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L’undicesima legislatura regionale si congeda e intitola a maggioranza la Cittadella a Jole Santelli

La maggioranza approva da sola venti dei ventuno punti in discussione: “provvedimenti necessari ai calabresi”. “Un assalto alla diligenza” secondo la minoranza

I calabresi, sempre più tirati in ballo nelle esternazioni pubbliche, possono stare tranquilli. Secondo il consigliere regionale Francesco Pitaro non sono “né tonti, né rimbambiti, né fessi”. Perlomeno, non tanto da non capire che gran parte, quasi tutti, forse solo uno escluso, dei ventuno punti all’ordine del giorno dell’ultima seduta erano soltanto paccottiglia elettorale, o, per dirla con l’immagine usata da Carlo Guccione, un “assalto alla diligenza” per arraffare consenso prima del ritorno alle urne. Anche perché in Aula ha soffiato leggero ma avvertibile il venticello del dubbio sulla assoluta legittimità non solo dell’ordine del giorno, ma della seduta stessa. Il Consiglio regionale, dopo la presa d’atto della causa determinante la decadenza della legislatura, può legiferare solo su atti urgenti e non differibili, come da consolidata giurisprudenza costituzionale. E deve farlo a non più di dieci giorni dalla causa determinante, in questo caso la morte del presidente in carica, e nel primo Consiglio utile. Come è noto, dopo il decesso di Jole Santelli il Consiglio si è riunito già sabato scorso, convocato in via straordinaria dal presidente del Consiglio sull’onda dell’emozione per la zonizzazione rossa della Calabria. Complicato dire se la straordinarietà della convocazione implichi il non contare nel merito. Ancora più complicato stabilire se la presa d’atto sia un fatto formale o sostanziale, se cioè basti la conoscenza del fatto a determinarne l’assoluta priorità nell’ordine dei lavori, oppure se la presa d’atto possa ritenersi effettiva, tanto da far decadere il Consiglio da tutte o quasi le sue attribuzioni legislative solo quando una delibera la sancisca in via ufficiale. In quest’ultimo caso, la presa d’atto può essere posta all’ultimo punto dell’ordine del giorno, e tutto quanto fatto prima è legittimo. Non ci sarebbe neanche bisogno di dire che questa è la soluzione adottata dalla maggioranza di Palazzo Campanella.

