“Giornata mondiale sull’Alzheimer”, I Quartieri: In Calabria c’e’ poco da festeggiare

Dovremmo forse festeggiare nell’accettare la morte dei nostri cari, com’è avvenuto senza una spiegazione, da soli come fossero dei cani in un reparto ospedaliero, avendone notizia “per caso” dopo molte ore dal decesso?

Il 21 settembre in Calabria non è un giorno di festa, ma resta l’ennesimo giorno di pianto e di solitudine di quanti, pazienti e famiglie, hanno incrociato sul loro percorso la Malattia di Alzheimer.

Eppure nonostante una realtà che è assolutamente inesistente e poco adeguata alle demenze ed alla Malattia di Alzheimer, in Calabria – da sempre – sono in tanti, in troppi abusivi a festeggiare la ricorrenza, facendo immaginare, falsamente, il raggiungimento di un punto di svolta rispetto alla malattia e di una nuova speranza per il futuro. Questo futuro immaginifico è una beffa per chi vive la malattia, che diventa ancora più atroce perché dietro c’è la consapevolezza di chi usa la falsa notizia, solo per continuare attraverso “associazioni pilotate”, strutture socio-sanitarie inadeguate, mancata programmazione sanitaria a lucrare sui fondi disponibili, senza aggiungere alcuna prospettiva di cura adeguata. E’ quanto si legge in una nota stampa dell’associazione I Quartieri.

C’è in questa forma di associazionismo al denaro, una grossa responsabilità della politica regionale, da troppi anni disattenta o complice di un sistema ormai consolidato, i cui punti di forza (?) sono sempre in negativo secondo la narrazione della cronaca giornalistica, o peggio ancora che falsifica i risultati mai raggiunti, facendo marketing scenografico, dove la soluzione al problema resta confinato in valigie, sempre di cartone, lacerate e laceranti in quel concetto di umanità, da troppo tempo archiviato.

C’è poco da festeggiare. E questa “presunta” festa diventa ancora più oscena in tempo di Covid-19 se a distanza di ormai sei mesi le strutture sanitarie, le RSA in Calabria restano blindate ad ogni forma di umanità e di percezione dei parenti, per una manifesta volontà o incapacità a programmare, in sicurezza, un ritorno alla normalità, quella che per i malati di demenze in generale è fonte di sopravvivenza. In tutto questo un aspetto significativo, peraltro mai indagato da chi ha il compito sanitario,  sono i tanti limiti strutturali delle RSA che diventano ulteriore motivo di isolamento, però tutto va bene (?). Applausi diffusi, perché la decretazione d’urgenza in tema di pandemia, ci lascia solo la possibilità di battere le mani come foche ammaestrate, senza dover mai domandare: la domanda è impedita per procedura sanitaria riconosciuta.

Ho letto – scrive Alfredo Serrao – da qualche parte che la regione Calabria sta lavorando sull’attuazione del Piano Nazionale per le Demenze. Da anni ormai si decanta tale operato, ma senza le dovute ricadute sul territorio, dato che non è finanziato a livello nazionale. Oppure pensiamo che la sanità regionale possa barattare pochi spiccioli come servizi del Piano Nazionale per le Demenze, per mettere a tacere il narcisismo personale di qualcuno? C’è da chiedersi chi sta decidendo i destini delle nostre famiglie e dei nostri cari, solo perché sono seduti ai tavoli tecnici? Festeggiamo ancora…

Festeggiate allora. Festeggiate tutti perché noi non abbiamo nulla da festeggiare. Dovremmo forse festeggiare nell’accettare la morte dei nostri cari, com’è avvenuto senza una spiegazione, da soli come fossero dei cani in un reparto ospedaliero, avendone notizia “per caso” dopo molte ore dal decesso? Dovremmo festeggiare nel valutare il taroccamento dei dati sanitari, nel momento del lock-down, la cui conoscenza, forse, avrebbe dato un opzione possibile a quanto poi si è verificato, con una complicità diffusa in ambiti sanitari  e di tutela dei più deboli? Dovremmo festeggiare perché tutti i pazienti reclusi nelle RSA godono di un involuzione ed un peggioramento della malattia, con dati allarmanti, perché la visione è quella di uno zoo-safari, dietro un vetro, quando viene concesso e non sempre a tutti su un vezzo di gradimento o di possibile disturbo.

Già c’è il concetto del disturbo, la domanda crea disturbo, quella che scatena il fuoco incrociato del sistema che si deve difendere ed oppone, come sempre, la sola risposta che conosce: il silenzio.

In questo silenzio, che tutti conosciamo per detta del Procuratore Gratteri, essere un metodo mafioso, tutto si consuma, le morti, gli abusi, l’abbandono, l’uso non propriamente istituzionale dei fondi sugli anziani – come le notizie di cronaca certificano – una non riconosciuta umanità fatta salva la passerella ipocrita della domenica a Messa, però il 21 settembre si impone la festa!

Ed allora buona festa a chi ancora pensa di speculare sulla Malattia di Alzheimer, perché sarà una festa amara in Calabria, non solo per le tante incompiute colpevoli, quanto per una rinnovata sensibilità e capacità di lotta di chi ha incontrato la malattia, che continuerà a chiedere, a domandare, a pretendere risposte. Quelle risposte che non si potranno più liquidare con l’espressione che è il titolo del libro della dott.ssa Marisa Manzini, procuratore aggiunto di Cosenza: “Fai silenzio ca parrasti assai”, perché noi festeggeremo da oggi in poi, soltanto facendo domande pubbliche in forme ed in termini assolutamente circostanziati. Buona Festa.