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Il caffè offerto alle funzionarie Asp che poi diventano “gattini”, i metodi persuasivi con modalità mafiosa di Aprile

L'uomo, arrestato nel 2012, è stato sottoposto a diverse misure. Il suo coinvolgimento dimostra quanto il clan dei gaglianesi sia sempre stato "manovalanza" dei clan del Crotonese

Era il 13 gennaio 2015 quando Pancrazio Opipari e Tommaso Aprile, già all’epoca sorvegliato speciale al quale dieci mesi dopo sarebbe stata confermata una confisca di beni per 500.000 euro in quanto, scrissero i giudici,  legato alla cosca dei gaglianesi, si incontrano in una frequentata area di servizio per discutere delle “modalità persuasive” da mettere in atto, al fine di convincere due funzionarie dell’Asp di Catanzaro a cambiare idea sui permessi da rilasciare per rendere agibile il capannone in cui avrebbe dovuto avere sede il quartier generale di Farmeko.

Domani interogatorio di Aprile assistito da Gregorio Viscomi

Tommaso Aprile, attinto da una misura di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione Farmabusiness, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Catanzaro e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catanzaro,  domani sosterrà l’interrogatorio davanti al Gip, assistito dal suo legale di fiducia Gregorio Viscomi.

Apparentemente nessun interesse diretto di Aprile in Farmaeko e i gaglianesi si confermano manovalanza dei clan crotonesi

In realtà però Tommaso Aprile, come scrivono gli investigatori che lavorano da anni sui vari intrecci tra i clan crotonesi e la delinquenza catanzarese, non aveva un vero interesse nell’affare Farmaeko, se non fosse che della “questione” viene investito da due soggetti organici al clan dei Grande Aracri, Domenico Scozzafava e  Pancrazio Opipari. Clan dei Grande Aracri che a sua volta ha sempre utilizzato  i gaglianesi come manovalanza senza mai dare loro la possibilità di creare “una locale di ‘ndrangheta che dipendesse da loro”. Clan dei gaglianesi , di cui Tommaso Aprile, secondo quanto di lui hanno scritto i giudici nel 2015,  fa parte.

Le modalità persuasive con metodi mafiosi di Aprile 

Le figure di Aprile è ben tratteggiata sia nella richiesta firmata dai sostituti procuratori Paola Sirleo e Domenico Guarascio, controfirmata dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dal Procuratore capo Nicola Gratteri, sia nell’ordinanza firmata dal Gip Giulio De Gregorio. I provvedimenti hanno accolto in toto le risultanze investigative dei carabinieri del comando provinciale di Catanzaro, che attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno potuto verificare che la “modalità mafiosa” posta in atto dall’Aprile lo abbia reso un “un punto di riferimento” per chi ha bisogno di sbrigare questioni che necessitano di incutere nella vittima un atteggiamento di paura.

L’offerta del caffè e le funzionarie Asp che durante il sopralluogo diventano “gattini”

Modalità persuasive che Tommaso Aprile mette in atto quel giorno stesso. Recatosi infatti con lo stesso Opipari nella sede dell’Asp di Catanzaro, incontra una delle due funzionarie e, viene riportato nella richiesta che precede l’ordinanza e nell’ordinanza stessa dell’operazione Farmabusiness, “prende a braccetto la donna invitandola gentilmente a bere un caffè”. Il  giorno dopo il direttore sanitario del consorzio Faramitalia, contattava Domenico Scozzafava, per riportargli l’esito del sopralluogo, aggiungendo che le due funzionarie questa volta, a differenza della prima si erano comportate come “gattini.

I precedenti di Aprile dall’arresto del 2012 alla confisca di beni del 2015

Ma chi è quell’uomo che ha “il potere” di incutere tanta paura e che, solo apparentemente infondo non avrebbe interesse nell’affare Farmaeko, Nel luglio 2012 i Carabinieri della Stazione di Catanzaro Lido arrestano, per estorsione ed usura, Tommaso Aprile. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini avviate  dai militari dell’Arma in seguito alle diverse denunce presentate dalle vittime,  l’uomo prestava soldi  a commercianti e professionisti che versavano in cattive acque, dal punto di vista finanziario e dai quali poi esigeva la restituzione ad un tasso di interesse  che raggiungeva anche il 200 per cento su base annua.

Ad ottobre 2012 beni per 120.000 euro tra auto e appartamenti, furono sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Catanzaro a Tommaso Aprile, che era stato arrestato appunto a luglio di quello stesso anno.

Due anni dopo, ad agosto 2014 l’ufficio misure di prevenzione e il comando provinciale dei carabinieri di Catanzaro  eseguirono ancora un sequestro di beni, a carico dello stesso Aprile, per il valore di circa un milione di euro e nella circostanza il Tribunale 2 sezione penale di Catanzaro aveva irrogato a suo carico la Sorveglianza Speciale per la durata 4 anni. Sorveglianza speciale che nel 2015, data in cui l’episodio contestato nell’ordinanza Farmabusiness, era ancora in atto.

A Novembre 2015 una maxi confisca da circa 500 mila euro in beni fu  messa a segno dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro nei confronti di Tommaso Aprile, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale ritenuto legato alla cosca dei Gaglianesi. I giudici ritennero che Aprile non abbia dimostrato, nel corso delle udienze, di essere «titolare di somme di denaro di provenienza lecita»” in merito ai beni già sottoposti a sequestro, tranne che per un immobile che è stato restituito parzialmente a una coppia estranea ai fatti contestati.

Oggi, 5 anni dopo Tommaso Aprile appare ancora protagonista, ancorchè non principale, di una vicenda dai contorni ancora tutti da definire nello specifico, ma che risulta prosecuzione di tante altre già lette e scritte.