La minoranza da parte sua ha fatto da subito capire le sue intenzioni. Con Francesco Pitaro, Luigi Tassone, Carlo Guccione, Graziano Di Natale, Nicola Irto, Giuseppe Aieta: approvato il primo punto, avrebbe abbandonato i lavori. Tutti hanno lamentato la mancata convocazione della conferenza dei capigruppo per concordare l’ordine del giorno.. La discussione sul punto tra il presidente Tallini“Lei consigliere non è stato presente all’ultima Capigruppo” e il consigliere Francesco Pitaro“No, io sono stato presente a tutte le riunioni dei presidenti di gruppo” – ha raggiunto livelli surreali: “Pitaro, lei non c’era”: “Presidente io c’ero”. L’intervento del pacioso Guccione interrompe il loop: “Prendiamo le telecamere, se no questa discussione non finisce più”. In ogni modo, l’unico punto sul quale la minoranza di Partito democratico, Democratici e Progressisti, Io Resto in Calabria e Misto ha votato, ha riguardato la proposta si legge bipartisan recante le norme in materia di rappresentanza e preferenza di genere che equipara la legislazione regionale calabrese a quella del resto d’Italia ed evita l’intervento sostitutivo del Governo. Da notare durante gli interventi sulla proposta la commozione di Tilde Minasi nel ricordare l’impegno in tal senso di Jole Santelli e i distinguo fatti rilevare da Vito Pitaro e da Filippo Mancuso che non credono alle cosiddette quote rosa e se hanno votato in favore della legge è solo per uniformarsi alla cornice istituzionale che così vuole.
Fin quando la minoranza è rimasta in aula, la discussione è stata accesa, e con toni anche forti, inframezzata naturalmente da diversi accenni alle scadenze elettorali, di cui parliamo in altre parti del giornale, e dalle polemiche sull’Ufficio del Commissario alla sanità, in costante evoluzione.
Sulle altre pratiche, ulteriormente aumentate di numero in corso d’opera, presentate come necessarie ai calabresi da parte dei diversi esponenti della maggioranza intervenuti – Giuseppe Neri, Filippo Mancuso, Domenico Giannetta, Giuseppe Graziano, Filippo Pietropaolo, Sinibaldo Esposito, Vito Pitaro, Pietro Molinaro – visto che la minoranza era assente è calata l’approvazione all’unanimità. Evidentemente ai presenti sono apparse urgenti e indifferibili la riprogrammazione dei fondi europei, la cancellazione – anzi la sospensione per questa legislatura – delle primarie regionali, la disciplina delle Pro loco e degli agriturismi, attività di forestazione, istituzione del Consorzio Costa degli Dei, finanche il riconoscimento di un debito fuori bilancio per attività professionale svolta e non ricompensata. Penultimo punto, il ventesimo, la presa d’atto della morte del presidente Jole Santelli. Ultima la presa d’atto dell’intitolazione della Cittadella regionale alla defunta presidente. Anzi, no. All’ultimo minuto utile gli ultimi due punti sono invertiti, evidentemente per mettere in sicurezza l’intitolazione. La presa d’atto della delibera già assunta dalla giunta è stata illustrata da Filippo Mancuso: la Cittadella regionale avrà la denominazione “Jole Santelli” “a imperitura memoria”. Appalusi da parte dei consiglieri presenti, breve commento di Domenico Tallini: quale Palazzo degli Itali, quale Palazzo Cassiodoro: “Dobbiamo rispettare la volontà della storia, e la storia ci ha detto che il Palazzo deve chiamarsi Jole Santelli”.

Filippo Mancuso (FdI) ha illustrato anche la presa d’atto della morte della presidente Santelli. Poi l’intervento di Baldo Esposito (CdL): “Avevo delle perplessità quando si propose di intitolare il Palazzo. Ma le motivazioni addotte nella relazione e l’affetto di tutta la Calabria mi hanno convinto pienamente. Determinata, forte, autorevole, non autoritaria. Ha spesso assunto decisioni gravi con grande coraggio. Il modo di congedo di questo Consiglio è vergognoso. Mi sarei aspettato la partecipazione di tutto il Consiglio nell’onorare la memoria del Presidente Santelli.  Ora il centro destra deve raccogliere l’eredità dell’azione politica di Jole Santelli, per acquisire la credibilità che l’Italia tutta le ha riconosciuto nei funerali di Stato che si sono svolti alla Cittadella”. Antonio De Caprio (FI) ha ringraziato Flora Sculco (DeP), unica rappresentante della minoranza presente e ultimo rimprovero a tutti gli altri per non essere presente all’ultima commemorazione in Aula del “più grande presidente della nostra storia”. Poi Pierluigi Caputo (Jole Santelli Presidente), Domenico Giannetta (FI): “È diventata la Jole nazionale. Lei sapeva bucare lo scherzo. Nessuno come lei” e Giuseppe Graziano (Udc): “Ricordiamo una grande donna e un politico verace. Molti dovrebbero chinare il capo e chiedere scusa per alcune velenose accuse che le sono state rivolte”. Raffaele Sainato (FI): “Adesso tocca a noi. In questi tre mesi dobbiamo buttare il cuore oltre l’ostacolo, nel nome di Jole”. Gianluca Gallo (FI) che sembra studiare, e muoversi e parlare, da prossimo candidato presidente: “In pochi mesi ha lasciato una traccia indelebile del suo passaggio. Con lei le porte del decimo piano erano sempre parte, per i consiglieri e per i cittadini. Un esempio da ricercare e da ripetere.”. Discorsi di compianto, commiato e congedo. Con comprensibile largo uso del sostantivo storia e dell’aggettivo storico. E scostamenti non proprio disinteressati al presente elettorale.