Parentele imbarazzanti di consiglieri comunali, imprenditori in affari con indagati, il ritorno dei gaglianesi. Cosa c’è tra le altre cose, nelle carte

Sono 1000 le pagine tra richieste dei Pm ed ordinanze in cui i retroscena dell'operazione Farmabusiness chiariscono ancor meglio alcune contiguità

È del 19 maggio 2020 la richiesta dei sostituti procuratori Paola Sirleo e Domenico Guarascio, controfirmata dal procuratore aggiunto della Procura della Repubblica  Vicenzo Capomolla e dal Procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, in merito a quella che oggi è balzata alle cronache come operazione Farmabusiness, che ha al centro al costituzione di un consorzio farmaceutico utile a nascondere gli affari loschi della cosca Grande Aracri e a servire come cavallo di Troia per entrare nella Pubblica amministrazione e nel controllo del voto.

La firma dell’ordinanza sei mesi dopo la richiesta della Procura

Sei mesi,  dopo, il 17 novembre il Giudice per le indagini preliminari, Giulio De Gregorio, pone la sua firma sull’ordinanza che , due giorni  dopo, oggi 19 novembre, ha scoperchiato un sistema affaristico , politico, mafioso in cui si intrecciano estorsioni, voti di scambio, lobby criminali.

Sarà solo un caso se il numero 19 si ripete in questa operazione che arriva ad 11 mesi da Rinascita Scott, che scatto all’alba di un altro 19, quello di dicembre del 2019 appunto. Il 19 nella cabala è il numero della risata e nel Corano, è il numero degli Angeli Guardiani. Come se, in un susseguirsi di eventi karmici, tutto coincidesse.

Ma non sono coincidenze quelle descritte nei due provvedimento che hanno portato all’arresto del presidente del consiglio regionale Mimmo Tallini, e di altre 18 persone.

Gli intrecci tra politica, mafia e imprenditoria (anche non indagata)

Sono intrecci documentati da incontri, intercettazioni, documenti ufficiali che pongono a capo di alcuni uffici chiave regionali, uomini che in qualche modo possano rispondere “agli ordini” e ai voleri della cosca, se pur indirettamente. I nomi che compaiono spesso e ripetutamente, sono allo stato, di persone non indagate (ecco perchè non verranno riportati n.d.r). Ma il tenore di ogni conversazione riportata fa intendere che fossero in tanti a sapere. I pezzi messi insieme fanno capire che è esistito ed esiste un sistema che bisogna picconare, quando anche questa operazione richiede fatica e tempo.

Le estorsioni, le assunzioni fittizie, i suicidi, gli imprenditori che acquistavano dalle “cosche”. Il lavoro certosino dei carabinieri

In mezzo ci sono atti intimidatori a carico di aziende, che nulla hanno a che fare con il sistema della distribuzione dei farmaci. In mezzo ci sono assunzioni fittizie, truffe, ma anche suicidi. E, solo mettendo insieme tutti i pezzi delle diverse inchieste che oggi hanno portato alla definizione di Farmabusiness, si capisce che gli investigatori hanno fatto un lavoro certosino prolungato negli anni, senza mai mollare la presa, seguendo tracce ben definite. Ecco perché, le parentele scomode di alcuni consiglieri comunali, il continuo coinvolgimento, se pur mai in veste di indagati, in tutte le indagini, di grossi imprenditori della città e della provincia che, ad esempio in questo caso, accettavano forniture di farmaci per le loro catene di distribuzione, a costi più bassi di quelli correnti, dovrebbero far capire che la misura è colma e i conti da pagare non sono solo in capo a chi oggi è stato privato della libertà personale.

Torna prepotente il ruolo dei Gaglianesi e la loro vicinanza alle cosche crotonesi

Torna prepotente il ruolo del clan dei Gaglianesi, storicamente legato agli Arena di Isola Capo Rizzuto, tramite una figura emergente, Pancrazio Opipari, e altre già conosciute alle cronache. Tommaso Aprile, Lorenzo Iiritano (difeso da Antonio Lomonaco e Antonio Ludovico), Maurizio Sabato, alias ‘u cavaleri (difeso dagli avvocati Enzo e Davide De Caro). E con loro tornano le estorsioni, nelle quali alcuni sono coinvolti. E’ lo stesso Domenico Scozzava, tecnico di impiantistica per facciata, a confessare a Pancrazio Opipari di aver effettuato una intimidazione ai danni di un’attività commerciale, con la complicità del già indagato Gennaro Mellea. E se funzionari della pubblica amministrazione a volte fanno bene il loro dovere, negando permessi non dovuti, ci pensa anche un medico a provare ad ammorbidire le colleghe.

E se non fosse stata scritta ancora la parola fine?

Nessuna coincidenza, nessuna casualità, molti nessi nelle 1000 pagine che compongono la richiesta dei Pm e la successiva ordinanza. Un lavoro certosino di ricostruzione che i Carabinieri di Catanzaro e quelli di Crotone, hanno compiuto in questi anni. Qualcuno come il maresciallo Vincenzo Costantino, non c’è più e non può vedere i frutti del suo impegno e delle notti passate lontano da casa e dalla famiglia pur di seguire un traguardo che a volte sarà apparso lontano. Ma se ogni operazione sembra mettere la parola fine a qualcosa, quella successiva fa capire che in fondo si tratta solo di un to be continued…