Stefano Ceci: Io, catanzarese d’adozione, una bandiera della città al fianco di Maradona

L'amico e manager del campione: "Ora è andato a riposare, lasciando in eredità le guerre ai familiari"

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    Un’amicizia nata il 20 ottobre del 2000 a Cuba e proseguita per vent’anni vissuti intensamente fianco a fianco. I numeri sono uno specchio della sorte o del destino che per Stefano Ceci, orgogliosamente catanzarese d’adozione, ha riservato l’opportunità di essere una delle persone più vicine a Diego Armando Maradona per un lungo tratto di vita. Sette anni a Dubai trascorsi insieme, da amico e da manager, poi i contatti quotidiani che non mancavano mai. Lui, napoletano trasferito a Catanzaro con tutta la famiglia, che partiva la domenica a mezzanotte col treno, arrivava alle 6 al San Paolo e correva, dopo la partita, a prendere l’ultimo Intercity di notte per tornare in tempo in Calabria e ricominciare a lavoro. Maradona, il mito, diventato all’improvviso uno di famiglia.

    “Diego si è lasciato morire, è sempre stato solo, non voleva più vivere. Era un generoso, un uomo buono, ma poche persone ne hanno conosciuto il lato più umano e intimo”, con queste battute, riprese dalle maggiori testate nazionali, Ceci ha commentato la scomparsa del Pibe de Oro. A Catanzaroinforma ha voluto aprire ulteriormente il cuore:

    “Mi mancherà soprattutto l’amico, per lui ho fatti tanti sacrifici senza interessi, perché l’ho sempre accompagnato, persino anche a letto o a cambiarsi. Con lui ho potuto condividere momenti meravigliosi e incontri unici con i grandi Capi di Stato e personaggi del calibro di Fidel Castro, Lula, Putin, il Principe Ranieri, viaggiando in lungo e largo. La sua vita da dieci anni era diventata un bordello tra figli non riconosciuti e vicende giudiziarie, la fine della relazione con Rocio lo aveva devastato psicologicamente e come immagine. Ora Diego è andato a riposare, lasciando in eredità le guerre a loro”.

    Generico novembre 2020

    Grazie a lui, anche altri professionisti catanzaresi – come l’esperto marketing Carlo Diana e gli avvocati Tigani e Corea – hanno potuto incrociare la propria strada con quella di Maradona. “Il filo conduttore è stato quello della fortuna e del destino”, lo stesso che per poco non ha visto il campione argentino visitare la città.

    “Mi sarebbe piaciuto tanto portarlo qui – spiega – ma ho sempre rispettato e tutelato Diego, non ho mai fatto confusione tra lavoro, amicizia e famiglia. Nessuno tra le centinaia di nipoti e cugini si è mai fatto una foto con lui…Non dovevo dimostrare nulla, se l’avessi portato qui sarebbe stato solo controproducente. Ci fu solo un’occasione, quando parlammo con Gianni Improta all’epoca della festa di promozione del Catanzaro in serie B, ma poi non se ne fece niente. Ma posso dire che, nel mio piccolo, ho avuto l’onore di far conoscere il nome di Catanzaro, di esserne una bandiera al fianco di un campione”.

    Con la volontà di organizzare presto un tributo in onore del suo idolo, Ceci non nasconde l’emozione nell’affermare che il ricordo resterà sempre vivo: “Mia figlia si chiama Maradona ed è nata il 5 luglio, stesso giorno in cui Diego diventò cittadino onorario di Napoli. Il mio cane si chiama Diego. Nessuno potrà mai cancellare il suo nome”.

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