‘Ndrangheta: minacce e falsi testamenti per accaparrarsi terreni, tre arresti (NOMI)

Due persone in carcere e una ai domiciliari a Roccabernarda. Sequestrati beni per un milione di euro. Otto complessivamente gli indagati nell'indagine condotta dai carabinieri della sezione di Pg e e coordinate dalla Procura distrettuale antimafia

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    Mentre la ‘ndrangheta 2.0 si afferma nei centri di potere economico, politico e finanziario, domina il narcotraffico e moltiplica i suoi profitti attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, molte parti del territorio calabrese continuano ad essere tenuti sotto la cappa asfissiante di una ‘ndrangheta rurale, che con le estorsioni e i taglieggiamenti punta non solo a mantenere il controllo del territorio, ma ad appropriarsene materialmente attraverso l’acquisizione illegale dei terreni.

    capitastrum

    Tre persone sono state arrestate questa mattina a Roccabernarda (Crotone) dai carabinieri del nucleo di Polizia Giudiziaria della Procura di Catanzaro con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, oltre che di danneggiamento, invasione di terreni, trasferimento fraudolento di valori e reati di falso.

    Con l’operazione nome in codice “Capitastrum” i militari al comando del maggiore Gerardo Lardieri hanno notificato una misura di custodia cautelare in carcere emessa dal gip distrettuale Antonio Battaglia a carico del 53enne Antonio Santo Bagnato e del 33enne Giuseppe Bagnato, già finiti in carcere nell’ambito dell’operazione Trigarium, mentre la 39enne Stefania Aprigliano è stata sottoposta agli arresti domiciliari.

    L’operazione, nella quale figurano complessivamente 8 indagati, ha consentito di porre sotto sequestro beni immobili per oltre 1 milione di euro, soprattutto terreni agricoli tra cui uliveti e agrumeti.

    Secondo le accuse formulate dalla Procura, gli indagati avrebbero costretto con minacce e condotte violente le loro vittime a cedere una serie di terreni ad un prezzo nettamente inferiore al valore di mercato o a non opporsi all’occupazione illecita da parte dei Bagnato. Ma in molti casi, per appropriarsi dei terreni, oltre al tradizionale metodo delle intimidazioni, i Bagnato, attraverso la collaborazione di professionisti, avrebbero fatto redigere dei testamenti contraffatti e atti di donazione di terreni acquisiti con false dichiarazioni di usucapione. Sono 24 gli episodi di appropriazione illecita di terreni riscontrati dai carabinieri, tra il 2005 e il 2017, che la Procura ha riportato in altrettanti capi di imputazione.

    Le indagini, coordinate dal procuratore Nicola Gratteri e dirette dai sostituti Paolo Sirleo, Domenico Guarascio e Pasquale Mandolfino, sono state avviate a seguito dell’operazione Trigarium condotta dai carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro e dalla Dda nel luglio 2018. Dall’inchiesta era infatti emerso il cospicuo patrimonio immobiliare di Antonio Santo Bagnato, considerato al vertice della cosca di Roccabernarda, e della moglie Stefania Aprigliano, ben 78 immobili accumulati a partire dal 2013, a fronte di un reddito familiare molto basso. Gli approfondimenti condotti dai carabinieri della pg, che si sono avvalsi di intercettazioni, acquisizioni di documenti e le testimonianze degli originari proprietari dei terreni, oltre che delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Iaquinta, hanno consentito di portare alla luce il sistema con cui Bagnato, con la complicità della moglie e di altri indagati, sarebbe riuscito ad accaparrarsi un cospicuo patrimonio immobiliare, tentando di porre in essere gli accorgimenti utili ad evitare la possibile applicazione di misure di prevenzione.

    Gli altri indagati sono l’80enne Giuseppe Bagnato, il 38enne Domenico Colao, il 38enne Domenico Iaquinta, la 63enne Domenica Le Rose, il 36enne Michele Marrazzo, tutti di Roccabernarda.

    Gli accaparramenti di terreni

    In un episodio ricostruito dagli inquirenti Giuseppe Bagnato, Stefania Aprigliano e Michele Marrazzo si sarebbero presentati presso il proprietario di alcuni terreni, invitandolo a presentarsi al cospetto di Antonio Santo Bagnato, facendo leva sulla sua notoria caratura criminale, e con minacce di morte e percosse lo costringevano a sottoscrivere una serie di scritture private per cedere le proprietà ai coniugi Bagnato per una somma di 8mila euro rispetto al valore di mercato di oltre 30mila euro.

    In un altro caso Bagnato costringeva con le minacce i proprietari a non ostacolare l’appropriazione illecita dei terreni, che poi passavano nella sua proprietà grazie ad un falso testamento. 

    In un’altra occasione i Bagnato, dopo avere occupato illecitamente dei terreni apponendo una recinzione e facendovi pascolare il bestiame, e dopo che il proprietario aveva sporto denuncia, avebbero danneggiato 103 piante di ulivo di proprietà della vittima al fine di intimidirla.

    Più in generale gli elementi raccolti nel corso delle indagini hanno consentito di documentare il modus operandi utilizzato dai componenti della cosca per raggiungere l’impossessamento dei terreni e quindi l’intestazione degli stessi, che prevedeva dapprima degli approcci anche violenti ed intimidatori con i proprietari e, successivamente, sfruttando la collaborazione di professionisti, l’effettuazione dei passaggi burocratici mediante falsi testamenti o false dichiarazioni di usucapione contenute in atti di donazione. Le indagini hanno fatto emergere, sulla base delle dichiarazioni delle vittime ascoltate dai carabinieri, molti episodi estorsivi portati a termine dalla cosca al fine di appropriarsi illecitamente dei terreni agricoli.

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