S.Anna Hospital: “Chi reclama dignità dove era negli anni scorsi?”

Lettera firmata da alcuni dipendenti. "i perbenisti dell’ultima ora e della convenienza prima di essere stati vittime sono stati complici"

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Abbiamo visto la trasmissione Titolo V e leggiamo con interesse ironico l’articolo che la contesta. Il caso S. Anna Hospital ha assunto un connotato alquanto strano.
Un lavoratore , firmatario dell’articolo da voi pubblicato, grida al mancato scoop giornalistico, addita un medico in servizio come delatore, parla di strumentalizzazione mediatica. Sono denunce precise fatte da un lavoratore indignato che difende il posto di lavoro.

Allo stesso si aggrega sui social in coro un gruppo di persone che rivendicano la veridicità di quanto scritto nella missiva. Altresì ci sono lavoratori, come noi scriventi, che orbitano nella stessa struttura e che difendono la legittimità di quanto emerso senza sentirsi offesi o addirittura lesi nel loro operato di professionisti comprovati. Qualche domanda però sorge spontanea.

Dove si trovavano questi personaggi quando il precedente management massacrava le persone sentite dalla guardia di finanza? Come mai nessuno è insorto per difendere la verità? Perché tutti quelli che lavorano presso la struttura da almeno un decennio, ma anche i novelli assunti, conoscono la storiella: l’unità in questione era fisicamente presente ma utilizzata per i ricoveri ordinari. E dov’erano allora gli urlatori? I difensori del posto di lavoro, della dignità, perché non si sono ribellati?
La loro dignità di oggi è più importante di quella degli altri colleghi ieri? E le vessazioni agli iscritti al sindacato? I demansionamenti, le contestazioni, i provvedimenti disciplinari: non si sono accorti neanche di questo?
Facile immaginare che faccia comodo vivere una vita parallela fino a quando non ci si sente attentati in prima persona. E allora vogliamo dire a tutti i facinorosi che rivendicano la dignità oggi, avendo calpestato con l’indifferenza quella altrui, di vergognarsi.
Il posto di lavoro, il diritto al lavoro va difeso ma i reati, di qualsiasi natura siano, vanno denunciati non coperti. Permetteteci quindi di ricordare ai perbenisti dell’ultima ora e della convenienza di rammentare che prima di essere stati vittime sono stati complici.
Della verità non detta e delle disgrazie altrui.

Lettera firmata

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