Acquam in ore, l’indagine sull’affidamento della piscina comunale si arricchisce di colpi di scena

Antonino Lagonìa querela Gianpaolo Mungo. L'avvocato Lomonaco : "Quadro torbido ed inquietante"

 

“L’attività tecnica disposta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro nell’ambito del procedimento penale denominato “Aquam in ore”, ha disvelato un quadro torbido ed inquietante. Era doveroso quindi rivolgersi nuovamente agli inquirenti per accertare e perseguire condotte criminose gravemente pericolose“. Con queste motivazioni Antonio Lomonaco, legale dell’Asd Catanzaro nuoto, ha spiegato  il perché nei giorni scorsi, è stato ritenuto necessario procedere ad una nuova querela da parte di Antonino Lagonia, suo assistito, nei confronti di Gianpaolo Mungo, ex assessore allo sport del Comune di Catanzaro. La denuncia è stata presentata presso la stazione dei carabinieri di Catanzaro Lido.

LA PRIMA DENUNCIA E L’AVVIO DELLE INDAGINI

Già nel 2017 Lagonia, quale Presidente dell’associazione sportiva  “ASD Catanzaro Nuoto”, aveva denunciato Mungo. Dal quell’atto era scaturito il procedimento penale nr. 2192/2018 r.g.n.r. Mod. 21, nell’ambito del quale lo stesso Lagonia è indagato  insieme a  Mungo e Salvatore Veraldi.

Lagonia dettaglia il tutto dicendo. Nello specifico, “dal 2001 gli affidamenti in gestione della piscina comunale “V. Caliò”, nonché dei campi da tennis “S. Giancotti”, erano oggetto di bandi di gara e/o manifestazioni di interesse posti in essere dalla Catanzaro Servizi Spa, ovvero municipalizzata del Comune, alla quale venivano demandati diversi servizi pubblici”.

IL RUOLO DELLA CATANZARO SERVIZI

“Successivamente, in particolare nell’anno 2003, la Catanzaro Servizi Spa costituiva la ASD Gruppo Polisportivo, alla quale a sua volta attribuiva il compito di gestire gli la piscina ed i campi da tennis del Comune di Catanzaro; tuttavia, nel 2010, veniva indetta una manifestazione di interesse avente proprio ad oggetto l’affidamento degli spazi d’acqua comunali, la quale veniva aggiudicata dalle associazioni sportiveASD Gruppo Atletico Sportivo (GAS) e ASD Sportinsieme”.

I RAPPORTI TESI TRA LE SOCIETA’ SPORTIVE E L’INTERVENTO DI MUNGO

“Il 20 novembre 2013 – prosegue Lagonia –  nasceva l’associazione sportiva ASD Catanzaro Nuoto, perciò, previa affiliazione alla Fipsas., Fin, Fitri e Fisba e Asi, nel 2014, partecipavo alla manifestazione di interesse indetta dalla Catanzaro Servizi che prevedeva l’affidamento della concessione d’uso di spazi d’acqua per una durata di anni due All’esito della la Catanzaro Nuoto risultava aggiudicatrice, unitamente alle altre due associazioni già operanti all’interno dell’impianto, ovverossia la ASD “GAS” e la ASD Sportinsieme. Tuttavia , sin dal momento dell’insediamento, la Catanzaro Nuoto si ritrovava ad affrontare non poche difficoltà,poiché la sua presenza non era gradita alle altre due associazioni sportive sopracitate, tant’è che la situazione all’interno dell’impianto comunale diventava insostenibile; pertanto, decidevo di rivolgermi all’ex Assessore con delega allo Sport del Comune di Catanzaro Giampaolo Mungo, al fine di chiedergli alcuni suggerimenti per risolvere bonariamente i  suddetti dissidi e, conseguentemente, giungere ad una pacifica gestione degli spazi d’acqua rispettivamente assegnati”.

