Il costo economico, sociale e di dispendio di energie di queste operazioni è altissimo e le immagini del dopo suggeriscono che il cammino è ancora lungo e difficile

26 auto, 2 furgoni e 12 moto, cinque strutture abusive, per le quali si procederà con la denuncia per abuso edilizio . Questo è uno dei bilanci  finali dei due giorni di bonifica in viale Isonzo 222, dove ha lavorato la task force composta dal Comune di Catanzaro (presenti Franco Longo, Domenico Cavallaro, Salvatore Tarantino al comando della Polizia Municipale e Franco Greco) dalle Forze dell’ordine impegnate nei servizi predisposti dalla Questura di Catanzaro (Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia con il coordinamento del vicequestore della Polizia di Stato Giacomo Cimarrusti) e dalle ditte Verdeidea, Sieco, Catanzaro Servizi e Nisticò nel tentativo di riportare le condizioni di vivibilità del quartiere ad un livello accettabile. Stessa cosa era stata fatta nel quartiere Aranceto all’inizio di Agosto.

Ma un bilancio di questo genere, dal punto di vista economico e sociale, non può mai uscire in pareggio. Trattandosi di una decisione politica ognuno la leggerà a suo modo. Qualcuno dirà “finalmente noi abbiamo fatto ciò che non si faceva da anni” altri diranno “si poteva fare di più”. Nessuna ragione però avrà mai ragione.

I costi altissimi di un’opera di bonifica tardiva e non definitiva

L’opera di bonifica così concepita ha avuto dei costi altissimi. Alcuni quantificabili, come ad esempio il prezzo extra che avrà il conferimento degli ingombranti in discarica, circa 150 euro a tonnellata che andranno a pesare sulla fiscalità di tutti i cittadini. Immondizia stratificata, che, laddove non fosse così tragico, si potrebbe dire che faceva parte del paesaggio.  Altri non quantificabili, come l’impiego di un nutrito numero di forze dell’ordine necessario al fine di garantire il corretto svolgimento delle operazioni.

E questo perché? Perché dal punto di vista sociale in quei quartieri non si è mai intervenuti per ripristinare lo Stato di diritto che regola la civile convivenza tra gli esseri umani.

Le responsabilità sono datate e non certo di oggi, hanno radici nel secolo  scorso.

La pecora nel condominio e il ciclomotore sul balcone

Ma al di là delle parole, che non saranno mai abbastanza per descrivere la reale situazione, parlano le immagini. Quelle del prima, ma se è possibile, ancor di più quelle del dopo. L’area è pulita, non splendente certo, ma pulita. Ma a ben guardare tra quei palazzi si scorge una pecora, perfettamente a suo agio, nel cortile di un palazzo e un ciclomotore sul balcone di un quinto piano di uno di quegli stabili da dove, in questi due giorni, da dietro le finestre e le tende hanno osservato silenziosi i residenti, alcuni legittimi occupanti degli immobili, altri abusivi.

Cerchiata di rosso una pecora in un condominio di viale Isonzo

Sul balcone di uno stabile di Viale Isonzo un ciclomotore

 

Un cammino ancora lungo e tortuoso prima di arrivare alla normalità

Quindi finchè, alla vista delle forze dell’ordine ci saranno donne che faranno la ronda nel quartiere per capire cosa accade e riferire per capire se c’è qualcosa da far sparire, finchè qualcuno terrà un ciclomotore su un balcone ed una pecora nel cortile di un condominio, ogni tipo di bonifica darà utile solo a chi cerca di farsi una ragione qualsiasi dove una ragione a tutto ciò che c’è intorno non c’è.