“Lo sport non è attività secondaria, perché chiuderci?”

Notevoli investimenti per garantire sicurezza, il provvedimento penalizza un settore già in difficoltà. Rammarico nelle accademie di danza della città

C’è una parola che si accosta bene al concetto di benessere ed è quella di sport. Benessere fisico e psichico quello a cui puntano le palestre. E proprio nel momento in cui si cercano soluzioni che possano salvaguardare la salute della collettività, è il settore dello sport ad uscirne tra i più danneggiati. Nuovo dpcm, nuove restrizione, nuova battuta d’arresto per piscine e palestre. Era già nell’aria da qualche giorno ma fino alla fine si sperava non accadesse. Ieri la stangata. Tanta delusione tra gli imprenditori del settore della città di Catanzaro e tanta preoccupazione per il futuro delle rispettive attività che già con fatica stavano cercando di tornare a galla dopo lo stop di marzo.

Errore considerare le palestre attività secondarie, sono luoghi della salute

Chiudere le palestre perché considerate attività secondarie è un grande errore – ha affermato Antonio Raione della palestra Alema Sport – L’attività fisica è strettamente connessa al concetto di salute e, al contrario di quello che pensano in molti, in palestra non si fa solo potenziamento muscolare, ci occupiamo di gestire tante problematiche relative alla salute, da quelle di tipo neurologico a quelle scheletriche.”

Gli operatori del settore non accettano di essere considerati alla stregua di una piazza e soprattutto ribadiscono il grande investimento per garantire sicurezza all’interno delle strutture: “Non riusciamo a capire su che base sia stata presa questa decisione, dopo il primo lockdown l’affluenza è stata contenuta, gli iscritti sono diminuiti di tanto e abbiamo messo in atto tutte le misure possibili per impedire i contagi – ha proseguito Raione – Il danno sarà notevole sia per le piccole che per le grandi strutture, avrebbero potuto aggiungere misure più stringenti, chiederci altre rinunce, la chiusura totale non è la soluzione al problema.”

Gli aiuti promessi per il nuovo stop? Pensiamo prima a quelli che ancora devono arrivare

Sul fronte aiuti a supporto dei settori colpiti dai nuovi divieti interviene Walter Varano della New Body Fashion: “Ancora c’è chi aspetta la mensilità di giugno del bonus emergenza erogato alla nostra categoria, occorre pensare prima a quello che c’è da colmare e poi possiamo parlare di altro.” Gli aiuti ottenuti al momento non sono considerati dalla categoria sufficienti a gestire le attività penalizzate duramente, oltre agli indennizzi per dipendenti e istruttori per loro è necessario un sostegno che copra al 100% il costo degli affitti delle strutture, chiusura totale vuol dire zero incassi:

Ci sentiamo presi in giro, vogliamo la verità – ha chiosato Varano – nessuno di noi vuole giocare a fare il governante, né vogliamo dire che non c’è emergenza, ma se ci fai investire per garantire sicurezza, se i controlli fatti nelle strutture non hanno riscontrato problemi, perché questa chiusura totale?”

Fermarci oggi per ripartire a Natale. Per il settore sport un’assurdità

Più limitazioni e distanza nell’immediato per riabbracciarci a Natale, come spiegato da Conte, per il nostro settore è un’assurdità – ha detto  Giuseppe Sestito del Selection Fitness Club – è proprio durante il periodo delle festività natalizie che il nostro settore registra forti cali di presenze. Questa chiusura per noi vorrà dire nuovi problemi, dobbiamo subito muoverci per capire come poter bloccare scadenze. Siamo delusi e arrabbiati, il problema coronavirus esiste ma non comprendo l’accanimento nei confronti delle nostre attività, non è fermando noi che si risolve il problema.”

Scuole di danza, forse un cavillo per rimanere aperti

Nel mirino del nuovo dpcm anche le scuole di danza che certamente saranno coinvolte nello stop ma che potrebbero ancora sperare di proseguire l’attività, come ha spiegato Carmen d’Angelo dell’accademia Studio Danza, perchè c’è qualche imprecisione: “Il decreto pare non sia molto chiaro per quanto riguarda i circoli e le associazioni culturali, noi di fatto non siamo palestre, sicuramente ci sarà la chiusura anche delle nostre attività, ma attendo aggiornamenti e chiarimenti da Roma.” Le scuole di danza della città hanno rispettato al massimo le disposizioni per la limitazione del contagio investendo parecchio per la sicurezza di personale e allievi, nonostante le iscrizioni ridotte in alcuni casi del 50%:

Ci siamo mossi con rigore e massima responsabilità, i nostri allievi per noi sono figli e li abbiamo tutelati già quando abbiamo ripreso le attività a maggio.”

E sul fronte aiuti statali: “No comment! Per l’affitto ho ricevuto un accredito la scorsa settimana di una cifra irrisoria, ho provato ad ottenere il prestito a tasso zero restituibile in sei anni senza un riscontro positivo. Ma non è tanto il lato economico a preoccuparci, è l’arresto della crescita culturale dei nostri ragazzi che è minata.”

Non siamo palestre, l’arte della danza è fondamentale per la crescita culturale

E su questo concetto ritorna anche Giovanni Calabrò dell’Accademia Arte Danza:

La nostra paura è che gli allievi possano perdere la motivazione di credere nell’arte della danza che apre culturalmente. E’ proprio questo aspetto ad essere penalizzato in questa circostanza, se i nostri allievi non diventeranno dei ballerini avranno comunque imparato un’arte. Ora questo processo di crescita è stato nuovamente arrestato – ha affermato – a danza i ragazzi sono sicuri, possono imparare con serenità nonostante il virus, siamo rammaricati perchè non sono i nostri luoghi la causa di contaminazione – ha concluso – il nuovo dpcm impedisce di frequentare la danza ma permette ai ragazzi di incontrarsi fuori, a questo punto forse per evitare contagi un nuovo lockdown ci avrebbe rasserenato di più!”