Franco Cimino: “Enzo Rotella era un vero e proprio eroe”

Enzo amava. Tutti. La vita. Il mondo

Da sedici anni ci vedevamo quasi tutti i giorni. In alcuni anche più volte. Lui non avrebbe potuto non vedermi a motivo di quella mia ( infruttuosa e non cercata) popolarità neppure molto significante. Io non avrei potuto non vederlo, per via dell’ormone che era, del quale mi colpiva quel viso da ragazzo dagli occhi buoni. I suoi colori, dall’abbigliamento alla persona fisica, erano tutti scuri e la sua espressione sembrava alternarsi tra una severità trattenuta e una tristezza innascondibile. Ma quei suoi occhi, quei suoi occhi scuri, avevano una luce particolare. Rasserenante. Confortante. Incoraggiante. Come a volerti dire” ci sono anch’io anche per te”. Forse eravamo amici e non ce lo siamo mai detto. Forse, per quella inconcepibile contraddizione che io, dall’alto della mia presunzione o arroganza culturale, rilevai quando, attraverso i social, scoprii che su alcuni temi politici e sociali eravamo distanti, abbiamo, credo reciprocamente, avuto paura di diventarlo, amici.

Probabilmente, anche su quei temi, o su alcuni di esseri, il suo dire schietto aveva una ragione che non seppi cogliere e che andrò a cercare adesso. Non ci siamo parlati mai. Ci vedevamo sempre e non ci siamo “incontrati” mai. Incredibile, ma è così. Di certo, però, non ci è mai mancato il saluto. Vero. Sincero. Aperto. Educato e rispettoso. Due i luoghi privilegiati del nostro rivedersi costantemente, come da appuntamento. Lo slargo, proprio sotto casa mia, prospiciente alle mura del San Giovanni, quelle che delimitano la terrazza sul mondo. Una specie di gemella della Bellavista. Lì, davanti all’enoteca e al centro dei due bar, lui, sempre in piedi accanto alla panchina, si incontrava con gli altri “ miei amici”, che di quello spazio ne sono i “proprietari e i vigilanti”. Uno spettacolo di cultura locale bello a vedersi. E loro, una bellezza esclusiva a rafforzarlo. L’altro luogo, eh l’altro luogo, è magico. Dico magico e non altro, perché, al di là della sua forza spirituale e religiosa, esso evoca un insieme di valori che si appartengono strettamente alla Città. Un luogo che molte storie raccoglie e in una, unitaria e identitaria, la sua magia pienamente rappresenta. Questo omone bello e forte, molto del suo tempo disponibile lo trascorreva lì. Sul sagrato o all’interno di quelle mure antichissime. La Chiesa monumentale di San Giovanni Battista era la sua seconda, anzi la sua terza casa. Vincenzo Rotella Impiegava tante fatiche per questa sacro edificio pure monumentale.

Sul piano organizzavo a sostegno di quelle del bellissimo parroco, don Francesco Brancaccio, che da anni la dirige con sapienza e umiltà e del cui dolore odierno sento il rimbombo. E su quello della più nobile tradizione, quale disciplinato membro della prestigiosa antica confraternita. Tutti i giorni lì. Tutte le domeniche a Messa e poi ad aiutare la parrocchia, soprattutto in questi duri mesi della pandemia per la regolamentazione degli accessi. Per non dire delle processioni, le poche ormai rimaste. E della Naca, di cui era animatore e meticoloso curatore di ogni pur minimo dettaglio. O di San Vitaliano, il patrono. In questi giorni del dolore condiviso, ho scoperto di lui tante cose, che non conoscevo perché non domandavo. E non per mancanza di curiosità, ma forse perché le mie erano già dentro le domande trattenute. Le notizie me le ha consegnate, con il cuore gravido di dolore, il mio amico Francesco, suo vecchio compagno di banco alle medie ed amico degli incontri veri e profondi, anche se rari ed estemporanei, come capita nelle vere amicizie. Ho scoperto che era un poliziotto. E di quelli buoni, che amava questo lavoro. Apparteneva con orgoglio al corpo della Polizia Stradale. E in particolare, quello sulla “motocicletta”. Il Poliziotto in motocicletta, figura mitica e leggendaria. Ho visto una foto, fatta circolare in rete in queste ore. Il mio “ amico” era in divisa e sulla moto d’ordinanza. Perfetto! Sembravano, tutti gli elementi rappresentati, creati apposta per stare insieme. La moto, quindi, la sua passione.

