Fiorita cita Bertolone e attende che la politica comprenda che alla città servono “uomini di buona volontà”

Una città ormai capoluogo solo sulla carta, ma che conserva ancora qualche carta da giocare

Sono trascorsi ormai più di due mesi da quando Sua Eccellenza Mons. Bertolone, nel pronunciare la sua omelia in occasione della festa di San Vitaliano, patrono della città, aveva utilizzato parole di rara lucidità e potenza per descrive la situazione che vive Catanzaro.

Purtroppo, ad oggi, nessuno tra chi governa la città ha inteso raccogliere quel discorso e ancora una volta una larga parte della politica cittadina ha dimostrato di essere più attenta agli interessi di piccola bottega – la nomina degli scrutatori, la polemica fine a sé stessa, qualche incarico a qualche amico – che alle grandi questioni che determinano il futuro della nostra comunità. E’ quanto si legge in un comunicato del consigliere comunale Nicola Fiorita.  Nelle parole del nostro arcivescovo c’è già, tutta quanta, la crisi profonda che attanaglia Catanzaro da qualche anno: ci sono indicate le ragioni, le questioni, le priorità. E da parte nostra ci ritroviamo anche per intere le cose che furono alla base della nascita di Cambiavento e le parole che diedero corpo alla campagna elettorale del 2017.

La città è stanca, divisa, sofferente ed è alla ricerca dell’identità perduta, dice mons. Bertolone citando opportunamente Franco Cimino. La transizione è troppo lunga, troppo incerta, aggravata dalla mancata “ricucitura” tra le sue diverse anime: il centro storico sempre più svuotato di abitanti e di occasioni di impresa; un quartiere marinaro che sta perdendo la sfida dello sviluppo turistico con l’aggravarsi delle condizioni di “movida” giovanile, la periferia sempre più slegata dal centro, il sud alle prese con forti fenomeni di degrado sociale e di delinquenza organizzata.

Una città ormai capoluogo solo sulla carta, ma che conserva ancora qualche carta da giocare. E anche sotto questo profilo la nostra consonanza con le parole di mons. Bertolone è totale: la risorsa università, la città della salute, la vocazione culturale del centro, la necessità di aprirsi al territorio circostante sono già una bozza di un programma di governo per chi raccoglierà i cocci e vorrà provare a trasformarli in oro.

Nell’omelia di mons. Bertolone- prosegue Fiorita –  c’è già la diagnosi e l’indicazione della direzione da intraprendere per uscire dalla malattia. Quello che la politica dovrebbe incaricarsi di fare è garantire la cura giusta, quella che ci possa portare fuori dalla crisi. Tre anni fa dicevamo – e continuiamo a pensarla così – che occorreva una rivoluzione gentile, un cambiamento reale e profondo che consentisse di superare le logiche familistiche e clientelari che hanno condotto verso il baratro la città e hanno azzerato l’autorevolezza dei suoi rappresentanti e che consentisse di rimettere in moto le energie, le intelligenze, le capacità di tante e tanti.

Mons. Bertolone chiude le sue riflessioni aggiungendo che quello che oggi serve, e che sicuramente manca a Catanzaro, è un “grande progetto” di sviluppo della Città, la riscoperta di una identità perduta, un grande processo di aggregazione delle migliori risorse della Città per costruire un progetto di rinascita della Città su obiettivi strategici di rigenerazione urbana. E’ proprio così: alla nostra rivoluzione e alla nostra città non servono eroi ma uomini di buona volontà. Uomini di buona volontà che facciamo un passo in avanti nella consapevolezza che sta tornando il tempo dell’impegno, del coraggio, della credibilità. Il tempo di cambiare il vento.