Riccio: “Giù le mani dai beni della Chiesa del Monte”

La Città di Catanzaro, con in testa il suo sindaco ed i parlamentari, scenda in campo per evitare l'ennesima spoliazione

Nei giorni scorsi, dopo oltre cinque secoli, i Frati Minori Cappuccini hanno lasciato la città di Catanzaro. Una scelta discutibile e penalizzante per la città Capoluogo di Regione, una scelta assolutamente incomprensibile nonostante un comitato spontaneo di cittadini ha tentato in tutti i modi, sollecitando anche S.E. Mons. Bertolone, di evitare questa ennesima mortificazione alla nostra comunità.

Purtroppo, però, tutti gli sforzi di mantenere attivo il convento dell’ordine ubicato nel cuore del centro storico e attiguo alla settecentesca chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia sono risultati vani. E’ quanto si legge in una nota del consigliere comunale Eugenio Riccio.

Una grave perdita, non solo dal punto di vista squisitamente religioso ed umano, ma anche dal punto di vista culturale e artistico. Sembra, infatti, che lo stesso Ordine abbia di deciso di trasferire altrove una serie di beni riconducibili ad acquisizioni della Pia Associazione del Monte dei Morti e della Misericordia e della Curia vescovile di Catanzaro – cui si sono aggiunte le numerose donazioni, ex voto, lasciti e offerte dei fedeli – e che risalgono per la maggior parte ai secoli che precedettero l’insediamento dei Frati Cappuccini nelle strutture loro affidate nel 1892 dai vescovi catanzaresi.

Beni che, pertanto, sono solamente affidati alla custodia dei Frati Cappuccini e che, invece, sono di proprietà della città entro la quale si sono formati e devono restare disponibili per la fruizione della comunità laica e religiosa.
A tal proposito, come ben spiegato in un recente intervento dal professor Luigi Mariano Guzzo, esiste una bolla del 1892 del vescovo di Catanzaro Bernardo Maria De Riso che nell’affidare “in perpetuo” all’Ordine Minore dei Cappuccini l’immobile attiguo alla Chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia e i terreni rurali di pertinenza aveva al punto 5 della stessa bolla “ammonito” l’ordine che (riportiamo letteralmente tradotte le parole del Vescovo De Riso che sembrava quasi aspettarsi questo abbandono della città) “… se un giorno (anche se lontano), per vicissitudine dei tempi, lo stesso Ordine dei Cappuccini mancasse o non potesse assolvere gli oneri predetti, oppure accettata questa missione e il ministero attraverso i successivi suoi Frati, o per comando degli stessi Superiori dell’Ordine, pensasse di rinunciare, allora stabiliamo che tutte le cose ritornino come prima, senza nessuna eccezione o diminuzione, oppure per prescrizione dei diritti; e così in questa ipotesi, (questo è il punto focale della vicenda n.d.c.) il Vescovo pro tempore, per la sua autorità, acquisirebbe, il pieno possesso con l’ampliamento, con la chiesa, con le proprietà, con tutti i beni mobili ed immobili con le pertinenze, con le accessibilità ai diritti, quindi rimuovendo chiunque dappertutto come illegittimo e abusivo detentore.

Nonostante questo importantissimo documento l’Ordine dei Cappuccini sta portando via dalla città beni dall’eccezionale valore storico e artistico che oggi, ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, assumono la qualifica di “beni culturali” e che, come tali, devono essere tutelati e valorizzati. Con la chiusura del convento, quindi, la città di Catanzaro rischia di essere spogliata di un patrimonio culturale non indifferente, affidato in questi secoli alla cura dei frati cappuccini.

Ci riferiamo alla biblioteca, che comprende migliaia di volumi di grande pregio e annovera anche cinquecentine, seicentine, settecentine e ottocentine. Questi libri dovrebbero andare a finire a Cosenza, dove la provincia monastica calabrese ha realizzato una biblioteca centrale. Sembra, infatti, che la biblioteca sia quella dell’ex convento dei Cappuccini ed è quindi nella disponibilità dell’Ordine.
Nonostante la maggior parte di quei beni e di quei libri sono stati donati al convento dei cappuccini sotto forma di legati testamentari, da parte di famiglie benestanti o di sacerdoti catanzaresi che speravano, in tal modo, di rendere un servizio culturale alla città intera, specie per i giovani meno abbienti.

La destinazione di molti di quei libri e degli altri beni è così strettamente connessa, anche sul piano dei diritti civili, alla città di Catanzaro. In altre parole, sono libri ed opere d’arte che parlano della vita, della storia, della cultura della nostra città e non possono essere così facilmente “delocalizzati”. Si potrebbe, quindi, parlare di legati “con onore”.

Ed il beneficiario di tale onere è il Comune di Catanzaro.

Non basta, quindi, procedere ad inventariare i beni e distinguerli sulla base del regime proprietario (e ritenere che i beni di proprietà dell’Ordine possano essere trasferiti dalla città di Catanzaro).
È innanzitutto necessario capire a quale titolo i beni (e i libri) siano di proprietà dei cappuccini, nonché i vincoli che gravano su di essi.

Solo un’attenta analisi degli atti di donazione può sciogliere i dubbi, prima di procedere al trasferimento, tanto sul piano del diritto civile che su quello del diritto canonico.

Infatti, anche per il diritto canonico – non si dimentichi che ci troviamo dinnanzi a beni che sono di interesse religioso, in quanto appartenenti ad enti ecclesiastici – il can. 616 del Codice di diritto canonico prevede che “per i beni della casa soppressa deve provvedere il diritto proprio dell’istituto, nel rispetto della volontà dei fondatori o donatori e dei diritti legittimamente acquisiti”.

Le volontà di quanti hanno donato devono essere rispettate anche per il diritto della Chiesa cattolica (previa sempre la possibilità di ottenere gli opportuni permessi alla Sede Apostolica, ai sensi del can. 1310).
Fin qui quanto ben spiegato dal professor Luigi Mariano Guzzo che collegandosi al punto 5 della bolla di mons. De Riso devono rimanere nella disponibilità del Vescovo di Catanzaro e della stessa città. Un esempio su tutti è il Crocefisso che si trovava nell’omonima cappella che oggi ospita le spoglie mortali della Venerabile (prossima Beata) Nuccia Tolomeo e che era un bene di culto quindi di proprietà dei Catanzaresi o il Giglio d’oro di Sant’Antonio (realizzato come ex voto dai lasciti dei cittadini catanzaresi) che sono di fatto di proprietà della città.

Se ad oggi, a difesa di un patrimonio storico, culturale e artistico così importante si sono mosse soltanto associazioni e comitati civici cittadini è tempo oramai  che tutta la Città di Catanzaro, con in testa il suo sindaco ed i parlamentari, scenda in campo per evitare l’ennesima spoliazione.

Personalmente- conclude Riccio –  in comunione d’intenti con molti amici a catanzaresi di buona volontà, laddove l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini continuerà nell’intendimento di spostare altrove i beni artistici, culturali e religiosi, procedero’ per vie legali nei confronti dell’Ordine stesso a difesa dei un patrimonio storico, artistico e culturale che appartiene alla città di Catanzaro.