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Le due particelle di via Montecorvino che pesano sulle sorti della giunta Abramo

Gli spazi contesi al centro di una disputa pluriennale tra residenti e altri privati che ha investito il Consiglio comunale e lo stesso sindaco. Il presidente Polimeni scrive alla Commissione Patrimonio

Mentre si attende il prossimo Consiglio comunale per valutare se la maggioranza che finora ha sostenuto la giunta cittadina abbia o meno ritrovato una parvenza di unità dopo la disastrata puntata di lunedì 12 ottobre, è venuta crescendo in molti la curiosità di sapere qualcosa in più sul casus belli che ha portato il consigliere del gruppo “Catanzaro per Abramo” Demetrio Battaglia ad abbandonare l’aula insieme a cinque altri componenti in segno di protesta verso la mancata discussione della petizione subito etichettata come “pratica Montecorvino”. In aula, nell’immediato, si è saputo poco, e quel poco è stato soverchiato dall’evidente disinteresse di tutti i partecipanti attratti più dal clamore della rottura che dal corpo contundente che l’ha provocata, rinverdendo – parola di Aquila della Notte – il vecchio monito del saggio capo Navajo rivolto allo stolto che invece di guardare la luna fissa lo sguardo sul dito di chi gliela indica. La petizione firmata da 356 cittadini è arrivata all’attenzione del presidente del Consiglio e del sindaco della città con protocollo del 29 giugno 2020, avendo per oggetto: “Annessione al patrimonio comunale dell’area adiacente alla via Montecorvino in prossimità della piazzetta prospiciente la chiesetta – Detta area da tempo immemorabile, ad uso pubblico, è riportata al catasto alla particella 636 e 638 del foglio 47 del Comune di Catanzaro”.

L’oggetto contiene già in sé l’assunto principale dei firmatari: che la particella di terreno di cui si tratta è pubblica, ed è pertanto assoggettabile alla annessione al patrimonio comunale. Sottotesto: se bisogna annetterla, è perché nell’attualità non è parte di detto patrimonio. Per capire bisogna fare un passo indietro. Un po’ lungo, dovendo arrivare al 27 agosto 1943, giornata tragica per il centro di Catanzaro, obiettivo dei bombardieri anglo-americani. Tra le tante macerie anche alcune case di via Montecorvino, e tra i tanti morti anche i loro abitanti. Nell’immediato dopoguerra il Comune intervenne con due azioni concomitanti: ripianò la gradinata (all’epoca vico Perarace) che da via Milelli porta a via Sensales, e ripulì l’area dalle macerie, pavimentandola a calcestruzzo. Al culmine della salita, che solo gli automobilisti provetti possono affrontare con la presumibile certezza di non rovinare carrozzerie e paraurti, si svolta abbastanza bruscamente a sinistra sulla piazzuola in oggetto che, subito dopo, si apre sulla facciata della chiesetta, pregevole per molte cose, non ultima essere l’unica chiesa del centro racchiusa in un edificio a sé stante, non attaccato ai fianchi o in coda ad altri immobili. La piazzuola, più che altro un piccolo slargo dopo l’erta salita, per decenni è stata utilizzata come parcheggio libero dai residenti ma anche dai tanti impiegati degli uffici, comunali e regionali, e delle scuole. Gli estensori della petizione sostengono che a partire dal 2006 questo spazio, corrispondente alle particelle citate, è stato oggetto di progressiva e ripetuta opera di privatizzazione, culminata con l’apposizione di paletti, di vasi, di auto in sosta permanente, per terminare nel 2019 con la stesura di una striscia di vernice gialla sul selciato a indicare una zona non travalicabile, non di libera fruizione. In sovrappiù, paletti e auto restringono la già striminzita ampiezza della corsia. Più volte i residenti si sono rivolti al Comune per protestare e per riportare allo stato precedente l’area, più volte funzionari del settore e vigili urbani hanno eseguito sopralluoghi sul posto. Per ultimo, il 29 giugno 2020 il presidente Marco Polimeni e il sindaco Abramo vengono investiti della questione con la petizione dei 356 firmatari che attendono una risposta nei termini statuiti.

