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Dipendenti Abramo Customer Care: Cambiavento, non lasciamoli soli

Vivere in Calabria significa fare i conti con molti limiti, ma significa anche essere consapevoli che nessuno si salva da solo

Vivere in Calabria significa mettere in conto che il destino di migliaia di famiglie sia indissolubilmente legato al destino di poche, solite, aziende. Significa mettere in conto che la sopravvivenza di interi territori sia legata indissolubilmente a pochi, soliti, imprenditori. Significa mettere in conto che l’alternativa, qui da noi, spesso è solo panico e paura. E di fronte al panico e alla paura, probabilmente ogni comunicato, ogni parola, ogni gesto di vicinanza hanno il peso specifico di una piuma. E’ quanto si legge in una nota stampa di CambiaVento. 

Ma di fronte a ciò che sta accadendo all’interno della Abramo Customer Care negli ultimi giorni non si può far finta di nulla e voltarsi dall’altra parte. Non ci si può non chiedere il perché. La Abramo Customer Care è, o forse sarebbe ormai più corretto parlare al passato, uno dei più grandi call center italiani, fino a qualche anno fa in grande espansione sia nel nostro paese che all’estero. Come la Customer Care, anche la Abramo Printing & Logistics, altra storica società della famiglia Abramo, fino a qualche anno fa era una delle maggiori industrie grafiche di Italia. Poi in una manciata di anni entrambe le società hanno perso pezzi e commesse per strada, e grazie a scelte industriali evidentemente sbagliate, sono giunte a licenziamenti collettivi (la Abramo Printing) e, oggi, al concordato preventivo per la Abramo Customer Care.

Le responsabilità? Se non fosse che entrambe le società fanno capo alla medesima proprietà si potrebbe anche avere dei dubbi. Ma, come si dice, più indizi fanno una prova. Negli ultimi anni la Abramo Customer Care ha probabilmente preferito far ricorso massiccio a lavoro precario per ridurre i costi, piuttosto che approntare un efficiente piano industriale con prospettive di lunga gittata. Lavoratori a tempo determinato, somministrati, collaboratori. E chissà se la Regione avrà mai controllato e vigilato, come avrebbe dovuto e potuto, per verificare un corretto utilizzo dei tirocini formativi. Purtroppo la realtà dei fatti, ora, è che tremila persone non hanno più alcuna garanzia per il futuro. Il concordato potrà sfociare in tanti scenari, ma nessuno è roseo.

Alcune cose però si possono ancora fare.

Ora, ad esempio, occorre particolare attenzione e impegno, anche da parte delle istituzioni, affinchè le grosse commesse non abbandonino il territorio.

Occorre che si vigili sul pieno rispetto delle clausole sociali qualora i committenti dovessero affidare i propri servizi ad aziende diverse dalla Abramo Customer Care, atteso che solo così si garantirebbe l’assorbimento di tutta la forza lavoro.

Nella nostra regione i call center sono ormai da molto tempo uno dei maggiori bacini di lavoro ma la storia insegna che hanno ricevuto più di ciò che hanno dato e a rimetterci sono sempre stati i lavoratori e le loro famiglie. I lavoratori della Abramo Customer Care non devono e non possono essere lasciati soli, occorre disinnescare una possibile bomba sociale e chiediamo a tutti, compresa la proprietà, di mettere al centro interessi generali e non particolari e di individuare strategie di ampio respiro che garantiscano la stabilità dei posti di lavoro.

Vivere in Calabria significa fare i conti con molti limiti, ma significa anche essere consapevoli che nessuno si salva da solo e che c’è bisogno di vicinanza e solidarietà più che in ogni altro posto. Non lasciamoli soli”, conclude Cambiavento.