Centro di salute mentale bloccato: nessuna risposta dall’analisi dei tamponi

A due giorni dallo screening dopo la positività di una tirocinante il personale lavora nella struttura ma non può ricevere il pubblico né dare risposte all’utenza

La notizia è che non c’è notizia. Ieri abbiamo dato conto della positività al Covid-19 di una tirocinante al Centro salute mentale dell’Asp di Catanzaro, che da qualche anno raggruppa tutte le sue attività a Cavità, quartiere periferico in rapida espansione.  Quando è stata accertata la positività, subito sono scattate nel Centro le misure di profilassi e di sanificazione. Fin qui nulla da eccepire. Tutto il personale, presumibilmente venuto a contatto con l’operatrice, è stato sottoposto a tampone. Sospese le visite e le attività aperte al pubblico.

II personale, medico e non, viceversa continua a svolgere il suo lavoro. Il perché è intuibile. Il Centro di salute mentale svolge un servizio sanitario essenziale, soggetto spesso a urgenze che talvolta sfociano nei Tso, i trattamenti sanitari obbligatori. Ci si sarebbe quindi aspettato che positività o negatività dei tamponi fossero portati a conoscenza del personale nell’immediato, sia per l’essenzialità del servizio prestato, sia per la facile considerazione che qualora fosse accertata la presenza di un focolaio interno alla struttura il permanere nello stesso ambiente chiuso delle diverse unità rappresenterebbe un grosso problema aggiuntivo. Per molto meno, senza andare molto lontano nel tempo e nello spazio, il Comalca è stato chiuso per più giorni prima della riapertura. Inutile dire che serpeggia tensione tra il personale del Csm.

Qualcosa non va nella catena di accertamento diagnostico, per non dire del tracciamento. Trattandosi poi, per quanto riguarda il Centro di salute mentale, di un presidio essenziale del sistema territoriale, sul quale per di più afferisce gran parte dell’utenza provinciale, avrebbe dovuto essere assicurato la celerità del responso di laboratorio, tra l’altro eseguito nella stessa Azienda, e il rapido assolversi dei provvedimenti che a quello dovrebbero seguire. Allo stato, gli operatori, pur ricevendo richieste e segnalazioni di intervento per telefono o on line, non possono intervenire in nessun modo: non possono programmare visite e, in caso di richiesta di Tso, nessuno sa bene quale potrebbe essere la risposta del servizio pubblico.