Sanità Calabria: il più pulito ha la rogna

Il Commissario Cotticelli è ingiustificabile: ma nessuno nella sanità calabrese e nella politica che la governa può tirarsi fuori

Qui il più pulito ha la rogna. Dispiace iniziare a ragionare con un distico forse da osteria, ma che rende bene l’idea, dopo la sconcertante puntata di “Titolo V” e di fronte alla resa incondizionata del generale Cotticelli in prima serata, subito amplificata in mille messaggi, in diecimila post, in innumerevoli condivisioni.

Partiamo da un punto fermo. È vero, il Commissario alla sanità si è dimostrato non competente nella materia in cui doveva essere il più preparato, il Piano Covid al quale era stato incaricato da espresse direttive ministeriali e addirittura in risposta a un parere sollecitato dal suo stesso ufficio nel giugno scorso. Il che vuol dire che:
• Non ha letto prima di ieri il parere giunto alla sua attenzione già da ottobre;
• se l’ha letto o l’ha dimenticato o non lo ha capito;
• chi doveva comunque averlo letto – forse la Maria che lo rimprovera aspramente: ”devi andare in tv preparato”, quante volte glielo avrà detto – non glielo ha ben spiegato;
• non glielo ha ricordato il dipartimento alla Salute regionale, o comunque non si è attivato a mettere le cose in chiaro;

• men che meno ne ha fatto valere la cogenza il dirigente delegato all’emergenza, forse perché quando le cose si mettono male o precipitano ancora di più è meglio delegare anche le responsabilità;
• non ne hanno fatto punto fermo di iniziativa i politici, quelli coinvolti in prima linea perché parte della Giunta regionale, o anche i consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza sempre pronti a polemizzare sugli aspetti formali e sulla coloritura delle zone ma pochissimo attenti alla sostanza delle cose;

• non può dirsi innocente tutta la filiera centrale, quella che parte dal tavolo Adduce, passa per il ministero della Salute e arriva al Consiglio dei ministri, che addirittura due giorni addietro hanno rinnovato la fiducia al Commissario prorogandone la permanenza sine die.
Ma è altrettanto chiaro che nessuno in fatto di sanità in Calabria può dirsi scevro di responsabilità. Oggi il crocefisso è Cotticelli che aveva già intenzione di dimettersi qualche settimana fa e poi non l’ha fatto. Forse perché non ne aveva nessuna intenzione, tanto che adesso attende di “essere cacciato”. Ma ieri era stato lo stesso Belcastro, oggi delegato all’emergenza, anche lui passato agli onori delle cronache televisive quando era in posizione di comando al policlinico Mater Domini, sempre per l’improvvisazione e l’incongruenza delle risposte.

 

Così come tutto il “movimento” della sanità calabrese si può tirare fuori e dire semplicemente “l’avevo detto io…”. Qui tutti hanno detto e nessuno ha fatto. Nelle Aziende territoriali e Ospedaliere, in primis quelle catanzaresi, è una lotta continua per i primariati e per le convenienze di carriera; i comparti sempre più agguerriti trovano facile sponda nelle sigle sindacali, più o meno blasonati, e tutti rivendicano anche al limite della sopportabilità del sistema; il settore privato è sempre pronto a richiedere e molto meno a rischiare. Una conflittualità esagerata si è impadronita di un settore nel quale i finanziamenti sono arrivati in abbondanza e sono stati depauperati negli anni e nei decenni trascorsi, e comunque malissimo gestiti se non addirittura lasciati cadere. Sullo sfondo, pochissimo considerato, dopo i posti letto, dopo le carriere, dopo le strutture, dopo i soldi, rimane il cittadino che si ammala, e che oggi più che mai prega e spera di non ammalarsi, considerato lo spettacolo cui assiste.

Adesso è un florilegio di richieste di dimissioni del Commissario, soprattutto da parte di esponenti del centrodestra regionale che ci governa. Ultimo il sindaco di Catanzaro. Ma da quel che si intravede, e da quel che abbiamo cercato di delineare in grandi linee, la catena delle dimissioni è fatta di tanti anelli, ciascuno con il suo fardello di responsabilità. Alla luce di quanto avviene, e in considerazione del momento emergenziale che stiamo vivendo in campo sanitario, forse necessita una valutazione più obiettiva sul Decreto Calabria che ha le sue ragioni nel fotografare una situazione ingestibile se non ripartendo da zero: un nuovo Commissario per un nuovo Commissariamento.