Mirarchi: “Chiudere medicina dello sport dell’Asp avrà troppe conseguenze negative”

L'intervento del consigliere comunale di Catanzaro da vivere Antonio Mirarchi

“La chiusura temporanea ma senza alcuna indicazione su una successiva ripresa, a causa dell’emergenza Coronavirus, della Medicina dello Sport dell’Asp di Catanzaro, che fa capo al dipartimento Salute della Regione Calabria è un fatto da cui discendono una serie di conseguenze e tutte negative purtroppo. Si tratta infatti di una grave penalizzazione per una larga fascia d’utenti, – prosegue – di colpo lasciati senza un servizio essenziale per poter poi praticare una qualunque disciplina agonistica e non solo. Certo, ci sono sempre i privati a surrogare i deficit del pubblico, per carità. Ma tutto ciò ha chiaramente un costo talvolta non facilmente sostenibile per le famiglie. Penso, ad esempio, ai genitori di due o tre ragazzi della fascia d’età compresa fra i 12 e i 17 anni, che se visitati per ottenere la certificazione dal personale dell’Azienda sanitaria provinciale sono esentati per legge dal pagamento del ticket invece previsto a carico di tutti gli altri richiedenti il riconoscimento dell’idoneità. E si badi che stiamo parlando del range d’età da cui provengono la maggior parte degli atleti dei vari sport”.

A esordire così, attraverso un comunicato stampa, è stato il consigliere comunale di Catanzaro da Vivere Antonio Mirarchi, il quale sull’argomento ha aggiunto: “Da amministratore di questa città, ma nel caso di specie anche in qualità di operatore del settore essendo stato un ex calciatore poi diventato allenatore e dirigente tuttora in attività, non potevo non essere sensibile di fronte alle sollecitazioni ricevute rispetto a un problema da non sottovalutare. In merito mi domando come l’Asp e la Regione per quanto di rispettiva competenza si siano fatte trovare impreparate alla ripresa, seppur parziale e con tutte le  cautele del caso, delle competizioni agonistiche. Sembra infatti che la chiusura dei gabinetti medici preposti alle certificazioni sia dovuta alla mancanza di adeguati presidi clinici antiCovid. Una notizia incredibile, mi verrebbe da dire, e anche inspiegabile, considerato come quasi tutti gli altri ambulatori siano regolarmente aperti e dotati degli strumenti di tutela da contagio di Sars-Cov-2”.

 Mirarchi è insomma “costernato di fronte a quanto si sta registrando e aggiunge piccato nella sua nota: “Capisco che un po’ tutti, compreso pure quanti per mission istituzionale come il vecchio assessorato regionale alla Sanità non avrebbero dovuto esserlo, possano essere stati travolti dal Covid. Una specie di terremoto che ci ha gettati nello scompiglio. Ma adesso di tempo per reagire, non facendosi trovare impreparati, mi pare ce ne sia stato abbastanza. Ecco allora che trovo davvero disdicevole come un settore per tradizione costantemente operativo come la Medicina dello Sport che effettua oltre 3.000 (tremila) visite durante l’anno, talvolta con gli ambulatori funzionanti anche di pomeriggio per permettere a mamme e papà lavoratori di accompagnare i propri figli nelle ore di riposo, adesso sia inattivo”.