Controlli anti Covid, coppia sbarcata da Parigi: ‘Nessuna prevenzione’. E decidono di far da sè

Non è il primo caso segnalato. Nuova pecca nella gestione dell'emergenza

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    L’ultimo bollettino diramato dalla Regione testimonia di una situazione stabile nei contagi da coronavirus in Calabria. Dopo il picco delle positività a marzo, pur nella modestia dei numeri assoluti in confronto con le altre regioni (il 21 marzo i tamponi positivi erano 28 – citiamo qui e in seguito da un grafico dell’edizione odierna di Repubblica -), si è assistito a un rapido calo, del resto generalizzato in tutta Italia (1 solo caso nuovo caso registrato al 7 luglio). Come nel resto d’Italia, da quella data in poi si è verificato un aumento progressivo delle positività, che per quanto riguarda la Calabria è stato lento, assestandosi su una media di una ventina di nuovi casi al giorno a partire dal 7 settembre (17 casi positivi), per arrivare ai 16 nuovi contagi accertati il 7 ottobre, fino ai 21 dell’odierno bollettino.

    C’è allarme per la nuova ondata di contagi. Preoccupa la tenuta del Sud, in generale. C’è record di positivi in Campania, in Sicilia, in Puglia. Tanto che oggi Vincenzo De Luca, presidente campano, si è portato a Roma per colloquiare direttamente con il ministro della Salute Roberto Speranza e con il commissario all’emergenza Domenico Arcuri. Della Calabria non preoccupano tanto i numeri, quanto si teme la fragilità delle strutture sanitarie. Nonostante l’irresistibile propensione della presidente Jole Santelli alle ordinanze, dall’andamento abbastanza ondivago, talvolta più restrittive altre volte più permissive, e l’attuale disponibilità dei posti letto d’emergenza – abbiamo in Calabria un solo ricovero in terapia intensiva polmonare – in considerazione dell’allarme generale per una nuova recrudescenza dell’epidemia non è dato conoscere con esattezza quanto di nuovo e di incrementale – nelle strutture, nel personale, nella diagnostica, nella tracciabilità – si è fatto negli ospedali e nel territorio in questi mesi di relativa tranquillità. Su Catanzaro, in particolare, nonostante le precise domande rivolte alla presidente Santelli da un consigliere comunale sull’utilizzo dei fondi governativi, ma non solo, a disposizione, non è giunta risposta. A meno che non si voglia attribuire tale significato alla performance ballerina della presidente in quel di San Giovanni in Fiore.

    Il sistema dei controlli, poi, suscita diverse perplessità. Giungono quotidianamente segnalazioni di pecche e di falle. Qualcuna riguarda il varco all’aereostazione di Lamezia Terme. L’ultima l’abbiamo raccolta questa mattina. Venerdì 2 ottobre, V.L. e sua moglie, rientrano da Parigi con un volo di linea. Come prescritto, vengono invitati dal personale ad effettuare il tampone. Con loro un terzo passeggero, proveniente dal Canada e transitato per Parigi. V.L. e consorte doverosamente acconsentono. Ma dopo un quarto d’ora chiedono se c’è ancora molto da aspettare. Viene loro risposto che si attende il medico dell’Asp, ma non si ha contezza precisa dell’arrivo. I due allora lasciano i loro recapiti, di residenza e telefonici. L’accordo con il personale abilitato ai controlli è che saranno contattati a brevissimo tempo dal servizio territoriale di prevenzione. Come si intuisce, se stiamo qui a parlarne è perché a tutt’oggi, 8 ottobre, nessuno ha contattato V.L. Anche se V. L. e moglie hanno provveduto autonomamente a sottoporsi alla prova immunologica, che ha dato esito negativo. Buon per loro, e buon per tutti. Potremmo dire con Shakespeare che “Tutto è bene quel che finisce bene”. Ma non possiamo essere certi che tutto finisca sempre bene. V.L. ha comunicato quanto gli è capitato. Poiché non è l’unico caso di cui si sa, sarebbe bene che la gestione dell’aeroporto o l’Asp o il dipartimento Salute, qualcuno insomma della catena, spieghi e chiarisca. Perché V.L. e consorte non sono stati più contattati?

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