Jole, balla e ancora balla. Che i tuoi passi ricoprano le pochezze di chi ti ghermì e ora ti acclama

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di Mauro Notarangelo*

Quella mattina stavo gustando il caffè. Sembrava una mattina d’autunno qualunque. Non lo era. Era morta la governatrice della calabria Jole Santelli.

Feci una pausa lunga, mentre nel cervello si accendeva lo stupore dell’incredulità. Versai
il resto del caffè nel lavandino.

Pensai a tutto quello che avrebbero scritto i giornali e pensai ai post colorati di facebook, pensai al volto della menzogna, pensai ai voltagabbana, pensai all’opportunismo, pensai al senso della vita, pensai a lei e al suo dolore, pensai al tempo che tutto inghiotte compreso gli articoli di non senso che dopo una settimana sarebbero entrati nelle fauci del dimenticatoio.

La morte e la rugiada, il pianto della terra

Mi venne in mente la rugiada e il pianto della terra e mi si stagliò un’immagine potente come di colei che cammina serena e raccoglie con un panno le lacrime di rugiada per terra,
si alza, avvicina la mano alla bocca, strizza il panno, e si disseta.

Il suo male ed il male dei calabresi, il suo dolore ed il dolore dei calabresi

Pensai al suo male e al male dei Calabresi, pansai al suo dolore e al dolore dei Calabresi. Qual morbo ci ghermisce? Pensai al riscatto, all’orgoglio, ma non riuscii a trarne un volto, quasi fosse ancora difficile disegnarlo se non in coloro che abbandonano questa terra per restar orfani e nostalgici di un luogo che avrebbe dovuto e potuto accoglierli ma non lo ha fatto. Sapeva di star male, eppur ha camminato a testa alta come molte volte solo le donne sanno fare.

Non culliamoci sul mare per assopirci in montagna, tagliamo il morbo atavico dell’indolenza e dell’attesa quasi non fossimo artefici del nostro destino.

La storia di Jole ci insegna che dobbiamo smettere di vivere sugli allori di un tempo che non esiste più

Smettiamola di vivere sugli allori di un tempo che non esiste più.
Dubito che questa terra possa respirare di un soffio vitale. Sapremo dissetarci di
rugiada per estrarre quella pietra filosofale che trasforma il piombo in oro? C’è già dell’oro in terra Calabra, ci sono il cuore e le mani, ci sono gli occhi, usiamo il
cervello per risorgere e per riscattarci, piuttosto che piangerci addosso per inumidirci
i vestiti di uno sterile lamento.

Ora bisogna saper cogliere il vuoto di un dolore e trasformarlo  in ciò che sappiamo essere

Cosa accadrà!? Sapremo giudicare con la scelta? Sapremo cogliere il vuoto di un dolore? Sapremo disegnare sostanza, piuttosto che linee d’orizzonte a rappresentar solo una chimerà? Abbiamo le valigie, valigie non vuote, ricolme di risorse e capacità, purtroppo ancor sopite. Siamo come il nostro territorio, pieni di storia e di viuzze, di alture e di battigia, siam pieni di sole e di luce. Rendiamo lo straordinario ordinario, il provinciale luogo del mondo. Godiamo del bello che è in noi e agiamo, rifondiamo cultura, la nostra pianta secolare, innestiamo speranza, determinazione, volontà. Affidiamoci alle competenze e lasciamo che sia la meritocrazia la nostra stella polare. Lo dobbiamo a noi stessi per ridisegnare un sistema sociale che sia intraprendente ed ecologico. Credo che il futuro sia dentro di noi. Estirpiamo il tumore.

Cogliamo il dolore di Jole e innalziamolo a riscatto

Cogliamo il dolore di Jole e innalziamolo a riscatto di una terra che merita di più. Cosa ne faremo di questa tragica e prematura scomparsa? Propaganda? Famelico cinismo? Pasto per pochezza intellettiva malcelata da atavica e miope furbizia?

Tra prede fameliche e gente onesta e ignara possiamo trovare una speranza

Dopo aver versato nel lavandino il caffè fissai la tazzina e il suo fondo. Scorsi delle prede fameliche, e tanta gente onesta ed ignara. Lessi una speranza, un fondo indelebile di rugiada quasi a riempir di gocce la tazzina, gocce di dolore e di rugiada, di una terra che ancora aspetta il suo riscatto e richiama al voto i suoi figli prediletti. In solitudine scegliete in coscienza il futuro con dignità, come quella donna che ha portato nel corpo il suo dolore scegliendo sempre e comunque di abbracciare la sua terra con rispetto e compassione.

 A Jole… Terra Calabra pianga il riscatto e fa che la memoria sopravviva alla lama crudele dell’umano sogghigno

La morte ti da pace di quiete e di rovina, la morte ti da croce di silenzi inghiottiti.
La morte ti da rogo di lingue di fuoco perché cenere soffi al vento degli ultimi sospiri. La morte è uno sberleffo d’oltraggio e d’inganno che il cuor s’arresta e la speme, mentre il buio sovviene al rintocco di campane e un rivolo d’uomini siffatti lacrima il bianco fazzoletto imbevono come rugiada al mattino. Terra Calabra pianga il riscatto e fa che la memoria sopravviva alla lama crudele dell’umano sogghigno.
Balla e ancora balla… che i tuoi passi, come un velo, ricoprano le pochezze di chi un tempo ti ghermì mente ora ti acclama, perché gloria sovrasti la tua terra d’onorato amore.

*Medico psichiatra psicoterapeuta

 

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