Mi dicono che da essa non si separava mai. In servizio, quella affascinante e “ sognante”. In privato la sua, carezzevole e carezzata. Ho scoperto ancora che era un artista. Forse per questo, tutti i giorni si incontrava con U Ciaciu, davanti all’abitazione del maestro, anche questa a due passi dalla piazzetta. Enzo creava presepi di tutte le dimensione e dalle diverse forme. Nella Chiesa del San Giovanni ogni Natale ne faceva uno sempre più bello. In un angolo della navata ve ne è uno piccolo e artistico in mostra permanente. Anche quello esposto al Musmi, il museo del Parco della biodiversità, è suo. Non lo sapevo e fortemente me ne scuso. I suoi presepi nascevano in tutto dalle sue mani e dalla personale architettura, che li armonizzava negli spazi dalla sua mente geniale. Siccome erano quasi tutti moventi i suoi elementi, l’artista impiegava una tecnica particolare per la creazione dei pastori. Questa: le mani e la testa con la creta, i tessuti per farne vestiti e coprire le parti mobili. Ne faceva tanti di presepi e li regalava. “ Ma perché non li vendi?” , gli chiedevano. “ Non li venderò mai, io lo faccio per passione”, la sua puntuale risposta. Enzo amava. Tutti. La vita. Il mondo. Se qualcosa disprezzava, mi dice Francesco, era l’ipocrisia e l’egoismo di quanti non solo pensano solo a se stessi, ma agiscono contro gli altri, gli indifesi in particolare, per prendere sempre più cose. Amava perdutamente la sua famiglia, la figlia e la madre sopra la sua stessa vita. I suoi amori li ha curati con una amorevolezza e una dedizione difficile da riscontrare in altri figli e in altri padri pure belli. Per questa via del suo Amore ho scoperto perché Enzo Rotella stesse sempre in questa piazzetta, che da ieri è davvero tutta sua( io gliela intitolerei). Al centro della stessa, dopo quel portone vecchio e in quel piccolo palazzo che sembra cadente e per il quale andrebbe presto fatto una ristrutturazione che restituisca bellezza al contesto, abitavano i genitori, che ogni giorno visitava e assisteva. Fino a poco tempo fa la sua adorata madre. Poco distante, quasi alle spalle di quello, la sua abitazione con moglie e figlia, che hanno, la sua Rosa in particolare, detto di lui le parole più belle. Figlio intenso, era Enzo. Doppiamente figlio bellissimo, esemplare, dei genitori. E di questa Città, che ha servito con cuore e cultura.

L’AMORE OLTRE LA FEDE

Mi viene da pensare che il suo amore per il San Giovanni andasse oltre la fede. La sua conoscenza( ha scritto con altri pure un libro) dello storico edificio e la cura che vi applicava, rappresentavano anche il suo modo di sentire, valorizzare e difendere Catanzaro, non per caso eleggendo, quale simbolo della sua identità, proprio questo complesso monumentale in cui la Chiesa si erge sovrana. Figlio, immenso e grato, è stato questo omone bambino, anche quando ha creato un presepe dedicato ai genitori, in cui nel pastore ciabattino egli raffigura con precisione il padre, che nella vita faceva proprio “ u calzularu”, e in quello della casalinga la madre. Un figlio, rispettoso e riconoscente, di Catanzaro, la città da oggi divenuta, con la sua prematura scomparsa, assai più povera. So di aver scritto molto di lui in questo che voleva essere solo un breve articolo in ricordo. Ho scritto tanto che non tornerò a rileggermi. Auspico solo che chi mi leggerà, invece, lo faccia, senza tediarsi, fino in fondo. “ Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi ” diceva Bertold Brecht. Fortunati, invece, quelli che gli eroi li hanno nelle più semplici persone, sostengo anch’io. Sono questi, quasi sempre invisibili, che salvano le comunità dalle loro stanchezze e sconfitte e le scuotono, con il loro esempio di vita, ad assumere il coraggio di prendere la propria Città sulle spalle per salvarla dal fuoco e dal terremoto. Enzo Rotella, era un eroe vero. Silenzioso e nascosto. Una lezione che non abbiamo ascoltato ieri. Un volto che ci farà lezione da oggi. Ancora le parole del suo e mio amico Francesco a chiudere questa lunga pagina di dolore che si fa gioia da cercare:” Enzo, era molto più di quanto la sua umiltà non lasciasse trapelare.”

Franco Cimino