“In seguito a ciò – racconta ancora il presidente dell’Asd – se da un lato i rapporti con le menzionate organizzazioni sportive tendevano effettivamente a migliorare, dall’altro lato il Mungo iniziava ad avanzare richieste di vario tipo (in particolare dopo la contrattualizzazione della figlia), anche di natura economica, sfociate poi in minacce; nello specifico, tali accadimenti erano oggetto della denuncia-querela del 14.12.2017″

LE RISULTANZE INVESTIGATIVE E QUELLA C.N.R CHE SECONDO LAGONIA SVELA UN SISTEMA CORROTTO

Da qui in poi Lagonìa inizia a mettere insieme le risultanze investigative che secondo lui sono oggetto di un’attività diffamatoria nei suoi confronti. “Più segnatamente, al paragrafo 4 della C.N.R., intitolato “Considerazioni”, si legge: “Il Veraldi, sulla spinta del Mungo, ha reso dichiarazioni tali da spostare l’attenzione degli inquirenti sul Lagonia”; di seguito, veniva riportato il caso della restituzione di un compenso ricevuto dal Veraldi, così come raccontato dal medesimo dinnanzi all’organo d’accusa.  Nel caso di specie, Veraldi sosteneva di aver pattuito, per l’espletamento dell’attività di volantinaggio, un compenso ricevuto tramite bonifico sulla sua carta PostePay, pari ad euro 7.300; di poi, secondo la sua ricostruzione, io mi sarei accorto della esosità della somma bonificata e, pertanto, avrei chiesto la restituzione di euro 5.500. Tale falsa esposizione dei fatti giovava sia al Veraldi che al Mungo, in quanto giustificava i vari movimenti di denaro registrati sulla suddetta PostePay.

Nello stesso senso, gli investigatori affermano: “Dalle attività tecniche, come già indicato in precedenza, è stato anche accertato che le dichiarazioni del Veraldi sono state in parte “pilotate” dal Mungo in cambio di somme di denaro destinate al pagamento delle spese legali del primo o comunque promesse come regalo di nozze

Si legge ancora:“…il Veraldi ha più volte sottolineato in alcune conversazioni intercettate, di essere estraneo ai fatti e di essersi trovato in vicissitudini giudiziarie per aver fatto “un piacere” ad un amico, presumibilmente il Mungo, consistito nel ricevere, sulla propria PostePay, delle somme di denaro”; tuttavia, concludevano affermando che “il Veraldi è però apparso fortemente intenzionato a “sostenere”, con le proprie dichiarazioni, l’innocenza del Mungo

QUELLE RAGIONI DI INTERESSE TRA I DUE INDAGATI MUNGO E VERALDI E LA SOCIETA’ DI UNO DEGLI ATTUALI ASSESSORI DELLA GIUNTA ABRAMO

Nella stessa suddetta C.N.R., paragrafo 3.4 intitolato “La figura di Veraldi Salvatore”; nel dettaglio, la convinzione del Veraldi circa l’estraneità dei fatti del Mungo era proprio riconducibile a “ovvie ragioni di interesse economico”. Tra l’altro, gli investigatori segnalavano anche la sua partecipazione al programma “Garanzia Giovani”, tramite la società di un esponente della giunta Abramo .

In conclusione, viene ribadita la tesi secondo cui  “il Veraldi ripone grandi aspettative nel credere che il Mungo, a cui lui dice di aver fatto “diversi piaceri cacciandolo dai guai”, ripaghi la sua “devozione” procurando un lavoro alla sua futura moglie

NELLA C.N.R VERALDI AMMETTE LE BUGIE DI MUNGO DURANTE L’INTERROGATORIO

“A sostegno di quanto evidenziato – dice Lagonìa –  pertanto, occorre riportare i risultati investigativi ottenuti mediante l’espletamento di attività tecniche, ambientali e telefoniche – che hanno portato alle suesposte considerazioni – così da avere una maggiore chiarezza circa il tenore delle condotte poste in essere dai querelanti.

In particolare, emblematica è la conversazione ambientale del 16 marzo 2019, proprio tra il Veraldi ed il Mungo, poiché dalla medesima emergono “una serie di menzogne dichiarate dal Mungo e dal Veraldi nel primo interrogatorio, quello del 4 febbraio 2019”.

Ebbene, alla luce di quanto evidenziato, appare chiaro secondo Lagonia,  l’intento dei due querelanti, ovvero quello di addossargli  delle responsabilità, pur essendo consapevoli della sua  innocenza e, per l’effetto,  prospettare fatti diversi con effetti sostanziali sull’apparente consistenza dell’accusa.