Critiche di Gratteri alla Polizia penitenziaria, il Sappe chiede spiegazioni la Uilpa parla di fraintendimento

Il procuratore capo avrebbe detto che nelle prossime apparizioni Tv chiarirà

Hanno creato dibattito le parole del Procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri in merito alla gestione delle carceri, soprattutto sul ruolo della polizia penitenziaria. La richiesta al magistrato, che ha gettato “arriva dal segretario del Sappe, Donato Capece.

Ho grande stima per il procuratore Nicola Gratteri ma ieri sono sobbalzato sulla sedia quando l’ho sentito affermare, nella trasmissione tv Otto e Mezzo su La7, che il posizionamento di un inibitore di telefoni cellulari sul tetto di un carcere provocherebbe la “rivolta della Polizia Penitenziaria perché, invece di controllare cosa succede nelle carceri, non potrebbero più giocare con i telefonini”.

Gratteri chiarisca il senso delle sue dichiarazioni

Chiedo a Gratteri di chiarire il senso delle sue dichiarazioni”. “Noi siamo convinti che si sia trattato di un equivoco e, forse, di un’infelice espressione ma è bene che lo chiarisca lui stesso. Anche perché, viceversa, sarebbero davvero gravi le accuse mosse nei confronti di un Corpo di Polizia dello Stato”, aggiunge Capece, convinto che poco si sappia all’esterno di ciò che accade in carcere e che “ancora più “approssimativa” sia la conoscenza del “prezioso e fondamentale ” lavoro della polizia penitenziaria “svolto quotidianamente, con professionalità, abnegazione e umanità

Le parole di Gennarino De Fazio Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria

A noi – commenta Gennarino De Fazio Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria – è sembrato d’intendere che il Procuratore Gratteri, lamentando la mancata adozione di una norma che andasse nella direzione da lui indicata, abbia voluto portare a paradosso l’incongruenza della risposta fornitagli e non abbia affatto voluto insinuare, come da alcuni sostenuto, comportamenti poco professionali o, addirittura, illeciti e generalizzati di appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria”.

“D’altronde, – prosegue il leader della UILPA PP –, come di certo a conoscenza del Procuratore Gratteri, non solo gli appartenenti alla Polizia penitenziaria, al pari delle altre figure professionali che operano in carcere, per le disposizioni vigenti non possono introdurre all’interno degli istituti penitenziari telefoni cellulari, ma sono fra i primi, unitamente alle Organizzazioni Sindacali che li rappresentano, che auspicano l’installazione di apparecchiature capaci di schermare le carceri per impedire ai detenuti l’utilizzo di strumenti di comunicazione fraudolenta”.

Gratteri ha assicurato che nelle prossime apparizioni televisive chiarirà ciò che voleva dire davvero

Peraltro, il Procuratore Gratteri, da me raggiunto telefonicamente – assicura De Fazio – ha confermato la nostra interpretazione che, ha detto il magistrato, sarà sua premura precisare in prossime apparizioni televisive, ed ha espresso parole di grande apprezzamento verso le donne e gli uomini del Corpo di polizia penitenziaria di cui conosce personalmente sacrificio e impegno”.

Vi è comunque d’aggiungere – spiega ancora il Segretario della UILPA PP – che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria utilizza apparecchi di telefonia cellulare per consentire ai ristretti che ne abbiano diritto e previamente autorizzati le videochiamate, anche sostitutive dei colloqui in presenza, con i rispettivi congiunti”.

“Al contrario  – conclude il sindacalista con una punta di sarcasmo –, a riguardo dei mezzi di comunicazione interna, si sappia che, in alcune carceri, altro che cellulari o telefono con la rotellina, poco ci manca che la Polizia Penitenziaria debba ricorrere ai segnali di fumo!”