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Cotticelli ospite di Giletti: “Sembrava la mia controfigura. Sto cercando di capire cosa mi sia successo”

L'ex commissario "Chiedo scusa ai calabresi ma sappiano che ho il cuore e le mani pulite"

Dalla Lombardia alla Calabria: il viaggio di Massimo Giletti nella puntata di stasera di “Non è l’Arena” attraversa lo stivale fino ad arrivare al tema che, da qualche giorno, tiene banco: il caso Cotticelli. L’ex commissario della sanità calabrese, ospite del trasmissione di La7, ha scelto la tv per vuotare il sacco. Esattamente lo stesso media che gli è costato la rimozione dall’incarico.

“Sembrava la mia controfigura. Non so cosa mi sia successo in quel momento. Il piano anti Covid l’ho fatto io” – tuona Cotticelli appena Giletti gli dà la parola. “Sto cercando di capire, con un medico, cosa mi sia successo. Quell’intervista mi arriva dopo una serie di attacchi, anche, istituzionali. De Magistris sa cosa vuol dire lavorare in Calabria. O stavo male o qualcosa altro è successo” – continua l’ex commissario.

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“Tutti quelli che mi conoscono si chiedono chi fosse quel personaggio lì” – continua Cotticelli incalzato dalle domande di Giletti. “Dopo quell’intervista mi sono dimesso immediatamente perché io stesso mi sono vergognato di quella cosa. Quando un uomo sbaglia deve pagare e metterci la faccia, cosa che io ho fatto per rispetto della mia famiglia e della mia storia. Sono qui per spiegare perché lo devo ai calabresi”.

I calabresi sono incavolati perché c’è una sanità allo sbando – chiosa Giletti.

“A giugno viene elaborato il piano ospedaliero e territoriale (approvato dal Ministero Salute, la parte attuativa viene demandata ad Arcuri – e la Calabria è una delle 13 regioni che si dota di questo strumento” – spiega l’ex commissario. “Devo ricordare la presidente Santelli, se lei non fosse deceduta non saremmo in questa situazione. Abbiamo collaborato e lavorato bene insieme”.

“Ero in uno stato confusionale su cui sto indagando” – insiste Cotticelli. “E’ vero che ha vomitato dopo l’intervista?” – chiede Giletti. “Non lo so” – risponde l’ex commissario. “Ci sono persone che lavorano con lei di cui non si fida? – gli chiede Myrta Fiore che insiste “l’hanno drogata?”. Cotticelli ribadisce che sul suo stato di salute sta approfondendo. Poi torna a parlare di piani e atti.

“Nella bozza del nuovo Decreto Calabria sono previsti due sub commissari e 25 persone a disposizione: una misura adottata su mia richiesta. Viene messo a disposizione del commissario anche il Dipartimento della Salute. Noi, invece, eravamo in due” – aggiunge Cotticelli.

L’ex commissario prosegue: “Aver mandato un generale dei carabinieri a gestire la sanità in Calabria è un fatto importante. Nei primi giorni in Calabria sono andato a trovare Nicola Gratteri il quale mi ha detto: “se vuole sopravvivere deve lavorare giorno e notte, mangiare in ufficio e non frequentare nessuno”. Ho fatto questo”.

Un debito (100 milioni circa) risalente al 2014 doveva essere accollato all’ex commissario Cotticelli? Giletti mette sul banco la patata bollente. Cotticelli conferma. Tutto.

La seconda patata bollente si chiama Lea: i flussi, seppur caricati, non erano mai stati mandati al Ministero. Dopo questa osservazione, Giletti chiede il parere del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, un uomo che conosce bene la Calabria. Il giudizio dell’ex magistrato è netto: “ Se è vero ciò che dice deve andare allo stesso ufficio dove è andato appena arrivato in Calabria (il riferimento è, chiaramente, da Gratteri).

I riflettori si spostano, poi, sugli altri due protagonisti della fatidica intervista: Maria Crocco e Saverio Mosciaro. Ma, anche, sul silenzio, sulle mancate denunce da parte di Cotticelli nei mesi passati – fa notare Luca Telese.

“La Calabria ha delle eccellenze che si chiamano grande Ospedale metropolitano di Reggio Calabria, Annunziata di Cosenza e Pugliese Ciaccio di Catanzaro; le altre strutture faticano”. Cotticelli lo dice prima che Giletti apra il capitolo “Zuccatelli”.

Il video di Zuccatelli sulla mascherina diventa centrale nel dibattito. Giletti chiarisce che il video è datato 27 maggio, così come evidenziato da un gruppo di femministe cosentine. “Può fare il prete uno che non crede in Dio”, si chiede Telese parlando di Zuccatelli. I riflettori si spostano sul presidente ff della Regione Calabria, Nino Spirlì: “Tutto quella che la Regione Calabria avrebbe dovuto fare, lo ha fatto. Il resto spettava ai commissario. E’ bene che ognuno si assuma le proprie responsabilità”. Si torna in studio per parlare dei nuovi posti letto. “Sono +134 posti di letto in terapia intensiva autorizzati, spetta ad Arcuri completare l’iter” – chiarisce Cotticelli. 140 tabellari più sei spendibili: ad oggi a tanto ammontano i posti letto in terapia intensiva. E sono questi numeri la causa del perché la Calabria è zona rossa.

Quindi, ricapitolando, il piano c’è. Ma non sono state mandate le risorse: in sintesi questo è il concetto espresso da Cotticelli che insiste: “La Calabria ha il Piano Covid”.

In collegamento da Catanzaro c’è Lino Polimeni: “Cotticelli deve chiedere scusa ai calabresi per il danno che ha fatto alle imprese, ai commercianti e a tutti i cittadini ridotti al lastrico”.

“Chiedo scusa ai calabresi ma sappiano che io ho il cuore e le mani pulite. Ringrazio i sindacati che sono una forza viva della Calabria e ai quali mi sono appoggiato troppo tardi. Chiedo scusa per non aver raggiunto i risultati prefissati ma ho dato la vita per Calabria e voglio bene alla Calabria” – chiosa Cotticelli. Non è tutto: si parla del miliardo di debiti che grava sulla sanità reggina come evidenziato dal sindacalista Azzara: “Le responsabilità sulla sanità calabrese sono diffuse e vanno dal governo alle Asp”. Il generale si congeda da Giletti con la promessa di trasferire il suo “racconto” alle sedi opportune.