Quali sono questi termini? Per verificarlo, siamo andati sul regolamento del Consiglio comunale e sullo Statuto comunale. I due testi sono in contraddizione sul punto dedicato alle petizioni. L’articolo 86 del Regolamento del Consiglio al comma 1 prescrive che il presidente trasmetta la petizione alla Commissione, la quale, secondo il comma 2, risponde entro 20 giorni. Sullo Statuto comunale le petizioni al sindaco vengono regolate dall’articolo 13: comma 2, il sindaco entro 30 giorni assegna la petizione all’organo competente; comma 4, se la petizione è sottoscritta da almeno 300 persone l’organo competente deve pronunciarsi in merito entro 30 giorni dal ricevimento. A parte i termini ballerini e comunque ambedue superati, la Commissione competente, ovvero quella Patrimonio, presieduta dal consigliere Fabio Talarico, non è stata con le mani in mano. Secondo quanto riferito dallo stesso Talarico nella seduta di Consiglio del 12 ottobre, l’organismo ha svolto tre sedute sul tema: una di sopralluogo e due di audizione. Sono stati ascoltati (quasi) tutti gli attori, protagonisti e non: i rappresentanti dei firmatari (che hanno ribadito le loro ragioni, suggerendo altresì che non basta una visura catastale a definire la proprietà di un bene), il dirigente del settore Patrimonio (l’annessione al patrimonio – ha detto in sintesi – è possibile qualora la proprietà è incerta; questo non è il caso di specie, a leggere le visure catastali che intestano chiaramente le due particelle; si dovrebbe quindi procedere a mezzo espropriazione per pubblica utilità con relativi oneri per l’Amministrazione), il dirigente del settore Urbanistica (la questione – ha detto in sintesi – appare di natura privatistica e per di più gravata da procedure giudiziarie tra le parti); il delegato del comandante della polizia urbana (si è detto a conoscenza dell’annosa controversia tra privati su cui pertanto non si può esercitare la competenza comunale; da verificare semmai la possibilità di agevolare il transito nella curva di immissione all’area). Insomma, tre pareri negativi della dirigenza sull’annessione perché allo stato l’evidenza documentale ufficiale propende in favore della titolarità privata dell’area. Da prassi, nessun presidente di Commissione porta in aula una pratica che riceve il parere negativo, unanime e concorde, della dirigenza. C’è da notare che il presidente Talarico, conscio della delicatezza dell’argomento, ha chiesto e ottenuto di poter procedere alla registrazione delle sedute di Commissione. La pratica, in ogni modo, non viene portata all’attenzione del Consiglio. Da qui la presa di posizione dei sei consiglieri comunali, tutti appartenenti allo stesso gruppo di Talarico, “Catanzaro per Sergio Abramo”. Come da cronaca del Consiglio, con ciò la cosa ha tracimato l’interesse privato e ha assunto rilevanza politica: se in misura adeguata o meno è materia di dibattito. E anche di retroscena. Anche a mente fredda, appare fuori misura che si metta in crisi un’amministrazione per una pratica di importanza limitata, fosse anche di interesse pubblico. Si è sorvolato su ben altro negli anni ultimi e anche prima. A meno di invocare il principio, la sua questione: due particelle di suolo urbano possono essere piccole come un vaso di gerani oppure grandi quanto un campo di calcio: non è certo l’estensione a determinarne l’importanza ai fini civili, penali e amministrativi. Tralasciando poi le ascendenze nobili che la parola evoca, come parte che contiene il tutto: “E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino”: così si aprono le Confessioni di Agostino d’Ippona.
C’è di nuovo che il presidente del Consiglio Marco Polimeni ha scritto al presidente della Commissione Fabio Talarico chiedendo, sulla scorta della presa di posizione in Consiglio dei sei consiglieri e dell’intervento d’aula dello stesso Talarico, di essere ragguagliato su quanto la Commissione ha maturato sulla vicenda. Da quel che si apprende Talarico vorrà farlo pubblicamente nel Consiglio comunale che doveva riunirsi in seconda convocazione venerdì 16 ottobre 2020, rinviato in segno di lutto per la prematura scomparsa della presidente Jole Santelli.